L’Europa costruisce un’architettura militare per mantenere una pace che ancora non esiste e, nel farlo, rischia di renderla ancora più lontana.
Il vertice dei “volenterosi” di Parigi si è concluso con un importante passo avanti negli accordi per il sostegno a Kiev, grazie al sì degli Stati Uniti al pacchetto approntato dalla coalizione dopo il vertice di Berlino dello scorso dicembre.
Un pacchetto per la gestione di un eventuale ‘cessate il fuoco’ che prevede anche l’invio di una forza multinazionale in Ucraina per vigilare sugli accordi di pace eventuali.
Una misura “boots on grounds” caldeggiata da Francia e Gran Bretagna, ma che invece continua a trovare la ferma opposizione del governo italiano. Giorgia Meloni, martedì 6 gennaio, è volata a Parigi per ribadire la posizione dell’Italia sull’invio di soldati sui teatri di guerra.
Si tratta, tuttavia, di un accordo che non ha conseguenze immediate e che potrebbe non essere attuato ancora per molto tempo, dal momento che si basa su presupposti incerti: il cessate il fuoco e la fine della guerra tra russi e ucraini.
Una pace che, paradossalmente, questo accordo potrebbe allontanare ulteriormente alla luce del netto no di Mosca ad accettare la presenza di truppe dei paesi Nato su suolo Ucraino.
E’ arrivato il via libera definitivo del governo americano che ha assicurato il proprio intervento in difesa dell’Ucraina nel caso di violazione da parte della Russia di eventuali accordi di pace.
Si è convenuto anche che le garanzie di sicurezza siano "ispirate all’articolo 5 dell’Alleanza atlantica, come da tempo suggerito dall’Italia", come evidenziato nella serata di ieri da Palazzo Chigi.
Tutti i leader hanno convenuto sull’importanza e “la necessità di mantenere alta la pressione collettiva sulla Russia”.
Si sono, infine, gettate le fondamenta della “forza multilaterale” chiamata a vigilare sulla pace ma anche per sostenere l’Ucraina in caso di nuovo attacco.
Misure che in Italia dovranno essere approvate comunque dal Parlamento prima del ‘sì’ definitivo.
Il vertice della Coalizione dei Volenterosi a Parigi ha rappresentato, in conclusione, un passo fondamentale per la creazione della forza multinazionale che sarà attiva in Ucraina dopo la fine della guerra con la Russia.
Un accordo che guarda molto avanti, ad una fase di ‘cessate il fuoco’ che, paradossalmente, questo stesso accordo potrebbe allontanare.
La Russia ha, infatti, chiarito in tutti i modi possibile che non è disposta ad accettare in nessun caso la presenza – seppur ipotetica – di truppe Nato in Ucraina.
L’accordo siglato ieri ribadisce questa possibilità allargando le distanze con il governo di Mosca. La conferenza di Parigi, infine, arriva in un momento in cui le trattative di pace tra Washington, Mosca e Kiev sembrano aver subito una battuta d’arresto e quanto deciso dai leader UE non rappresenta certamente un segnale di distensione.
Sull’esclusione dell’impiego di “truppe italiane sul terreno" ucraino, il governo non arretra e Meloni è volata a Parigi per ribadirlo.
La forza multinazionale per l’Ucraina dovrebbe essere composta da militari provenienti dai 27 stati della coalizione, ma solo su base volontaria.
Una postilla su cui l’Italia ha battuto molto e che lascia la porta aperta al governo in caso dovesse cambiare idea. Per il momento, tuttavia, la linea resta la stessa:
"Nel confermare il sostegno dell’Italia alla sicurezza dell’Ucraina, in coerenza con quanto sempre fatto la presidente Meloni ha ribadito alcuni punti fermi della posizione del governo italiano sul tema delle garanzie, in particolare l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno".
Scrive il governo in una nota diramata nella serata di ieri da Palazzo Chigi che evidenzia il carattere volontario della partecipazione.
"La volontarietà della partecipazione delle Nazioni della Coalizione alla Forza multinazionale e il rispetto delle procedure costituzionali per le decisioni a sostegno dell’Ucraina in caso di futuro attacco, richiamati nella dichiarazione adottata, riflettono principi più volte ribaditi dall’Italia".
In base a quanto riportato nel documento firmato all’Eliseo, la “Forza Multinazionale per l'Ucraina", composta dai contributi delle nazioni volenterose nell'ambito della Coalizione, sarà attivata "rigorosamente su richiesta dell'Ucraina una volta avvenuta una credibile cessazione delle ostilità.”
La Forza sarà a guida europea, con il coinvolgimento anche di membri non europei della Coalizione e il supporto proposto dagli Usa. L’Italia, come abbiamo visto, non invierà ‘truppe sul terreno’, mentre sicuramento lo faranno Francia e Regno Unito.
"Diverse migliaia" di soldati francesi potrebbero essere dispiegati per mantenere la pace in Ucraina, ha detto Macron parlando con la tv pubblica 'France 2'.
Il presidente francese si esprime sull'invio di "diverse migliaia di uomini nell’ambito delle nostre operazioni esterne", il giorno "dopo la pace". "Non si tratta di forze impegnate nel combattimento", bensì di "una forza di rassicurazione", aggiunge.
Gli fa eco Starmer.
La Germania non ha ancora rotto gli indugi, ma la possibilità che si unisca a Francia e Gran Bretagna è alta.
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