Eccentricità nel vestire e una padronanza sconfinata in ambito esoterico.
Si chiamava Walter Heymann, aveva cinquantatré anni e un animo da migrante. Nativo di Hannover, in Germania, il cosmopolitismo gli pulsava nelle vene. Era omosessuale, e lo era in un periodo in cui l’intolleranza e il fanatismo non conoscevano contrappesi legali e misure di contrasto. Nonostante questo, Walter Heymann era amato tanto dai cittadini comuni quanto da celebrità quali ad esempio Renato Guttuso e Moana Pozzi.
Siamo nei primi anni ’90. Heymann si era stabilito a Roma da un paio di decenni. Risiedeva in un elegante monolocale di Viale Trastevere, ma la zona che frequentava con più assiduità era quella attigua a Piazza Navona, dove era conosciuto con il nome bizzarro di Maga Magò. Qui era solito leggere le carte a residenti e turisti, i quali restavano abbacinati dal carisma di Heymann, e dalla sua capacità di costruire ponti empatici.
Era la fine del 1992 quando l’idillio del cartomante con la città eterna si infranse.
3 gennaio 1993. Un giovane slavo si reca in caserma per denunciare il rinvenimento del cadavere di Walter Heymann nel suo appartamento di Trastevere.
In preda all’angoscia, il ragazzo afferma di aver lavorato come segretario per il cartomante, e di essere suo amico. Descrive lo scenario in cui si è trovato immerso entrando in casa di Heymann dopo aver tentato inutilmente di contattare l’ex datore di lavoro al telefono. Uno scenario che, di lì a poco, i carabinieri verificano con i loro occhi: il monolocale è cosparso di sangue. Heymann è riverso sul pavimento. Sette coltellate gli sono state inflitte nella parte superiore del corpo. Chi lo ha massacrato non ha avuto pietà neanche per il suo volto, seppure i fendenti sferrati con più forza sono i due che hanno penetrato il petto.
Il cadavere è nudo, fatta eccezione per una camicia. Sul viso gli è rimasto impresso un mostruoso ghigno di sofferenza, e di sorpresa. Di certo Heymann non si aspettava di ricevere tanto male da una persona che aveva accolto in casa.
Il monolocale infatti non presenta segni di effrazione, mentre il segretario dichiara di aver trovato socchiusa la porta dell’appartamento al suo arrivo.
L’autopsia colloca l’orario del decesso a circa 72 ore di distanza dal rinvenimento. Forse Maga Magò ha fatto in tempo a festeggiare l’ultimo Capodanno della sua vita, o più probabilmente è stato ucciso appena prima della mezzanotte. Lo suggerisce una bottiglia di champagne non stappata, presente nel frigorifero dell’abitazione.
È così che dev’essere andata, si potrebbe pensare: Heymann, il cui interesse sessuale nei confronti di giovani esteuropei era noto, trascorre il Capodanno in compagnia di uno di loro in cambio di denaro. Il prostituto non si accontenta. Rapina il cartomante, il quale cerca di difendersi ma viene sopraffatto. D’altronde, appena due mesi prima, Heymann aveva denunciato di aver subito un furto da due milioni di lire. C’è di più: il presunto rapinatore violento potrebbe aver pedinato la vittima nei giorni precedenti, per poi decidere di passare all’azione. Infatti una misteriosa macchina grigia, mai rintracciata, avrebbe tamponato il motorino del cartomante in due occasioni proprio in quel periodo.
Peccato che la pista dell’assassinio a scopo di rapina venga smentita dalla stessa scena del crimine: il portafoglio di Heymann si trova a terra all’altezza della mano destra del cadavere. Al suo interno c’è un fascio di banconote da 100.000 lire, di cui l’assassino non si è impossessato. Così come non ha portato con sé l’arma del delitto, un coltello da cucina con lama seghettata, abbandonato sotto un cumulo di cartacce.
Nel monolocale di Heymann vengono rinvenute anche numerose videocassette pornografiche, giustapposte a oggetti dal forte richiamo religioso, tra cui un poster di Papa Giovanni XXIII.
Il sacro e il profano hanno sempre convissuto nell’esistenza di Walter Heymann, e lo hanno accompagnato anche verso la morte. La loro sintesi faceva di lui un personaggio unico.
Tra le numerose ipotesi vagliate negli anni, quella per cui l’omicidio di Maga Magò possa essere stato motivato dall’omofobia, come molti altri delitti commessi in quel periodo. O forse dalla repulsione che un “marchettaro”, scelto dal cartomante per festeggiare insieme l’ultimo dell’anno, avrebbe provato di fronte alle pretese della vittima.
L’omicida che ha cancellato per sempre la vitalità multiforme del cartomante più famoso di Roma, a oggi, rimane privo d’identità.
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