Archiviate le dichiarazioni di ieri sul Manifesto di Ventotene alla Camera dei deputati, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata a Bruxelles, dove oggi, 20 marzo 2025, e domani è in corso il Consiglio europeo. Tanti i temi sul tavolo da discutere con urgenza: tra tutti, il ReArm Europe e la guerra in Ucraina.
Quale sarà il ruolo di Meloni nel corso di questo Consiglio? Come sempre, la premier sarà l'ago della bilancia tra Washington e Bruxelles, cercando di fare da intermediaria tra la Casa Bianca e l’Europarlamento, che ad oggi sembrano più distanti che mai. Non si esclude che possa essere discusso anche il piano di riarmo, al quale il partito di Meloni – assieme a Forza Italia – ha dato parere favorevole nella votazione a Strasburgo di una settimana fa.
Spazio anche all'immigrazione clandestina, trattata ampiamente nel pre-vertice dai leader europei. Nei prossimi mesi potrebbe arrivare un regolamento, come proposto dalla Commissione, per facilitare il rimpatrio dei migranti. Tante le sfide che il Consiglio si promette di affrontare e sulle quali l'Italia potrebbe avere un'importante influenza.
Meloni è cautamente ottimista sui recenti sviluppi tra USA e Russia, a differenza di altri Paesi, e si inserisce nella lista delle proposte per la modifica del ReArm Europe. Non sarebbe la prima volta che viene suggerito un cambio al piano di Ursula von der Leyen: la scorsa settimana, poco prima del voto, era stato proposto di ribattezzare il "ReArm" come "Defense" per valorizzare l'aspetto di investimento sulla difesa comune europea.
Questa volta Palazzo Chigi ha ribadito la necessità di porre l’accento sulla partecipazione del capitale privato, per esempio attraverso il modello InvestEU, e su strumenti considerati comuni a tutti gli effetti, che non pesino direttamente sul debito degli Stati membri dell'Unione. Dunque, qualcosa che va ben oltre il semplice cambio di nome. La necessità è chiara: il piano finanziario deve cambiare.
Oltre alla guerra in Ucraina e alla difesa comune, attenzione anche ai settori che hanno risentito maggiormente della crisi che attraversa diverse industrie europee. Su tutti, il settore dell'automotive, che, dopo i tagli nei singoli Paesi, rischia di affrontare nuove difficoltà anche a causa dei dazi minacciati dal presidente degli USA Donald Trump negli scorsi mesi.
Le mire protezioniste del tycoon potrebbero essere moderate anche grazie all'intermediazione di Giorgia Meloni, che vanta un buon rapporto con l'inquilino della Casa Bianca. I capi di Stato e di governo affronteranno anche il tema dell'industrializzazione e le sfide legate agli obiettivi di sostenibilità imposti dalla Commissione negli ultimi anni. L'UE punta a trovare risorse proprie per sostenere i capitali di spesa.
Non può mancare, nel pre-vertice, un lungo dibattito sulla coesione che l'Unione Europea dovrà garantire nei prossimi anni nella gestione dell'immigrazione clandestina. Molti Stati hanno chiesto maggiore cooperazione su questo tema e un aiuto da parte di Bruxelles, non solo nell'accoglienza, ma anche nei rimpatri.
Ruolo centrale per Giorgia Meloni nel pre-vertice, che ha co-presieduto. Presenti tutti i Paesi che di recente hanno affrontato difficoltà nella gestione dei flussi migratori: Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Grecia, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria.
Al tema tiene molto anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che ha già presentato una proposta per facilitare i rimpatri, includendo potenziali hub nei Paesi terzi. Il possibile regolamento era già stato discusso la scorsa settimana, poco prima del voto sul ReArm Europe. Quelli che seguiranno saranno giorni decisivi per la strategia a lungo termine dell'UE, non solo per le decisioni inerenti alla difesa.