Il ‘NO’ al referendum sulla giustizia per la prima volta sorpassa il ‘Sì’ nei sondaggi. E’ il dato più rilevante emerso dall’ultimo sondaggio realizzato da Youtrend per Sky TG24 sulle indicazioni di voto degli italiani rispetto al referendum costituzionale in programma il 22 e il 23 marzo.
In uno scenario di bassa affluenza - che tuttavia non inficia la validità del risultato finale non essendo previsto il raggiungimento di un quorum minimo di votanti - il NO alla riforma della giustizia supererebbe di poco il 51%, mentre il voto favorevole si fermerebbe appena sotto il 49%.
Uno scarto minimo, ma politicamente molto significativo perché segnala un’inversione di rotta, un cambio negli equilibri rispetto alle precedenti rilevazioni, dove il sì era sempre stato in vantaggio.
I valori cambiano, tuttavia, in uno scenario di maggiore affluenza, in cui a vincere sarebbe il Sì seppur con uno scarto minimo. La partita è dunque apertissima e in questo senso la partecipazione al voto diventa determinante per l’esito finale.
Ecco, allora, nel dettaglio cosa è emerso dall’ultimo sondaggio di Youtrend sulle intenzioni di voto degli italiani per il referendum di marzo sulla giustizia.
Il sondaggio di Youtrend fotografa due scenari distinti, costruiti sulla base dei diversi livelli di affluenza. Nel caso di alta partecipazione, stimata al 58,5% includendo chi dichiara che voterebbe sicuramente o probabilmente, il Sì risulterebbe leggermente avanti con il 52,6%, mentre il No si fermerebbe al 47,4%. Un margine ristretto ma sufficiente a consegnare la vittoria ai favorevoli alla riforma.
???? #Sondaggio Youtrend per @SkyTG24: #referendum, il Sì è in testa al 52,6% nello scenario con affluenza alta (58,5%, includendo chi voterebbe sicuramente o probabilmente) e il No è avanti al 51,1% in quello con affluenza bassa (46,5%, considerando solo chi voterebbe sicuramente) pic.twitter.com/JmtYdnqZ85
— Youtrend (@you_trend) February 11, 2026
Lo scenario cambia però in modo speculare se si considera un’affluenza più bassa, pari al 46,5%, calcolata includendo solo chi afferma che andrebbe a votare con certezza. In questo caso il No salirebbe al 51,1%, superando il Sì che si attesterebbe al 48,9%. Il ribaltamento dimostra quanto il risultato sia appeso alla mobilitazione dell’elettorato.
Un altro dato politicamente rilevante, che è strettamente collegato all’affluenza e come questa potrebbe modificare gli equilibri e gli esiti della consultazione, riguarda la netta polarizzazione degli schieramenti. Il 90% degli elettori di centrodestra intervistati ha dichiarato che voterebbe Sì in entrambi gli scenari. Sul fronte opposto, invece solo il 85% degli intervistati di centrosinistra si è schierato per il NO.
A fare la differenza è però l’area intermedia: elettori di altri partiti, indecisi e astenuti. In questo segmento prevale il Sì, ma con percentuali di incertezza e propensione all’astensione molto più elevate. È qui che si gioca la vera partita.
Se questi elettori verranno mobilitati, lo scenario ad alta affluenza potrebbe favorire il Sì; in caso contrario, con una partecipazione più contenuta, il No avrebbe maggiori probabilità di prevalere.
Le rilevazioni precedenti avevano mostrato un quadro leggermente diverso, con il Sì generalmente avanti, seppur di poco. Il vantaggio era anche in quei casi da attribuire soprattutto alla compattezza del centrodestra e a una maggiore propensione al voto dichiarata dai suoi elettori.
Il No, pur sostenuto in modo netto dal campo largo, appariva penalizzato da una partecipazione potenzialmente più bassa.
Il nuovo sondaggio introduce un elemento di novità: per la prima volta il No viene stimato in testa, anche se solo nello scenario di affluenza ridotta.
In conclusione, la sfida del referendum sulla riforma della giustizia si conferma apertissima. Una sfida in cui più che le dichiarazioni di voto attuali, sarà decisiva la partecipazione. Se l’affluenza si avvicinerà al 60%, il Sì sembra avere un leggero vantaggio. Se invece si fermerà sotto il 50%, il No potrebbe spuntarla.
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