Oggi, il ministro degli Esteri nonché vicepremier Antonio Tajani ha informato la Camera dei Deputati sulla partecipazione dell'Italia al Board of Peace per Gaza, l'organismo internazionale promosso dal presidente Donald Trump per la ricostruzione della Striscia.
Con l'intervento in aula, Tajani ha difeso la scelta del Governo Meloni di presenziare come osservatore alla riunione del 19 febbraio a Washington, malgrado vincoli costituzionali impediscano un'adesione piena del nostro Paese all'organizzazione.
Ma tant'è: il ministro ha fatto presente che non ci sono alternative credibili al piano di pace di Trump, ratificato dall'Italia a novembre 2025.
Tajani ha esordito affermando che il piano di pace americano rappresenta "l'unica alternativa credibile e praticabile" per stabilizzare Gaza.
Esso comprende tappe per la de-radicalizzazione dell'area finora in mano ai terroristi di Hamas, gli aiuti umanitari e le riforme che devono interessare l'Autorità Palestinese di Ramallah.
Tajani, quindi, ha elencato i principi sottostanti questo piano che sono stati condivisi dal nostro governo: demilitarizzazione di Hamas, ripresa economica e prospettiva di uno Stato palestinese.
Per questo, l'Italia parteciperà come osservatore per "rispettare l'articolo 11 della Costituzione", che ripudia la guerra e impedisce all'Italia di aderire a organizzazioni internazionali se non in pari dignità con gli altri Stati.
Per Tajani, si tratta di una posizione "equilibrata" condivisa dalla Commissione europea.
Il ministro, poi, ha risposto a pìmuso duro a chi come Riccardo Magi di Più Europa aveva insinuato che l'Italia avesse "scodinzolato" verso Trump o Blair, precisando:
Tajani, infine, ha ricordato il ruolo italiano per giungere al cessate il fuoco, al rilascio degli ostaggi e al via libera per gli aiuti, con la presenza nel Centro coordinamento civile-militare (con 3 diplomatici e 8 militari).
L'obiettivo. ora, resta quello dei "due Stati in pace e sicurezza", senza annessioni israeliane in Cisgiordania.
Per questo, Tajani ha avvertito:
Le opposizioni hanno attaccato duramente Tajani e il governo, definendo la nostra partecipazione al Board come un atto di "colonialismo" e "un'umiliazione storica".
Pd e M5S hanno accusato il governo di appiattirsi su Trump, scavalcando l'Onu e il diritto internazionale, con il Pd che ha parlato di "disegno di distruzione" e i 5 Stelle di "cinismo indecente" per agevolare il business economico.
I dem e pentastellati, inoltre, hanno contestato l'assenza di Meloni in Aula e hanno chiesto alternative multilaterali al piano di Trump, tanto più dopo le violenze in Cisgiordania.
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