Avanti con la riforma dei poteri per Roma Capitale: dopo una fase di stallo, il Consiglio dei ministri ha trovato un'intesa per sbloccare l'iter del disegno di legge costituzionale per conferire maggiori poteri e risorse alla Capitale. Il disegno di legge mira a modificare l'articolo 114 della Costituzione sulla struttura della Repubblica, elevando Roma ad ente autonomo dello Stato e conferendogli "poteri e risorse adeguati alla sua realtà demografica, economica e sociale".
Una riforma da più parti invocata come necessaria e già attuata in Europa. Basti pensare a Berlino, Bruxelles, Londra, Madrid e Parigi, che dispongono di assetti speciali in grado di garantire una maggiore governabilità e migliori prestazioni in settori chiave, dallo sviluppo economico alla gestione dei trasporti.
L’inadeguatezza dell’attuale assetto amministrativo è riconosciuta trasversalmente dalle forze politiche di entrambi gli schieramenti. Roma deve affrontare sfide complesse, legate innanzitutto alla sua estensione territoriale (1.287 km²) e alla popolazione residente (2,7 milioni, che salgono a 4,3 considerando l’area metropolitana). Il suo territorio, da solo, è più vasto di quello delle otto più grandi città italiane messe insieme; l’estensione delle strade eguaglia la somma di quelle di Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna e Firenze.
A questo si aggiunge, come se non bastasse, il ruolo istituzionale della Capitale. Oltre a essere sede delle istituzioni centrali, Roma ospita la Città del Vaticano e le rappresentanze diplomatiche di numerosi Paesi. Basti ricordare l’esemplare sfida organizzativa rappresentata dai funerali di Papa Francesco, a cui hanno partecipato 160 delegazioni ufficiali da tutto il mondo: un evento che non solo ha richiesto una pianificazione logistica senza precedenti, ma ha messo in evidenza l’entità e la complessità delle responsabilità che una Capitale come Roma è chiamata a gestire.
Come riporta Il Messaggero, il Consiglio dei ministri avrebbe trovato una sintesi rispetto alle istanze avanzate dalla Lega, che con un emendamento aveva chiesto la possibilità di concedere funzioni aggiuntive a tutti i comuni capoluogo di città metropolitane, e non solo a Roma.
L’accordo sarebbe stato trovato sulla possibilità di garantire ai Comuni capoluogo maggiori poteri amministrativi, ma non legislativi: una concessione che consentirebbe più margini di azione senza eccedere nelle attribuzioni.
L’emendamento sarà presentato in commissione Affari istituzionali già mercoledì, dove il provvedimento per la riforma di Roma Capitale è all’ordine del giorno.
L’obiettivo è arrivare al via libera della Camera dei deputati entro l’estate. Lo spazio politico c’è: la riforma gode del sostegno bipartisan di centrodestra e centrosinistra. Giorgia Meloni ne ha sempre fatto un cavallo di battaglia, così come il Partito democratico. Lo stesso sindaco Roberto Gualtieri ha più volte sottolineato la necessità di una riforma che consenta a Roma di gestire risorse e funzioni adeguate alla sua complessità organizzativa.
L’iter per la riforma prevede sia l’approvazione del disegno di legge costituzionale per modificare l’articolo 114 della Costituzione. Con la modifica, Roma sarà inserita tra gli enti autonomi che compongono la Repubblica e le verrà attribuita potestà legislativa nelle seguenti materie: trasporto pubblico locale; polizia amministrativa locale; governo del territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa di Roma Capitale.
La riforma, di rango costituzionale, richiede due votazioni in ciascuna Camera, con eventuale referendum confermativo se non si raggiunge la maggioranza qualificata.
Sul tema è anche al lavoro un cabinato di regia, che dovrà scrivere la legge ordinaria per stabilire nel dettaglio le nuove attribuzioni di potere, definendo le competenze che passeranno dalla Regione Lazio alla città e la compensazione finanziaria necessaria a garantire la sostenibilità del bilancio regionale. Un passaggio, come ha sottolineato il sindaco Roberto Gualtieri, altrettanto delicato, che dovrà procedere parallelamente alla riforma costituzionale.
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