08 Mar, 2025 - 16:10

Pamela Mastropietro, incontro in carcere tra la madre e l'assassino: "Solo lui può darle giustizia"

Pamela Mastropietro, incontro in carcere tra la madre e l'assassino: "Solo lui può darle giustizia"

"Sono uscita da lì con il sorriso, avevo addosso una luce diversa". Queste le parole che Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, ha affidato a Tag24 dopo l'incontro che ieri, 7 marzo 2025, l'ha vista protagonista insieme all'assassino di sua figlia, Innocent Oseghale, nel carcere di Ferrara, dove il 36enne sta scontando una condanna definitiva all'ergastolo. 

L'incontro in carcere tra la madre di Pamela Mastropietro e il suo assassino

L'incontro, fortemente voluto da Verni, è durato circa quattro ore. "Gli avvocati di Oseghale non c'erano", ha spiegato la donna a Tag24, "c'erano però i mediatori, che ringrazio per aver gestito tutto in maniera impeccabile, eccellente. Così come ringrazio la direttrice del carcere e la polizia penitenziaria".

"All'inizio ha prevalso la rabbia: quando l'ho visto, avrei voluto sbranarlo. Poi però mi sono detta 'a cosa servirebbe?' La violenza non si combatte con la violenza, l'unica arma che potevo usare è l'amore che provo per mia figlia e per me stessa", ha proseguito.

"Eravamo seduti fianco a fianco e gli ho aperto il cuore. Mi è servito e spero che sia servito anche a lui. Spero di essere riuscita ad arrivare al suo cuore, in qualche maniera, già anche solo presentandomi com'era mia figlia quando l'ha vista per l'ultima volta".

I capelli scuri, legati in una coda e con la frangia, come li portava Pamela il giorno dell'omicidio. Addosso, una maglietta con le foto del cadavere di sua figlia, ridotto in pezzi da Oseghale durante l'occultamento. 

Alessandra Verni: "Oseghale faccia i nomi dei suoi complici"

"È stato un incontro forte", ha dichiarato ancora Verni. "Oseghale ha perso tutto: la dignità, la libertà, l'anima, i figli. Mi ha chiesto scusa, perdono. Non so se sia veramente pentito. Se lo fosse, come ho detto a lui, dovrebbe denunciare chi era con lui in quella casa, dare risposte", ha aggiunto.

"Paradossalmente, è l'unico che può davvero dare giustizia a Pamela. Facendo i nomi dei suoi complici, si libererebbe, almeno in parte, del peso che porta dentro. All'inizio li fece, poi ritrattò tutto e da allora non ha mai cambiato versione. Secondo me ha imparato bene il copione", ha affermato la donna.

"Avevo chiesto un incontro e l'ho avuto, mi basta. Non ce ne saranno altri. Aspetto che sia Oseghale a fare un passo in avanti, se davvero è pentito. Altrimenti, continueremo le nostre vite: lui in carcere, io con le mie battaglie per la verità e la giustizia per Pamela".

L'omicidio della 18enne a Macerata, sette anni fa

Pamela fu uccisa a 18 anni. Era il 30 gennaio 2018. Il giorno precedente, aveva lasciato la comunità a doppia diagnosi a cui, tramite il Sert, era stata affidata, a Corridonia, portando con sé due valigie: al loro interno sarebbe stato ritrovato il suo corpo.

Secondo la ricostruzione processuale, dopo averla incontrata ai giardini di via Diaz, a Macerata, Oseghale, approfittando delle sue condizioni di fragilità psico-fisica, la attirò con una scusa in un appartamento di via Spalato, la violentò e poi la uccise, smembrandone il cadavere.

Di recente, la Cassazione ha respinto il ricorso straordinario presentato dai suoi legali, Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, contro l'accusa di violenza sessuale, confermando la condanna già emessa nei confronti del 36enne, che ora dovrà scontare l'ergastolo

La madre della vittima non si arrende: secondo lei, molte cose restano ancora da chiarire. Oltre alla questione dei complici, quella delle eventuali responsabilità della struttura di cui Pamela era ospite, mai veramente accertate. 

"Sono contenta di aver visto Oseghale, soddisfatta", ha detto a Tag24, "e lo consiglio a tutti: bisogna incontrare chi ci ha fatto del male. Non con rabbia o odio. L'odio va trasformato in amore. È difficile, ma aiuta". Forse, è anche l'unico modo per cambiare davvero le cose. 

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Sara D'Aversa
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