I due terzi degli italiani temono di perdere la libertà di manifestare: è questo il risultato dell’ultimo sondaggio condotto da LaPolis – Università di Urbino e illustrato oggi sulle pagine del Corriere della Sera da Ilvo Diamanti.
Un risultato interessante, che merita una riflessione, soprattutto perché si riferisce a una rilevazione effettuata a dicembre, ben prima degli scontri delle ultime settimane, da Askatasuna a Torino fino alle manifestazioni anti-Olimpiadi a Milano dei giorni scorsi. Ancora prima, inoltre, delle violente proteste che hanno attraversato gli Stati Uniti, a Minneapolis, con gli scontri tra cittadini e forze dell’ICE in seguito all’uccisione di Renée Good e Alex Pretti da parte dell’agenzia federale incaricata del contrasto all’immigrazione.
La presenza di questi timori, dunque, già prima che il tema della sicurezza delle piazze entrasse al centro dello scontro politico, evidenzia l’esistenza di un malessere diffuso, da indagare e comprendere.
I dati mostrano infatti come le preoccupazioni siano trasversali agli schieramenti politici, interessando anche gli elettori di centrodestra e di destra, che oggi hanno la possibilità di vedersi rappresentati nelle politiche del Governo e nel modo in cui questo affronta la tutela della libertà di parola e di manifestazione.
Inoltre, come emerge dal sondaggio, i timori coinvolgono soprattutto persone che, almeno una volta nell’ultimo anno, hanno partecipato a proteste, sit-in, manifestazioni politiche o a mobilitazioni a sostegno della Palestina.
Ma vediamo i dati nel dettaglio. Secondo il sondaggio LaPolis, il 61% degli italiani dichiara di essere abbastanza (31%) o molto preoccupato (35%) per una possibile perdita della libertà di pensiero e di parola. Una percentuale ancora più alta, pari al 62%, teme anche una limitazione della libertà di manifestare.
Un elemento significativo emerge osservando l’autocollocazione politica di chi si dice abbastanza o molto preoccupato per queste eventualità. I livelli di allarme risultano più elevati tra gli elettori di sinistra: l’82% si dichiara preoccupato per la libertà di pensiero e di manifestazione. Valori analoghi si registrano anche tra gli elettori di centrosinistra, dove il 76% teme per la libertà di parola e il 73% per quella di manifestare.
Anche nell’area di centro queste preoccupazioni sono diffuse: oltre la metà degli elettori esprime timori, con il 59% che segnala il rischio per la libertà di pensiero e il 58% per la libertà di protesta.
Nel campo politico del centrodestra, i timori legati a un possibile restringimento delle libertà sono meno diffusi, ma restano comunque rilevanti. Il 46% di chi si autocolloca nel centrodestra esprime preoccupazione per la libertà di pensiero e di parola, mentre il 49% teme limitazioni alla libertà di manifestazione. Tra coloro che si definiscono di destra, queste percentuali risultano ancora più alte: il 56% è preoccupato per la libertà di parola e il 48% per la libertà di protesta.
Esiste poi una quota del campione che non si riconosce né nella destra né nella sinistra, dichiarandosi estranea agli schieramenti politici tradizionali. In questo gruppo i timori risultano particolarmente diffusi, avvicinandosi ai livelli registrati tra gli elettori di sinistra: il 73% esprime preoccupazione per la libertà di parola e il 62% per la possibilità di manifestare.
I dati raccolti dimostrano che i timori sono si trasversalmente percepiti, al di là delle posizioni politiche tra destra e sinistra, ma anche influenzati dalla effettiva propensione alla partecipazione politica e sociale.
Tra il 62% degli intervistati che dichiara di essere preoccupato per la libertà di parola e di manifestazione, una larga maggioranza ha partecipato ad almeno una iniziativa pubblica nell’ultimo anno. Il 68% ha preso parte ad almeno una manifestazione politica, il 77% a proteste pubbliche e il 78% a manifestazioni di piazza come flash mob, sit-in o cortei.
Ancora più significativa è la partecipazione alle manifestazioni a sostegno della Palestina: l’81% di questo gruppo vi ha aderito. Si tratta delle mobilitazioni che, più di altre, hanno catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica nello scorso autunno e sulle quali si sono registrate le maggiori fratture politiche.
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