Il caso di Laura Grillo è stato al centro della puntata di “Incidente Probatorio. Cronache d’estate”, condotta da Beatrice Maria Merolla sul canale 122. La giovane comandante dei Carabinieri forestali di Siena è stata trovata morta il 16 luglio 2025 nella caserma di Radda in Chianti, in provincia di Siena. Aveva ventotto anni ed era originaria di Gravina in Puglia. L’ipotesi più accreditata dagli inquirenti è che si sia tolta la vita con la pistola d’ordinanza, rinvenuta accanto al corpo. Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime ore della sottufficiale e sarà l’autopsia a chiarire con precisione le cause della morte. La Procura di Siena ha aperto un fascicolo e disposto l’esame autoptico, ma al momento restano aperti diversi interrogativi sulle ragioni che possono aver spinto una giovane donna, nel pieno di una carriera brillante, a un gesto così estremo.
In studio e in collegamento con la conduttrice sono intervenuti il presidente nazionale dell’Osservatorio violenze e suicidi Stefano Callipo, l’avvocata civilista Elisa Brunelli, il criminologo Gianni Spoletti e la dottoressa Cinzia Mammoliti, criminologa e consulente giuridica. Tutti hanno offerto una riflessione sul dramma che ha coinvolto la giovane marescialla, ma anche su un tema più ampio e delicato: quello del suicidio nelle forze dell’ordine, fenomeno che continua a registrare numeri preoccupanti e che spesso resta avvolto nel silenzio.
Callipo ha parlato di “morte silenziosa”, espressione che ben descrive la natura di un gesto che difficilmente lascia spazio a spiegazioni immediate. Ha ricordato che nelle forze armate e nelle forze di polizia si contano oltre duecento suicidi ogni cinque anni, un dato che dovrebbe spingere a interrogarsi sulle cause di questo fenomeno. Secondo Callipo, il malessere può nascere sia da fattori legati al lavoro, sia da vicende personali o da dinamiche interne all’Arma che, in soggetti già fragili, finiscono per diventare l’innesco di un gesto definitivo. Alcuni militari lanciano segnali di sofferenza, altri invece no, e all’interno delle forze armate il silenzio e la difficoltà a esternare un disagio psicologico sono ancora più forti che altrove.
Anche l’avvocata Brunelli ha espresso sconcerto per il silenzio che circonda la vicenda di Laura Grillo. Ha osservato che gli appartenenti all’Arma superano rigorosi test di selezione all’ingresso, ma questo non basta a garantire la tenuta psicologica lungo tutto il percorso professionale. Ha quindi posto un interrogativo: esistono figure di accompagnamento e di supporto che seguano i militari nelle tappe più delicate della loro carriera? Perché, ha sottolineato, il disagio può nascere da situazioni di stress lavorativo, ma anche da problemi personali o sentimentali. Nel caso specifico, ha ribadito che non ci sono ancora elementi per comprendere pienamente ciò che è accaduto, ma che non si può ignorare l’importanza di un sistema di sostegno psicologico stabile e continuativo.
La conduttrice ha richiamato l’attenzione sul ruolo dei giovani ufficiali, che spesso si trovano a rivestire incarichi di grande responsabilità senza essere adeguatamente accompagnati. Questo, secondo lei, può tradursi in un pericoloso vortice di pressioni e isolamento. In questa direzione si è mossa anche l’analisi della dottoressa Mammoliti, che ha ricordato come Laura Grillo avesse perso la madre a causa di una grave malattia, evento che può aver inciso profondamente sulla sua vita emotiva. La criminologa ha sottolineato che vicende familiari dolorose, sommate alle responsabilità di un ruolo importante, possono diventare fattori scatenanti di una crisi personale difficile da affrontare da soli.
Il criminologo Gianni Spoletti, forte della sua lunga esperienza come poliziotto, ha portato una testimonianza diretta. In venticinque anni di servizio ha assistito a sei suicidi e questo lo ha convinto della necessità di introdurre un obbligo di supporto psicologico per tutte le forze dell’ordine. A suo giudizio, in Italia manca una legge che preveda punti di appoggio psicologico costanti e strutturati per chi indossa una divisa. Le persone, ha spiegato, attraversano fasi di vita differenti, e non è possibile pensare che il superamento di un test all’ingresso possa garantire per sempre stabilità e resistenza. La prevenzione, ha insistito, deve passare attraverso un accompagnamento psicologico regolare, che non sia percepito come stigma, ma come diritto.
Callipo ha concordato con questa linea, sottolineando che i fattori di rischio sono molteplici e che già esistono alcune proposte in materia di prevenzione. Ciò nonostante ha aggiunto che l’arma da fuoco, strumento di lavoro quotidiano per militari e poliziotti, rappresenta al tempo stesso una via di fuga immediata nei momenti di disperazione. Ritirare la pistola a chi mostra segni di sofferenza può sembrare una misura di tutela, ma rischia di generare un effetto domino, perché l’allontanamento dal lavoro può tradursi in un ulteriore trauma. Non basta quindi una norma specifica: serve una struttura nuova, pensata per garantire monitoraggi, sostegno e percorsi personalizzati.
La dottoressa Mammoliti ha ricordato che la depressione non sempre si manifesta con segnali evidenti. Spesso cova in silenzio e proprio per questo diventa difficile da riconoscere e condividere. In Italia, inoltre, pesa ancora molto lo stigma legato al disagio mentale: ammettere di avere bisogno di aiuto è visto come segno di debolezza, soprattutto in contesti come quello militare. Per questo, secondo lei, occorre costruire una rete di punti di riferimento diversificati, in grado di garantire anonimato e conforto: medici, psicologi, sindacati. Laura Grillo, ha aggiunto, aveva raggiunto un traguardo importante diventando comandante, ma proprio questo può aver esposto la giovane a dinamiche difficili, come forme di mobbing, gelosie o pressioni, che avrebbero potuto incidere pesantemente sul suo equilibrio interiore.
Infine l’avvocata Brunelli ha riportato l’attenzione sul fatto che chi indossa una divisa resta comunque una persona, con fragilità e bisogni. Le forze dell’ordine non possono essere considerate entità impersonali, impermeabili al dolore o allo stress. Non basta selezionare gli aspiranti con attenzione all’ingresso, occorre un monitoraggio continuo durante tutta la carriera, soprattutto quando i ruoli ricoperti comportano grandi responsabilità. Nel caso di Laura Grillo, una donna di appena ventotto anni chiamata a guidare un nucleo operativo, un supporto psicologico e umano sarebbe stato non solo utile, ma forse determinante per prevenire il gesto estremo.