Sia chiaro, tifiamo: forza Italia, forza Gattuso! Forza e coraggio, anche se mancheranno i tre giocatori più forti in questo momento: Fagioli, Zappacosta e Berardi. In Inter-Fiorentina che ha concluso la domenica di campionato, Fagioli ha illuminato vincendo il confronto diretto con Calhanoglu. Invece in Juventus-Sassuolo si è ammirato Berardi eclettico migliore in campo. E Zappacosta è l'unico atalantino uscito a testa alta dalle catastrofi in Champions League. Tutti e tre avrebbero meritato di giocare titolari, giovedì contro l'Irlanda del Nord, semifinale per andare - finalmente - al Mondiale. Fra i convocati di Gattuso spiccano pure le assenze di Zaniolo (tornato vero a Udine), Bernardeschi (classe pura a Bologna), Kayode (unico italiano titolare in Premier League, nel Brentford), Ruggeri (titolarissimo nell'Atletico Madrid). Per completare questa rassegna critica sulle convocazioni, uno spicchio di attenzione sarebbe stato giusto anche per Pellegrini (Roma) e Bartesaghi (Milan).
Ripetiamo, tifiamo: a prescindere dalle scelte tecniche di Gattuso. Ma certe convocazioni non si capiscono. Nessuno lo fa notare, perché ormai la critica è solo "colpa del Var" oppure pigrizia giornalistica. In ogni caso, tra i convocati di Gattuso ci sono: Gatti che non gioca mai nella Juventus, Frattesi che fa un quarto d'ora a settimana nell'Inter, Raspadori che era spettatore all'atletico Madrid e lo è anche nell'Atalanta, Coppola dopo sei (6!) presenze nel Paris FC ovvero il club che sta al Paris Saint-Germain come il Toro sta alla Juve. E
A questo punto è utile un outing personale, condonato - si spera - dal tempo. Nel 1982 ero per Pruzzo al posto di Paolo Rossi, che poi si trasformò in "Pablito" e l'Italia vinse il Mundial. Venti anni fa, nel 2006, pensavo fosse scandaloso lasciare a casa Panucci a beneficio di Zaccardo, che invece diventò campione del mondo. Non ho altri errori da confessare. Semmai, il sogno nascosto di sbagliare ancora. Speriamo. Ma intanto va scritto: le convocazioni di Gattuso non sono per nulla convincenti, anche se Buffon ed i suoi partner di propaganda dicono che è stata premiata l'armonia del gruppo. L'amicizia, la serenità: in pratica i requisiti per il calcetto del giovedì. Con un'aggravante, però: tra le righe dei comunicati si è insinuato che Fagioli e Berardi più Zappacosta e Bernardeschi, insomma quelli esclusi, non fanno gruppo.
Che poi, tutto sommato, sarebbe persino una motivazione comprensibile. Non condivisibile, ma comprensibile. Se invece la motivazione fosse tecnico-tattica, ci sarebbe da preoccuparsi. Sia per Gattuso sia per tutto il carrozzone azzurro che ruota attorno a lui e all'appuntamento che non si può proprio fallire. Non deve andare a finire come nel 2018, eliminati dalla Svezia. E neppure come quattro anni fa contro la Macedonia del Nord.
Ecco: Irlanda 2026 e Macedonia 2022 hanno due particolari in comune. Il primo è che la loro dizione completa è "del Nord". Ma l'Irlanda del Nord ha un senso: si differenzia perché esiste - non solo nel calcio - anche la Repubblica d'Irlanda. La Macedonia è invece una sola e si chiama "del Nord" per ovviare a una vecchia disputa con la Grecia. Questioni di geopolitica. Questioni di calcio per il secondo particolare: la Macedonia 2022 eliminò l'Italia dal Mondiale; l'Irlanda 2026 tenterà di fare lo stesso. Ma non ci riuscirà. Sia perché la nazionale azzurra è (nettamente) superiore. Sia perché quella irlandese è (nettamente) inferiore.
La differenza tra "noi" e "loro" è evidenziata da nomi e numeri, carriere e talenti. Appena quattro giocatori nordirlandesi frequentano una "serie A", tutti gli altri arrivano da Championship e League One, versioni british equivalenti a Serie B e C in Italia. Inoltre mancherà la stella e capitano, Conor Bradley, tra i titolari del Liverpool prima di un grave infortunio patito a gennaio. L'allenatore si chiama Michael O'Neill ed è part-time, perché da un paio di mesi guida ingloriosamente anche il Blackburn, penultimo in Championship. Il portiere è Hazard del Plymouth Argyle (League One, terza serie inglese). I difensori sono l'interessante McConnell del Norwich City più gli esperti McNair e Brown, mestieranti di seconda serie con Hull City e Oxford United. A centrocampo si muovono Lewis (Preston North End, Championship) e Hume, titolare al Sunderland. Regia affidata a Lyons del Kilmarnock (Scottish Premier League) più Galbraith (Swansea) e McDonnell anche lui dell'Oxford, come l'attaccante Donley che agisce in coppia con Price (West Bromwich Albion).
In alternativa, Dion Charles, centravanti dell'Huddersfield Town, recentemente precipitato in League One. Un elenco insomma di simpatici sconosciuti. Una squadra complessivamente a livello Catanzaro o Sud Tirol, se tutto va bene. Una Irlanda del Nord che per arrivare a questa semifinale mondiale ha avuto il merito di battere due volte il Lussemburgo. Non il Brasile... Giovedì a Bergamo l'Italia vincerà: non può essere altrimenti. E poi si vedrà, fra una settimana, come andrà in trasferta contro Galles o Bosnia. Ma bisogna combinarne di tutti i colori (meno l'azzurro) per non andare al Mondiale. Ah, per la cronaca e per un tocco di storia in musica. Quarant'anni fa c'era una mitica canzone degli Spandau Ballet ispirata ai conflitti interni in Irlanda del Nord e ambientata nella capitale Belfast. Il titolo era "Trough the barricades", attraverso le barricate. Invocava l'amore, per oltrepassare le barricate delle separazioni politiche e personali. All'Italia basterà invocare il calcio, per buttar giù le barricate tra noi e il Mondiale. E magari, quando ci andremo, anche le convocazioni saranno meno da calcetto e più da nazionale. Forza Italia, forza Gattuso!
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