Violante Guidotti Bentivoglio, moglie del leader politico Carlo Calenda, ha affrontato una battaglia contro due gravi malattie che hanno segnato profondamente la sua vita. La sua storia è un esempio di coraggio e determinazione di fronte alle avversità, e il suo percorso ha ispirato molte persone a prestare maggiore attenzione alla prevenzione e alla lotta contro il cancro.
Nel 2017, Violante Guidotti Bentivoglio ha ricevuto una diagnosi che ha cambiato radicalmente la sua vita. Durante un ricovero d'urgenza al Policlinico Gemelli di Roma, le è stata diagnosticata una leucemia. La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, tanto che la stessa Guidotti Bentivoglio ha ammesso di non aver inizialmente recepito la gravità della situazione.
Tuttavia, le sorprese non erano finite. Durante gli accertamenti per la leucemia, i medici hanno scoperto che Violante era affetta anche da un tumore al seno. Questa doppia diagnosi ha segnato l'inizio di un lungo e difficile percorso di cure per la moglie di Carlo Calenda.
Il trattamento è iniziato immediatamente con un ciclo di chemioterapia per combattere la leucemia. Una volta concluso questo primo ciclo con successo, Guidotti Bentivoglio si è sottoposta a un intervento chirurgico per rimuovere il tumore al seno, seguito da un ciclo di radioterapia.
Nonostante i primi trattamenti avessero dato risultati positivi, la battaglia di Violante non era ancora conclusa. Dopo circa due anni dalla diagnosi iniziale, la leucemia è tornata a manifestarsi. Questa recidiva ha reso necessario un approccio terapeutico più aggressivo, poiché le cure precedenti non erano più sufficienti.
La soluzione individuata dai medici è stata un trapianto di midollo osseo. Inizialmente, si è cercato un donatore compatibile all'interno della famiglia di Violante, ma purtroppo suo fratello non raggiungeva il livello necessario di compatibilità per garantire il successo del trapianto.
Fortunatamente, grazie al registro dei donatori di midollo osseo, è stato possibile trovare in tempi relativamente brevi un donatore compatibile al 100%. Il donatore, come ha raccontato la stessa Guidotti Bentivoglio, era un giovane di soli 20 anni. Questo gesto altruistico ha letteralmente salvato la vita di Violante, permettendole di superare la recidiva della leucemia.
La malattia di Violante Guidotti Bentivoglio ha avuto un impatto significativo non solo su di lei, ma anche sulla sua famiglia. Come ha raccontato in un'intervista, "la malattia è come se ti sprofondasse in un buco nero, e la famiglia è la carrucola che ti cala un gancio per tirarti su".
Carlo Calenda, suo marito, e la madre di Violante sono stati fondamentali nel sostenerla durante questo difficile periodo, aiutandola a mantenere un atteggiamento positivo e a non lasciarsi abbattere. La Guidotti Bentivoglio ha sottolineato come la malattia non colpisca solo il paziente, ma coinvolga l'intera famiglia: "Lui e la mia famiglia si erano ammalati con me".
L'esperienza di Violante Guidotti Bentivoglio l'ha portata a diventare una forte sostenitrice dell'importanza della prevenzione, soprattutto per quanto riguarda il tumore al seno. Ha più volte sottolineato come "scoprire la patologia in fase precoce fa la differenza".
Sebbene per la leucemia non sia possibile fare una vera e propria prevenzione, Violante ha ammesso che forse il suo percorso sarebbe stato meno tormentato se non avesse trascurato alcuni segnali iniziali. Questa consapevolezza l'ha spinta a condividere la sua storia e a incoraggiare altre donne a prestare attenzione ai segnali del proprio corpo e a sottoporsi regolarmente a controlli.
Dopo aver superato le sue battaglie contro il cancro, Violante Guidotti Bentivoglio ha deciso di impegnarsi attivamente nella lotta contro i tumori, in particolare quelli al seno. Attualmente ricopre il ruolo di direttore generale della Komen Italia, un'associazione di volontariato che si occupa di prevenzione in campo oncologico.
In questa veste, Violante si dedica a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della prevenzione e della ricerca nel campo dei tumori al seno. La sua esperienza personale le permette di comprendere appieno le sfide che le pazienti oncologiche devono affrontare, e di offrire un supporto basato non solo sulla competenza professionale, ma anche sull'empatia e la comprensione.