L'inizio del 2026 è stato segnato da uno degli eventi più drammatici degli ultimi anni: l'incendio al locale Le Constellation in Svizzera. Con un bilancio di 40 vittime, la sicurezza nei locali pubblici è tornata al centro del dibattito europeo. Tuttavia, parallelamente alle indagini tecniche su flashover e materiali infiammabili, è emersa una polemica mediatica virulenta riguardante l'uso degli smartphone durante la strage.
I principali quotidiani e i telegiornali hanno dato ampio risalto ai filmati pubblicati sui social network. Ma perché i media si focalizzano così tanto su questo aspetto?
● Algoritmi e Clickbait: I video amatoriali generano un engagement altissimo. La "notizia visiva" è più facilmente indicizzabile e condivisibile, garantendo traffico immediato.
● Gap Generazionale: Focalizzarsi sul fatto che i "ragazzi stavano facendo video" permette di costruire una narrativa di critica sociale, spesso puntando il dito contro la presunta mancanza di empatia della Generazione Alpha e della Gen Z.
● Esonero di Responsabilità: Spostare l'attenzione sul comportamento delle vittime può talvolta, inconsciamente, distogliere lo sguardo dalle gravi carenze strutturali e dai mancati controlli di sicurezza.
Esistono spiegazioni scientifiche che vanno oltre la semplice "ricerca di like". Gli esperti di psicologia digitale spiegano questo fenomeno attraverso tre concetti chiave:
● Dissociazione Digitale (Effetto Viewfinder)
Guardare il pericolo attraverso lo schermo crea un distacco cognitivo. Il cervello percepisce l'evento come "mediato", riducendo il senso di urgenza immediata. È una forma di difesa psicologica che trasforma la realtà in una sorta di film, rallentando l'istinto di fuga.
● Riflesso Condizionato e Normalizzazione
Nel 2026, lo smartphone è un'estensione del corpo. In una situazione di shock, il cervello può reagire attivando comportamenti automatici. Per molti giovani, "documentare" è l'unico modo conosciuto per processare un evento straordinario.
● Funzione di Scatola Nera
In molti casi, filmare è un atto disperato di testimonianza. In un'epoca di post-verità, i ragazzi sentono la necessità di produrre una prova inconfutabile di ciò che sta accadendo, quasi come se il video fosse l'unica traccia della loro esistenza in quel momento critico.
Mentre il dibattito pubblico si divide tra chi condanna l'uso del telefono e chi lo giustifica, la priorità del 2026 resta la prevenzione delle stragi. Puntare il dito contro chi filma non deve diventare un modo per ignorare le responsabilità di chi doveva garantire la sicurezza in quella tragica notte svizzera.
A cura di Chiara Ena
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