02 Mar, 2026 - 11:36

Il piromane travestito da pompiere: anatomia di un guerrafondaio che voleva il Nobel

Il piromane travestito da pompiere: anatomia di un guerrafondaio che voleva il Nobel

È la mattina del 28 febbraio 2026 e il cielo sopra Teheran è oscurato da dense colonne di fumo nero. Una massiccia operazione militare "preventiva", condotta congiuntamente da Israele che dice di essere d’accordo con gli Stati Uniti, in pieno giorno, sta martellando la capitale iraniana con missili e droni. Gli ordigni colpiscono il centro della città, nell'area di via Jomhouri e nelle immediate vicinanze degli uffici della Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei. Le sirene antiaeree suonano in tutto il Medio Oriente, gli spazi aerei vengono chiusi e si dichiara lo stato di emergenza, gettando la regione sull'orlo di un conflitto devastante. Solo poche ore prima, Donald Trump aveva preannunciato di avere "una grande decisione da prendere". Le “guerre preventive” per l’Occidente sono gli attacchi unilaterali degli amici che fanno comodo. Se l’attacco preventivo invece viene da avversari geopolitici allora si chiama invasione.

Lui, Trump, è lo stesso uomo che pretende spasmodicamente di essere chiamato il "Presidente della Pace", colui che si vanta di aver salvato milioni di vite. Ma le bombe su Teheran non sono un incidente di percorso: sono la prova inattaccabile che il concetto di pace di Trump è una cinica truffa semantica, usata per mascherare un'aggressione imperialista senza precedenti.

L'ossessione per il Nobel e la bugia delle "otto guerre"

Per mesi, il mondo ha assistito alla disperata e vanitosa campagna dell'amministrazione del presidente americano per ottenere il Premio Nobel per la Pace del 2025. Incapace di accettare la sconfitta, l'entourage presidenziale ha reagito con rabbia, accusando il comitato di essere politicizzato e affetto da "Trump Derangement Syndrome".

Per giustificare le sue pretese, durante il discorso sullo Stato dell'Unione del febbraio 2026, Trump ha avuto l'audacia di dichiarare di aver posto fine a ben "otto guerre" nel suo primo anno di mandato. Gli analisti indipendenti hanno immediatamente smontato la menzogna: molti dei conflitti citati, come le tensioni tra Egitto ed Etiopia, non erano guerre attive, mentre in altre regioni le presunte paci sono state solo dichiarazioni vuote su conflitti già consumatisi. L'inclusione di una finta tregua tra Israele e Iran in questa lista risulta oggi grottesca: dopo uno scontro durato 12 giorni nel giugno 2025, che ha provocato migliaia di vittime , Trump aveva rivendicato la pace, salvo poi orchestrare il bombardamento congiunto di sabato.

I numeri dell'escalation: un'egemonia di sangue

I dati fattuali riducono in cenere la retorica isolazionista e pacifista. Nel solo primo anno del suo secondo mandato (2025-2026), Donald Trump ha innescato una mostruosa escalation militare. Secondo i dati forniti dall'Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED), l'amministrazione ha condotto oltre 600 raid aerei e attacchi con droni su suolo straniero in soli dodici mesi, superando abbondantemente i 494 attacchi totali ordinati da Joe Biden in quattro interi anni di presidenza. Almeno Biden non ebbe l’indecenza di volere essere uomo di pace. Almeno questo.

I bombardieri americani hanno colpito indiscriminatamente almeno sette nazioni, allargando i fronti in Siria, Iraq, Somalia, Nigeria, Venezuela e Yemen. In Yemen, l'utilizzo di costosissimi missili da crociera e bombe penetranti ha causato oltre 500 morti in pochissime settimane, bruciando un miliardo di dollari di fondi statali in un mese. In Venezuela, l'assedio si è trasformato in guerra aperta, con un blitz militare che ha portato ai bombardamenti e alla cattura fisica del presidente Nicolás Maduro. Questi non sono atti di un pacifista riluttante, ma l'esercizio di una "pace attraverso la forza" che si traduce unicamente nell'uso indiscriminato della violenza.

La guerra nell'ombra e i civili invisibili

Se le operazioni militari sono deflagranti, l'infrastruttura legale che le copre è ancor più subdola. Un leader che costruisce la pace non ha bisogno di nascondere le proprie azioni. Trump, al contrario, ha agito chirurgicamente per revocare les regole di trasparenza istituite in precedenza, firmando un ordine esecutivo che solleva agenzie come la CIA dall'obbligo di rendicontare pubblicamente il numero dei civili innocenti uccisi nei raid con i droni al di fuori delle zone di guerra. Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato come questa mossa serva solo a ricacciare la guerra letale americana nell'oscurità, eliminando ogni responsabilità e rendendo il sangue dei civili invisibile all'opinione pubblica. Nascondere i cadaveri sotto il segreto di Stato, del resto, è la negazione assoluta del valore della Pace.

La finta pace a Gaza e la privatizzazione del mondo

Infine, il capolavoro del cinismo trumpiano si materializza a Gaza. La narrazione di una pace ritrovata in Medio Oriente nasconde una realtà fatta di occupazione militare del 53% del territorio palestinese, denutrizione e aiuti bloccati. Il piano reale, orchestrato da Jared Kushner, è la famigerata "Gaza Riviera": un progetto speculativo e corporativo che prevede la deportazione della popolazione civile palestinese in Egitto e Giordania per ricostruire la Striscia come un hub immobiliare di lusso fronte mare, calpestando il diritto internazionale e mascherando una pulizia etnica con il linguaggio degli affari.

Per imporre questo modello al mondo, Trump ha annunciato la creazione del "Board of Peace", un organismo concepito per esautorare, aggirare e infine rimpiazzare le Nazioni Unite. Presieduto a vita dallo stesso Trump, questo consesso vende l'accesso ai suoi seggi permanenti per un miliardo di dollari a nazione, attirando governi autoritari e trasformando la diplomazia globale in un'oligarchia plutocratica dove la "pace" è un appalto da assegnare al miglior offerente. Nel documento fondativo del Board, la parola "Gaza" non viene nemmeno menzionata.

Che c’entra Trump con la pace? Nulla. Anzi, l’amministrazione Trump ha distrutto l'ontologia stessa della pace. Dall'aver stracciato i trattati di non proliferazione nucleare , all'aver affamato civili in Iran e Venezuela con le sanzioni, fino ai missili che oggi piovono su Teheran, ogni sua decisione politica cozza violentemente con la coesistenza pacifica. Svuotando le parole del loro significato, ha trasformato la pace in un brand commerciale e in un ricatto armato. Donald Trump non è mai stato il presidente della pace; è l'architetto di un impero fondato sul dominio coercitivo e sulla guerra perpetua. Forse c’è solo un minuscolo dettaglio positivo: con la sua ossessione per la parole “pace” il presidente Usa dimostra almeno di vergognarsi della sua naturale inclinazione per la guerra. Come capita a tutti gli inetti.

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