09 Feb, 2026 - 16:32

"Eurosuicidio", l'allarme di Gabriele Guzzi: come si fa a salvare l'Italia?

"Eurosuicidio", l'allarme di Gabriele Guzzi: come si fa a salvare l'Italia?

Gabriele Guzzi ha mandato alle stampe "Eurosuicidio", un libro edito da Fazi Editore con prefazione di Lucio Caracciolo e con un sottotitolo che già dice molto: "Come l'Unione Europea ha soffocato l'Italia e come possiamo salvarci".

Alla presentazione romana del libro, l'autore ha concesso un'intervista a Tag24.it nella quale spiega i motivi di questo suo lavoro.

Gabriele Guzzi contro l'Europa: "Bisogna salvare l'Italia"

Gabriele Guzzi ha solo 33 anni ma già un ricco curriculum alle spalle: economista e filosofo, ha lavorato come consulente economico a Palazzo Chigi (è stato tra le menti che hanno partorito il Superbonus ai tempi del Conte II) e presso il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Questo, dopo la laurea con lode in Economia politica alla Luiss e alla Bocconi.

Ora, è dottore di ricerca presso l’Università Roma Tre ed è professore a contratto in Economia dell’integrazione europea e Storia economica all’Università di Cassino.

Inoltre, è presidente del movimento culturale giovanile "l’Indispensabile" e collabora con testate quali Il Fatto Quotidiano, Limes, La Fionda e Radio Rai. 

"Eurosuicidio" è un libro che sta facendo molto discutere per le tesi anti-mainstream che propone al lettore. Ma l'Italia come fa a salvarsi?

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Prima di tutto, parlando di questo tema, cioè dell'Unione Europea e dell'euro come le cause istituzionali più rilevanti del declino economico, politico, culturale e democratico dell'Italia e, ora, di tutt'Europa

Per Guzzi, finora, si è trattato di una sorta di tabù.

Che cos'è l'eurosuicidio

Ma cosa intende il professor Guzzi per "eurosuicidio"? In pratica il riferimento è a un pantano che impedisce al nostro Paese di crescere.

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L'impoverimento anche culturale e politico, da questo punto di vista, è davvero preoccupante

La riprova è che - come ha avuto modo di sottolineare Guzzi stesso - anche lo stesso governo Meloni, che pure all'inizio si era dichiarata anti-Ue, non critica mai l'Europa...

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Eppure, Giorgia Meloni è al governo perché è stata all'opposizione del governo Draghi e per anni aveva criticato l'Unione lottando anche affinché si uscisse dall'euro. Se, in pochi mesi, cambi drasticamente posizione, pur prendendo in considerazione i compromessi inevitabili in politica, nessuno si aspetta dei garibaldini al governo, è chiaro che tradisci il mandato politico e culturale che ti avevano affidato gli elettori...

Il consenso di cui gode Giorgia Meloni a tre anni e mezzo dal suo insediamento a Palazzo Chigi, però, è ancora alto. Guzzi lo spiega così:

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Perché l'opposizione, sul tema Europa, è anche peggio di lei. Non mette mai in discussione l'Unione Europea. Il risultato è che purtroppo viviamo in un sistema dell'alternanza senza vere alternative

Guzzi, sempre a proposito di "Eurosuicidio", riflette sul fatto che tutti e due gli schieramenti politici, tranne poche eccezioni, la pensano allo stesso modo non solo sull'Europa, ma anche sulla guerra:

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Sull'Ucraina, l'Unione Europea sta ragionando sull'opportunità di emettere il ventesimo pacchetto di sanzioni ai danni della Russia, ma in maniera ipocrita visto che contro Israele non ne ha voluto nemmeno uno. Questo segna il compimento del suicidio dell'Europa

Per Guzzi, quest'ultimo è iniziato con Maastricht con la scelta di unire l'Europa con la moneta unica e si è concluso a Kiev:

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Abbiamo scelto la guerra che ha distrutto il modello produttivo, energetico, industriale dei Paesi che erano più avanzati, come la Germania, l'Italia e la Francia. E a questo si è arrivati seguendo delle linee geopolitiche contrarie ai nostri interessi

Stando al professore di Roma Tre e Cassino, "per questo dovremmo ragionare sull'impoverimento antropologico delle nostre classi dirigenti, sulla loro carenza di sguardo critico, lucido, dialettico sulla storia".

Come salvarci (aspettando il 2029)

Ora, quindi, cosa bisogna fare per salvarci? Per Gabriele Guzzi, occorrerebbe una rivoluzione culturale "che rovesci questo sistema e crei i presupposti di una nuova politica".

Per il professore, bisogna tenere d'occhio in modo particolare una data: il 2029. 

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Tra tre anni, infatti, in Italia, si vota per il Presidente della Repubblica e in Europa si vota e si va a creare la nuova commissione europea. Su questi fronti  bisogna tenere d'occhio Mario Draghi. È un uomo dalle grandi ambizioni. Ma se capiamo chi sono i responsabili del declino che da trent'anni ci investe, lui è uno di questi. Negli anni Novanta era direttore del Mef, ha fatto le privatizzazioni, è stato Governatore di Banca d'Italia, quindi Governatore della Bce e presidente del Consiglio. Ha ricoperto quasi tutte le cariche politiche apicali del continente. Non penso che sia la persona giusta per dare un nuovo inizio al nostro Paese...

Ma chi può garantire un nuovo inizio all'Italia e al resto dell'Europa?

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Ad oggi, io non credo che esistano soggetti politici in grado di garantirlo. Quello che possiamo fare è creare dei presupposti affinché possano esserci. Io, nel libro, parlo, facendo il verso a quella Erasmus, della generazione Maastricht, cioè dei giovani che sono finiti vittime di questo processo di integrazione europea. Ora, è tempo di ridestarli e aggregarli

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