La corsa al riarmo ha effetti sulla società italiana e sugli altri Stati membri dell'Unione europea. Il piano "ReArm Europe", proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, prevede lo stanziamento di almeno 800 miliardi per la corsa agli armamenti e deroghe speciali al Patto di Stabilità per tutti i membri dell'Ue.
Si tratta di un passo avanti significativo per la costruzione di ciò a cui l'Europa ha sempre ambito: un esercito europeo. L'intento è condiviso da quasi tutti i partiti, ma anche tra i sostenitori dell'idea di un corpo militare comune agli Stati membri dell'Ue emergono perplessità.
Basti pensare alle recenti dichiarazioni del fondatore di Italia Viva, Matteo Renzi, che ha espresso forti preoccupazioni per il piano che von der Leyen intende attuare.
Quanto potrebbe costare all'Italia il ReArm Europe e un'eventuale riforma che porti a un esercito europeo? Attualmente, l'Ue spende il 2% del suo PIL in spese militari e, insieme alla Gran Bretagna, ha investito circa 457 miliardi nel 2024. Una cifra molto alta, non troppo distante da quella della Russia, direttamente coinvolta nel conflitto con Kiev.
Il ReArm Europe è un progetto della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e prevede un maggiore investimento nella difesa dell'Unione europea, soprattutto a seguito degli sviluppi nei rapporti tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky.
La prospettiva di un minore coinvolgimento della Nato in Europa e la crescente minaccia russa dopo l'invasione dell'Ucraina di tre anni fa hanno accresciuto le preoccupazioni di Bruxelles per il futuro dell'Ue. Il ReArm Europe prevede un investimento di circa 800 miliardi in quattro anni, con un costo per l'Italia stimato intorno agli 88 miliardi per il prossimo triennio.
Roma dovrà investire 7 miliardi nel 2025, 17 miliardi nel 2026, 27 miliardi nel 2027 e infine 37 miliardi nel 2028. Si tratta di cifre molto elevate, che tuttavia rappresentano "l'ipotesi minima": l'Italia potrebbe arrivare a investire fino a 120 miliardi totali in difesa, con inevitabili ripercussioni sul disavanzo pubblico.
Il piano esposto da von der Leyen rappresenta solo un piccolo passo avanti verso la creazione di un esercito europeo. L'istituzione di un corpo di difesa per i 27 Stati membri richiede la considerazione di molteplici fattori, che vanno oltre il ReArm Europe: il contributo per il piano potrebbe agevolare i costi, ma occorre anche tener conto della costruzione di infrastrutture e dell'acquisto di ulteriori armamenti.
La creazione di un esercito comunitario comporterebbe spese annue inevitabili per tutti gli Stati membri, rallentando potenzialmente una riforma europea sulla difesa comune. Ad oggi non è possibile effettuare una stima precisa dei costi, che potrebbero comunque aggirarsi attorno ai 20 miliardi per Stato membro all'anno. Una situazione non troppo dissimile da quella attuale, in cui Ue e Gran Bretagna hanno già speso oltre 400 miliardi.
Le spese ingenti potrebbero essere destinate ad altre priorità per l'Unione europea e i suoi Stati membri. Questa è l'opinione di chi si oppone al piano della presidente della Commissione europea. Parte del fronte progressista si prepara a protestare contro le misure in discussione: in prima linea ci sono Avs e il M5s.
Non mancano poi scetticismi e critiche. Se da un lato non sorprende la posizione di Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, dall'altro appare più inaspettato il giudizio di Matteo Renzi, che ha definito il piano "fuffa" pur ribadendo la sua adesione all'ideale europeo. Il 15 marzo si terrà una manifestazione per celebrare l'Ue, alla quale gran parte del centrosinistra non parteciperà, mentre il 5 aprile è prevista una mobilitazione contro la guerra, annunciata dal leader del M5s, Giuseppe Conte.