16 Mar, 2026 - 11:24

L’Europa che arma la Libia e chiude gli occhi: 27 milioni di euro svaniti nel silenzio

L’Europa che arma la Libia e chiude gli occhi: 27 milioni di euro svaniti nel silenzio

Non è un'ipotesi. È il risultato di mesi di lavoro giornalistico di IrpiMedia per SOS MEDITERRANEE: su 61,2 milioni di euro stanziati nell'ambito di SIBMMIL, il programma di supporto alla gestione delle frontiere in Libia finanziato dall'Unione europea e implementato dal Ministero dell'Interno italiano, poco più di 34 milioni sono stati tracciati. Il resto, il 44% del totale, è scomparso nell'opacità istituzionale che l'Italia e l'Europa hanno costruito, mattone dopo mattone, intorno alla loro cooperazione con Tripoli.

SIBMMIL, acronimo che sta per Support to Integrated Border and Migration Management in Libya, è nato nel 2017 con i fondi dell'EU Emergency Trust Fund for Africa, il veicolo finanziario europeo creato per contenere i flussi migratori dal continente africano. Avrebbe dovuto essere anche un programma trasparente, rendicontabile, monitorabile. Avrebbe dovuto. Solo che nel marzo 2022 il Ministero dell'Interno, allora guidato da Luciana Lamorgese, ha firmato un decreto che ha ampliato le categorie di documenti sottratti al diritto di accesso, includendo quelli relativi alla cooperazione internazionale di polizia e alla gestione delle frontiere.

Da quel momento in poi, le richieste di IrpiMedia, tutte, hanno avuto esito negativo. «I documenti richiesti incidono direttamente sulle relazioni internazionali dell'Italia con i Paesi terzi», risponde ogni volta il Ministero. Tradotto: non si sa, non si può sapere, e chi chiede sbaglia a chiedere. Il fornitore che si è aggiudicato la fetta più consistente dei fondi tracciabili è il Cantiere Navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo, fondato nel 1927, con 7,7 milioni di euro incassati nell'ambito di SIBMMIL, di cui oltre 6 milioni per la fornitura di tre imbarcazioni destinate alla Guardia costiera libica.

Considerando anche le commesse precedenti al programma, il totale dei contratti libici dell'azienda supera i 15 milioni di euro. Oggi il Cantiere è in liquidazione, con un passivo 2024 da 26 milioni di euro, e al centro di quattro filoni di indagine: detenzione illegale di armamenti, traffico internazionale di armi, riciclaggio e corruzione di un pubblico ufficiale croato. Nel settembre 2024 nel magazzino del cantiere sono state trovate due mitragliatrici Browning M2 calibro .50, non dichiarate nel documento che autorizza la nave ad avere armi a bordo.

La scoperta è avvenuta mentre le telecamere di Report stavano filmando. Una di quelle imbarcazioni finanziate con fondi europei, rimessa a nuovo nell'ambito di SIBMMIL e consegnata alla Guardia costiera libica nel giugno 2023 a Messina, si chiama Houn 664. Il 24 agosto 2025 la Houn ha aperto il fuoco contro la nave umanitaria Ocean Viking di SOS MEDITERRANEE, lasciando più di 100 fori di proiettile sullo scafo, distruggendo quattro gommoni di salvataggio e le antenne di comunicazione, mettendo a rischio la vita di 87 sopravvissuti e dell'intero equipaggio.

La Commissaria UE per il Mediterraneo Dubravka Šuica ha confermato per iscritto al Parlamento europeo che la nave era stata ristrutturata nell'ambito di SIBMMIL. Nessuno ha sospeso niente. Già nel gennaio 2024 un documento riservato dell'operazione militare europea Eunavfor Med Irini, inviato ai funzionari del Servizio europeo per l'azione esterna, avvertiva che «esiste il rischio che i finanziamenti e le attrezzature forniti alla Libia non raggiungano gli obiettivi previsti o possano essere utilizzati in modo improprio».

Sapevano. I fondi sono stati erogati lo stesso. Anzi, con il nuovo ciclo di bilancio UE 2021-2027, la Libia ha ottenuto almeno altri 210 milioni tramite NDICI, lo Strumento per lo sviluppo, il vicinato e la cooperazione internazionale. Dopo l'attacco alla Ocean Viking, a ottobre 2025 una delegazione libica ha visitato Varsavia e Bruxelles per incontrare Frontex e la Commissione UE. Nei documenti interni di preparazione alla visita, un funzionario della Guardia costiera libica di Tripoli ha dichiarato che in occasione degli spari le procedure operative standard erano state pienamente rispettate. La visita, scrivono i funzionari europei, si è svolta in un «contesto costruttivo».

A novembre, nell'ultimo steering committee di SIBMMIL a Roma, si è stabilito che «l'iniziativa ha avuto successo» e che serve un programma di follow-up. Potrebbe chiamarsi HARBOUR. Il Commissario alla migrazione Magnus Brunner ha chiarito la posizione europea con una schiettezza quasi ammirevole: «Non abbiamo alternative» al collaborare con le autorità libiche. Colpa dei soliti migranti, verrebbe da aggiungere, usandone la retorica contro di loro. A gennaio 2026 nel Mediterraneo centrale sono morti o dispersi almeno 430 migranti. Le autorità libiche ne hanno intercettati 537, riportandoli in Libia. Il 44% dei fondi stanziati per quel sistema di intercettazione resta senz

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