“Se vogliono mandarmi a casa tra un anno ci sono saranno le elezioni”.
Giorgia Meloni non si lascia trascinare nella trappola del centrosinistra e rispedisce al mittente i tentativi di trasformare il referendum costituzionale sulla giustizia in un voto sul governo.
In un’intervista rilasciata a Sky Tg24 la presidente del Consiglio italiana ha chiarito che un’eventuale sconfitta del Sì non avrebbe ripercussioni sul governo e a rilanciato la palla nel campo avversario sfidandoli a ‘mandarla a casa’ alle elezioni politiche del 2027.
Da giorni nel mirino delle opposizioni per gli attacchi social alla magistratura dopo le sentenze di Roma e Palermo sul tema dell’immigrazione, Giorgia Meloni è intervenuta anche sull’invito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad abbassare i toni dello scontro tra governo e magistratura.
Ecco cosa ha detto la premier italiana nella lunga intervista di ieri sera.
La consultazione sulla giustizia del 22 e 23 marzo non sarà un referendum sul governo e come tale non avrà ripercussioni sulla sua durata. Giorgia Meloni è intervenuta – questa volta in prima persona – per ribadire un concetto più volte espresso dalla sua maggioranza negli ultimi giorni: in caso di sconfitta del Sì, il governo non ‘va a casa’.
La presidente del Consiglio risponde con una sfida ai tentativi sempre più insistenti del centrosinistra di politicizzare il voto di marzo.
Ha detto la presidente del Consiglio che poi ha aggiunto:
Meloni ha poi ribadito l’obiettivo e l’importanza del voto di marzo:
ha chiarito Meloni.
Le dichiarazioni della premier hanno suscitato la replica delle opposizioni soprattutto il riferimento ai tentativi di trascinare la campagna referendaria in una “sorta di lotta nel fango”.
Meloni ha evidenziato che la riforma punta a garantire una giustizia più giusta e indipendente.
Parole a cui ha replicato la deputata M5S Vittoria Baldino:
Ha attaccato la deputata pentastellata.
Rispondendo ad una domanda sull’invito del Capo dello Stato ad abbassare i toni dello scontro politico, Meloni ha sottolineato soprattutto il passaggio relativo alla Csm.
Ha detto Meloni.
Nel suo discorso del 18 febbraio alla seduta del Csm, il presidente Mattarella aveva sottolineato il "ruolo di rilievo costituzionale" del CSM e la necessità di "rispetto che occorre nutrire e manifestare, particolarmente da parte delle altre istituzioni".
Aveva esortato al "rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell'interesse della Repubblica", in un contesto di polemiche sul referendum sulla giustizia.
Ma anche ammesso che il CSM "non è esente da difetti, lacune ed errori", ma ha esteso le critiche possibili a tutte le istituzioni.
Sulle parole di Mattarella si è soffermato anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, protagonista nei giorni scorsi di un acceso botta e risposta con i magistrati Nicola Gratteri e Nino Di Matteo.
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