16 Mar, 2026 - 11:26

Inter, arbitri e vittimismo: quando un rigore diventa una guerra di religione

Inter, arbitri e vittimismo: quando un rigore diventa una guerra di religione

La vittoria della Lazio diventa anche il successo dell'Inter, che respinge il Milan a -8 in classifica e anestetizza le polemiche conseguenti all'unico errore, un rigore negato, nell'1-1 del sabato con l'Atalanta. "Unico errore", avete letto bene. Unico. E neppure facile da notare, visto che il tocco di Scalvini su Frattesi era stato considerato non da rigore dall'arbitro Manganiello, dal Var e dall'immediato commento del più tempestivo degli esperti arbitrali in tv, Marelli su Dazn. Eppure si è scatenato l'inferno. Subito a San Siro: i giocatori hanno accerchiato l'arbitro e i dirigenti protestato con vivacità, prima di chiudersi in un significativo silenzio-stampa. Subito dopo sui social, che significa sui telefonini e perciò diventa ovunque. Oltre a proteste e recriminazioni - legittime - si è infuocata una guerriglia di opinioni in cui hanno avuto il netto sopravvento gli interisti che gridavano allo scandalo arbitrale. Più allegate espressioni classiche, tipo scandalo e vergogna. Infine è stata sorpassata agevolmente la sottile linea rossa del complotto: "ci vogliono far pagare Bastoni", il messaggio benedetto dalla società e sventolato dall'esercito dei tifosi. Così agli occhi dei tifosi degli interisti l'arbitro Manganiello è diventato il manganello mandato da chissà chi per bastonare l'Inter. Per punirla. Per danneggiarla sino a farle perdere lo scudetto.

Non una parola sulla prestazione della squadra, in calo. Né sullo sviluppo della partita, ben pareggiata dall'Atalanta che pure era affaticata dal precedente impegno settimanale in Champions. Non un accenno al nervosismo di Chivu, allenatore espulso per invasione di campo. Non un commento sulle sostituzioni o un complimento a Pio Esposito per il gol. Nulla. Solo arbitro e Var. E così è andata, per una trentina di ore, fino alla vittoria salva-Inter della Lazio sul Milan.      

Una volta si diceva "bisogna accettare la decisione dell'arbitro" e si aggiungeva "poi si può discutere". Nell'attuale calcio incendiato dai telefonini, è stato ribaltato il diritto di precedenza. Prima "bisogna discutere" e poi - al limite, per forza - "si può accettare la decisione dell'arbitro". Primo grado di giudizio: l'arbitro. Secondo: il Var. Terzo, la Cassazione pretesa dai tifosi: il tribunale dei social. Ma così non si può andare avanti. E comunque non si va lontano, perché pare evidente quel che il Var avrebbe dovuto - in origine - almeno assecondare: il rispetto della decisione finale. E non è questione di separare le carriere, tra arbitri di campo e Var. Non servirebbe nemmeno un referendum. La fiducia ormai è compromessa. I tifosi non ragionano e non ne vogliono sapere: hanno gli occhi colorati dalle loro bandiere e sventolano le loro certezze con la stessa grinta (ottusa) dei suprematisti, urlatori del calcio al contrario.

Così l'ultimo episodio, esploso nel finale thrilling di Inter-Atalanta, ha scatenato la lite più violenta della stagione tra interisti e resto del tifo. A meno di un mese dall'errore di persona (e di ammonizione) tra Bastoni e Kalulu di cui aveva beneficiato il primo, il malcontento ha imboccato una direzione opposta: stavolta è stata l'Inter a protestare, riparandosi dietro uno strategico silenzio-stampa e così soffiando sul fuoco dei tifosi già incendiati per conto loro. Polemiche, insulti, offese, insinuazioni: tutto condiviso nell'atmosfera (irrespirabile) dei social che entrano nella vita reale. Si è vissuta una domenica furibonda come raramente in passato. E si è andati ben oltre la discussione sportiva, seppure accesa.

Gli stessi interisti che avevano minimizzato il caso Bastoni, hanno ingigantiscono il rigore negato a Frattesi. Così va il calcio. Ma stavolta con qualche particolare, inquietante, in più. E con i giornalisti nel mirino, ciecamente, a seconda dell'opinione espressa. Peraltro il corto circuito era stato anche originato dalla telecronaca di Dazn, dove non si erano rispettati i ruoli: l'esperto Marelli controbattuto dal commentatore tecnico Stramaccioni. Di conseguenza l'esperto arbitrale primo accusato di essere contro l'Inter. E l'ex allenatore, a favore. Senza vie di mezzo né diplomazie, tanto da espatriare nell'accusa peggiore: quella della malafede. L'arbitro sbaglia non perché - semplicemente - sbaglia, ma perché è in malafede. Il Var non lo corregge non perché - ovviamente - non valuta l'episodio degno di correzione, ma perché è in malafede. E se arbitro e Var non sono in malafede, diventano incompetenti. Non si scappa dalla gogna. Per partito preso vengono evocati e strumentalizzati tutti i precedenti possibili e immaginabili. E si finisce gridando al complotto. In questo caso ai danni dell'Inter, da uno schieramento. Fino all'altro giorno pro Inter dallo schieramento contrapposto, con la sarcastica invenzione della "Marotta League", dal nome del presidente interista.

Alla fine, si resta senza parole. Ma con una considerazione: inutile qualsiasi discussione se poi nessuno accetta e rispetta il giudizio di chi - sinceramente - dovrebbe essere considerato con la giusta dignità. E questa situazione ad altissima tensione sarebbe durata assai più a lungo, chissà fino a quando, se la vittoria della Lazio sul Milan non avesse innaffiato con un bottiglione di tranquillante sia le preoccupazioni che le ansie dell'Inter. Più l'insensato vittimismo dei suoi tifosi.  

LEGGI ANCHE
LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
I campi obbligatori sono contrassegnati con *

Sto inviando il commento...