La pensione integrativa sta, mano a mano, prendendo sempre più piede nella vita e nel futuro pensionistico degli italiani.
Tuttavia, la strada è ancora in salita: sono ancora abbastanza pochi i lavoratori iscritti a qualche forma di pensione integrativa.
Potrebbe essere interessante capire quanto, effettivamente, converrebbe versare nei Fondi pensione per poter accedere alla pensione anticipata: continua a leggere per saperne di più!
Pensione anticipata e previdenza completamente sembrano essere un binomio male assortito, ma in verità possono stringersi tranquillamente la mano.
Pensiamo, ad esempio, alla pensione anticipata contributiva. Si tratta di una forma introdotta nel 2012 che permette ai lavoratori di uscire dal lavoro a 64 anni.
Cosa c’entrano i fondi pensione? Con l’introduzione della Legge di Bilancio 2025, è stata introdotta una importante novità: i contributi versati nei fondi pensione complementari vengono inclusi nel calcolo dell’importo minimo necessario per accedere al pensionamento.
Questa integrazione amplia le possibilità di accumulo del capitale pensionistico, rappresentando un significativo vantaggio soprattutto per coloro che, con i soli versamenti all’Inps, faticherebbero a raggiungere la soglia richiesta per andare in pensione.
Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) è un elemento importante per chi vuole andare in pensione prima del previsto.
I lavoratori dipendenti possono scegliere di destinarlo a un fondo pensione, una soluzione utile soprattutto per chi ha avuto carriere irregolari o con periodi di lavoro non continui.
Investendolo in fondi più dinamici, come quelli azionari, si possono ottenere rendimenti maggiori che aiutano a raggiungere la pensione anticipata, abbassando l’età per smettere di lavorare.
Se sia il TFR maturando sia quello già accumulato vengono versati nel fondo pensione, i lavoratori più giovani potrebbero andare in pensione anticipata anche con un numero minore di contributi versati.
Questo è un vantaggio importante per chi ha carriere spesso discontinue o precarie e fatica a raggiungere i requisiti pensionistici tradizionali. Insomma, un tratto caratteristico della contemporaneità.
Le donne spesso si trovano in una posizione svantaggiata nel sistema pensionistico a causa delle interruzioni di carriera legate alla maternità e al persistere del divario salariale, che si traduce in un montante contributivo più basso rispetto agli uomini.
Per questo, la Legge di Bilancio 2025 ha introdotto misure specifiche: le lavoratrici con figli possono accedere alla pensione anticipata contributiva con requisiti più favorevoli e una soglia minima di pensione più bassa rispetto agli altri lavoratori.
Anche le lavoratrici autonome, che non hanno diritto al TFR, possono usufruire di contributi mensili ridotti per accedere alla pensione anticipata, soprattutto se scelgono di investire nei fondi pensione, rendendo così la previdenza complementare più accessibile.
La soluzione più semplice resta comunque quella riservata ai lavoratori dipendenti, che possono alimentare il fondo pensione attraverso l’accantonamento del TFR.
Integrando al TFR anche contributi volontari, l’importo mensile varia molto in base all’età e al profilo di rischio.
Facciamo l’esempio di un trentenne che con rischio medio potrebbe versare circa 40 euro al mese, mentre un quarantacinquenne con profilo equilibrato dovrebbe contribuire tra 90 e 120 euro. Per un cinquantenne più prudente, la cifra può superare i 600 euro.
Le lavoratrici madri beneficiano di soglie più basse: una trentenne autonoma può versare 15-20 euro, una quarantenne 100-130 euro, e una cinquantenne 180-200 euro al mese.
In generale, più si inizia presto e con un profilo adeguato, meno sarà l’impegno mensile per assicurarsi una pensione anticipata o integrativa. Quelle menzionate non sono nient’altro che cifre puramente indicative.