Nel giro di quattro giorni sono stati identificati, arrestati e rilasciati. Tutto torna com'era. I picchiatori rossi di Torino sono già tutti a casa.
E questo, il direttore di Libero Mario Sechi proprio non riesce a digerirlo.
Certo, c'è di mezzo anche il clima politico infuocato, l'avvicinarsi del referendum sulla giustizia. E chi vuole la riforma, come Sechi, calca la mano contro la magistratura.
Però quanto accaduto in queste ore lascia quantomeno perplessi.
Se siamo tutti d'accordo che quanto successo sabato in coda al corteo pro Askatasuna è gravissimo, è accettabile che la magistratura con una sorta di colpo di spugna abbia vanificato il lavoro delle forze dell'ordine?
Una domanda a cui Sechi risponde con un secco no.
Mario Sechi, questa mattina, all'indomani della decisione del Tribunale di Torino di liberare tutti gli arrestati per i gravissimi disordini di sabato al corteo pro Askatasuna, è una furia:
Per il direttore, lo Stato fa la figura di quel tizio con la mano destra che non sa cosa fa la sinistra. O fa addirittura il suo contrario.
Tutto, come in questa metafora, torna candido. Tutto si avvia a essere dimenticato all'insegna di chi ha avuto ha avuto e di chi è stato è stato.
Per Mario Sechi, sui fatti di Torino, c'è stato un vero e proprio tradimento all'interno dello Stato: la giustizia non ha fatto la sua parte dopo che le forze dell'ordine hanno catturato alcuni tra i manifestanti violenti di Askatasuna:
Per Sechi, in ogni caso, si intreccia la cavillosità della giustizia italiana con le questioni politiche:
Ma tant'è:
avverte Sechi.
Per il direttore di Libero, a salire sul banco degli imputati politici è la sinistra che ha coperto fin dal primo momento i violenti della manifestazione pro Askatasuna.
Ora, anziché fare fronte comune e votare unanimamente una risoluzione per la sicurezza nelle città italiane, cerca di portare acqua al suo mulino elettorale facendo l'occhiolino ai violenti. Per questo, Sechi conclude così, evocando il festival di Sanremo:
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