06 Feb, 2026 - 11:12

Decreto Sicurezza, Travaglio attacca Mattarella: "Non doveva firmarlo, siamo in una pagliacciocrazia"

Decreto Sicurezza, Travaglio attacca Mattarella: "Non doveva firmarlo, siamo in una pagliacciocrazia"

Marco Travaglio si schiera contro il decreto Sicurezza appena varato dal governo Meloni.

Il fermo preventivo in occasione delle manifestazioni come quella di sabato a Torino, il daspo dai cortei (a chi ha precedenti può essere negata la piazza), le aggravanti per le violenze contro insegnanti e personale ospedaliero, lo scudo penale che non fa iscrivere automaticamente nel registro degli indagati chi agisce per giusta causa, meno vincoli per costruire i nuovi centri per i migranti, le multe anche per i genitori dei maranza che vanno in giro armati di coltelli: tutti questi provvedimenti, per il direttore del Fatto, costituiscono una "baggianata". Anche per colpa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 

Travaglio contro Mattarella per il decreto Sicurezza: "Siamo in una pagliacciocrazia"

Secondo Marco Travaglio, la firma di Sergio Mattarella che ha dato l'ok al nuovo decreto Sicurezza ha certificato che l'Italia si è trasformata in una "pagliacciocrazia".

Il perché è presto detto: anche il Capo dello Stato, interpretando a suo modo i poteri che gli dà la Costituzione, ha contribuito a creare una norma "che ricorda gli stati di polizia persino a La Russa".

Non al Presidente, in ogni caso, "che riceve in processione gli emissari del governo per mercanteggiare pezzi di norme da togliere o da aggiungere e poi dà il via libera alla boiata".

Beh, di sicuro, essendo contro a prescindere, Travaglio avrà modo di menzionare anche quella inerente il Ponte sullo Stretto di Messina.

E comunque: altro che moral suasion! Questa pratica è del tutto sconosciuta alla nostra Carta fondamentale che non assegna alcun potere al capo dello Stato di intervenire su leggi e decreti mentre vengono scritti.

Ma questo, in effetti, se ci si ferma a un'interpretazione letterale della Costituzione: da anni ("Fino a Scalfaro", per lo stesso Travaglio), è prassi consolidata che anche il Quirinale faccia pervenire in anticipo il suo pensiero su ciò che si sta normando per agevolare una collaborazione istituzionale costruttiva. Ma tant'è, secondo il direttore del Fatto:

virgolette
Il Presidente, come osservavano i costituzionalisti quando criticare il Quirinale non era ancora lesa maestà, diventa coautore della norma e, al momento di firmarla o di respingerla, non può che avallare un testo che ha collaborato a scrivere

scrive Travaglio, ricordando, tra l'altro, gli anni, per lui "infausti", di Giorgio Napolitano al Colle. 

Il decreto Sicurezza giudicato una baggianata

Sta di fatto che per Marco Travaglio il nuovo decreto Sicurezza è una baggianata "a mezzadria fra "Vogliamo i colonnelli" e un film di Mel Brooks".

Ma perché?

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Gli agenti avranno licenza di sparare senza rischiare di essere indagati e, perché non si dica che vengono discriminati gli altri cittadini, si regala lo scudo anche a loro: così si spareranno a vicenda raccontandosi che devono difendersi gli uni dagli altri...

Il direttore del Fatto, poi, si scaglia anche contro il "fermo preventivo":

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È il fermo di uno che non ha fatto nulla, ma il poliziotto-medium prevede che farà qualcosa, si chiamerà accompagnamento in ufficio (questura o caserma) e potrà essere subito annullato dal pm. Proprio come il fermo di indiziato già previsto dal Codice di procedura penale per chi si pensa abbia fatto qualcosa...

Mentre quello di chi non ha fatto nulla, avverte Travaglio, "non esiste in nessuna democrazia (neppure negli Usa di Trump":

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Solo nelle autocrazie. Ma l'Italia sfugge a entrambe le categorie: ormai siamo una pagliacciocrazia

 

 

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