31 Mar, 2026 - 10:52

Sinner, Antonelli, Esposito: la "Generazione Pia" che non urla ma vince

Sinner, Antonelli, Esposito: la "Generazione Pia" che non urla ma vince

Tifiamo ancora, come una settimana fa: forza Italia, forza Gattuso! Un'altra volta. Ma per superare l'ultimo ponte verso il Mondiale non basterà la propaganda del tifo. Servirà il ghiaccio nelle vene di Pio Esposito, l'unico Sinner o Kimi Antonelli, in un calcio italiano da anni a caccia del suo "numero 1".

Fra poco a Zenica, allo stadio "Bilino Polje", che tradotto dal bosniaco significa "campo bianco", infatti ci sarà la neve, mista a quella pioggia che nei Balcani si trascina dietro secoli di storia e orgoglio. Se l'Irlanda del Nord era poco più che squadra da seconda divisione inglese, la Bosnia-Erzegovina è molto di più. E non solo perché è una nazionale figlia di una nazione nata tra le barricate, che trasforma ogni partita in un atto di resistenza.

E noi? Noi ci arriviamo con il peso (rimosso) di alcune scelte tecniche discutibili. Ma non è il momento di ripensare alle esclusioni di Fagioli, Bernardeschi, Zappacosta, Zaniolo o Berardi. Al loro posto, Gattuso punta su un blocco di fiducia. E dal suo punto di vista fa bene. Ci mancherebbe. Anche perché - a prescindere da chi non c'è - in azzurro brilla la stella di Pio Esposito, uno che gioca bene con tutti e si propone naturalmente per un tridente con Jannik Sinner e Kimi Antonelli.

Anche se lo slogan "lui è il nostro Sinner" (made in Spalletti) non ha portato fortuna a Federico Chiesa e nemmeno a Daniel Maldini, oggi Esposito sembra il diamante grezzo di questa italianissima e tutto sommato inedita "Generazione del Garbo": talento assoluto servito con un'educazione d'altri tempi. Pio non urla, non fa il personaggio. Abita con calma il suo destino e il suo talento, proprio come ha fatto all'alba dell'ora legale Kimi Antonelli, trionfando a Suzuka nel GP del Giappone e bissando il successo in Cina, per prendersi la testa del Mondiale F1. O quando la domenica era già diventata lunedì Jannik Sinner, che a Miami ha vinto. Anzi, anche lui ri-vinto. Come, dopo la Nord Irlanda è chiamata a ri-vincere in Bosnia l'Italia del calcio.

Uno che si chiama Pio - lo dice il nome stesso - non può che essere il manifesto di questa nuova era: una vera e propria "Generazione... Pia". Un neologismo che non indica solo fede nel talento, ma una "devozione" laica al lavoro, al rispetto dell'avversario e alla misura. Quella di Sinner. Antonelli (e mettiamoci pure Bezzecchi leader nelle moto) è l'Italia che si fa amare per la sua compostezza. Una sorta di "Generazione Pia" che vede in Esposito il suo portabandiera silenzioso, capace di segnare senza bisogno di sberleffi. Un'attitudine che contagia anche altre zone di campo, tipo la fascia destra, dove scalpita il giovane Palestra. Anche lui è un ventenne in piena sintonia con questo spirito: garbato, lontano dai cliché, pronto a contribuire con la stessa silenziosa determinazione dei suoi coetanei.

In questo contesto stride un po' la tanto polemizzata esultanza di Dimarco&co ai rigori di Galles-Bosnia. Intendiamoci: esultare non è reato, semmai ingenuità. E non è reato mostrare l'immagine, come ha fatto la Rai. Certo, è diventato un video che a Sarajevo è suonato come ostentazione imprudente di una "superiorità" italiana che spesso nasconde fragilità profonde e radicate nelle due recenti eliminazioni mondiali. Insieme a Dimarco c'erano Vicario e lo stesso Esposito, trascinati nei sorrisi e nei pugnetti di un momento poco coerente con quel garbo che predichiamo.

Ecco, il rischio c'è. Inevitabile. Quel video è diventato il carburante della Bosnia, la nazionale dell'orgogliosissimo Edin Džeko. Il "Cigno di Sarajevo", che da venti anni incanta il calcio europeo, è l'anima del popolo bosniaco. Figura simbolo della rinascita di un paese, Džeko incarna la nobiltà balcanica: la sua sola presenza trasforma lo stadio in un tempio di orgoglio. Ma è proprio qui, nell'accostamento tra Esposito e Džeko, che il destino del calcio incrocia le traiettorie: osservando le movenze del giovane azzurro, quell'eleganza muscolare unita a una tecnica già raffinata, viene naturale pensare che il testimone stia passando di mano. Se Džeko è il Cigno di Sarajevo, Pio ha tutto per diventare il "Cigno di Castellammare". Un attaccante che sa danzare tra i difensori con la stessa grazia potente, portando la nobiltà del gol laddove altri portano solo confusione e approssimazione.

Nel suo 3-5-2 confermato quasi in blocco, Gattuso non ha ancora deciso se affidarsi al più esperto ma un po' imbolsito Retegui o partire subito con il ragazzo che completa il triangolo con Sinner e Antonelli, il volto della "Generazione Pia": Pio Esposito, appunto. Comunque giocherà: subito o alla fine, poco importa. A Zenica, tra neve e ghiaccio, servirà meno goliardia e più ferocia "pia". Servirà che Pio Esposito si trasformi nel Sinner del rettangolo verde: freddo, metodico, letale. Oppure nel Kimi Antonelli delle traiettorie che ci guideranno al Mondiale, senza un altro pit-stop, perché non avrebbe senso fermarsi ancora, per la terza volta, dopo 2014 e 2018. Forza Italia, forza Gattuso! E facciamo che il garbo della "Generazione Pia" venga accompagnato da un'altra vittoria, meglio se con un gol - non si offenda Džeko - del "Cigno di Castellammare".

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