06 Apr, 2026 - 09:00

Pamela Genini, un corpo che non trova pace

Pamela Genini, un corpo che non trova pace

Oltre alla morte violenta, l’oltraggio. Oltre al crimine, l’offesa suprema. 

Come un coltello arroventato che si agita tra le pieghe di un dolore mai sopito, così in tempi recenti i familiari di Pamela Genini hanno appreso che qualcosa di turpe si è verificato nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo, dove la giovane è sepolta. Pamela, imprenditrice e modella di 29 anni, è stata uccisa il 14 ottobre dello scorso anno.  

Ad assassinarla con decine di colpi d’arma bianca, dopo essersi introdotto nel suo appartamento, è stato l’ex compagno Gianluca Soncin. 

Gli ultimi istanti di vita della ventinovenne sono stati segnati dal terrore e dall’angoscia. In quegli attimi drammatici Pamela stava parlando al telefono con un altro ex fidanzato nonché amico, Francesco Dolci, il quale ha sciaguratamente seguito in presa diretta l’efferato femminicidio: Pamela Genini trema, singhiozza, sa che Gianluca Soncin è in possesso di una replica delle chiavi. Poi le chiavi si introducono nella toppa. Pamela supplica di chiamare la polizia. La comunicazione si interrompe. È troppo tardi. 

Non è invece troppo tardi per individuare e punire colui (o coloro) che si è reso responsabile dell’insolito reato al cimitero di Strozza di cui oggi vi parlo. 

A fine marzo di quest’anno alcuni operai impiegati nel camposanto si sono accorti che la bara di Pamela Genini risultava danneggiata. Il loro incarico era quello di trasferire il cadavere della giovane dal loculo provvisorio alla sepoltura di famiglia. Il feretro presentava le viti allentate, lungo i bordi si riscontravano abbondanti tracce di silicone. 

All’interno giaceva ancora il corpo martoriato della ventinovenne, ma privo della testa. 

Dopo la sconvolgente segnalazione, la Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per i reati di vilipendio di cadavere e furto.

Chi ha sottratto il capo di Pamela Genini? E dove lo ha nascosto? Soprattutto, a quale scopo?                                

Il già citato Francesco Dolci ha fatto riferimento a un presunto giro losco legato al riciclaggio internazionale di denaro, a causa del quale lui per primo sarebbe stato minacciato e aggredito in più occasioni. 

A detta di Dolci, prima di morire Pamela sarebbe incappata nella morsa di questa supposta organizzazione. Quindi il furto della testa si potrebbe interpretare come un’intimidazione, un segnale, o una macabra forma di comunicazione indirizzata a chissà quale soggetto. 

Invece Una Smirnova, la madre della vittima, non si è avventurata in ipotesi e speculazioni. Ha confessato di vivere in un dolore continuo dal giorno del delitto della figlia. Una figlia che adesso non può neanche interamente seppellire.  

Smirnova si augura che le indagini approdino celermente alla verità, e rivolge un accorato appello non solo a chi potrebbe essere in possesso di informazioni utili, ma anche allo stesso autore della decapitazione, affinché la sua coscienza lo spinga a farsi avanti prima che arrivino le forze dell’ordine.                                                                                                                                                                      

Se da una parte è impossibile non ammirare la struggente compostezza di Una Smirnova, dall’altra suscita un po' di preoccupazione il rapido diffondersi di tesi audaci, come quella del ricatto e del riciclaggio, che tendono a postulare motivazioni di tipo economico dietro al gesto. 

Il depezzamento di un cadavere, che avvenga direttamente sulla scena del crimine o in seguito alla profanazione di una sepoltura, è sempre un’azione orribilmente suggestiva, e in quanto tale spesso foriera di ipotesi convincenti ma fuorvianti.

Se riflettiamo attentamente sulla teoria di Francesco Dolci, per esempio, emergono alcune criticità: è difficile credere che i membri di una potente organizzazione di frodi mondiali decidano di compiere un’azione così complessa, lunga, rischiosa, e soprattutto apparentemente priva di finalità. Disporrebbero di infinite altre opportunità per minacciare (o danneggiare direttamente) qualunque vittima designata. 

Altrettanto difficile pensare che l’intento del profanatore fosse quello di usare la testa come una merce di scambio, da restituire ai familiari di Pamela in cambio di denaro. Un simile progetto sarebbe morto sul nascere nel momento in cui l’esecutore avesse considerato che, in una qualche fase dell’azione criminale, il baratto sarebbe stato intercettato dalle autorità, e lui consegnato alla galera.

Ciò che la casistica criminale mostra, in tema di decapitazioni e depezzamenti di cadaveri, è che spesso simili atti vengono compiuti per scopi pratici, come la necessità di disfarsi nell’immediato del corpo di chi si è ucciso. Ma è evidente che lo scenario di cui stiamo discutendo, in cui qualcuno ha disturbato con brutalità il sonno di Pamela, sia agli antipodi rispetto a questa possibilità. Ecco quindi che, a mio parere, si impone come più plausibile l’idea che il responsabile abbia agito semplicemente perché mosso da un impulso sessuale e morboso. 

L’asportazione e la conservazione postuma di parti di cadaveri sono hobby tristemente noti e spesso associati a serial killer e assassini schizofrenici. Da Ed Gein al mostro di Firenze, passando per Jeffrey Dhamer, Antonio Boggia, Jack lo Squartatore e Gianfranco Stevanin, di vicende se ne potrebbero citare a migliaia. L’abbondanza di simili evenienze non deve però farci dimenticare l’enorme vastità di ambiti e situazioni in cui la necrofilia può manifestarsi, così come la diversità dei soggetti che la mettono in pratica. 

A volte la ferocia nell’accanirsi su un corpo senza vita fino a smembrarlo si manifesta in assassini che uccidono in una singola occasione. Ne sono una dimostrazione, tra i tantissimi, il caso di Innocent Oseghale, che nel 2018 fece a pezzi il cadavere della diciottenne Pamela Mastropietro ben più di quanto gli fosse necessario per occultarlo, e quello di Peter Madsen, ingegnere danese che nel 2017 uccise, decapitò e smembrò la giornalista Kim Wall, prima di gettarne i resti in mare. 

In altre occasioni atti di necrofilia vengono agiti da soggetti che mai si sognerebbero di aggredire un essere umano in vita, o che ancora non si sono decisi a farlo. Si accontentano di profanare, offendere, mutilare, collezionare macabri totem che sono il risultato della violenza mortale di qualcun altro. 

In via d’ipotesi, un individuo simile potrebbe essere l’autore del recente furto della bara di Ketty Skerl, vittima romana di un cold case del 1984, i cui resti nessuno poteva avere un interesse concreto a far sparire dopo così tanti anni.  

Se tale fosse anche il caso di Pamela Genini, l’individuazione del profanatore potrebbe risultare complessa. Infatti se costui ha agito da solo, e unicamente per appagare un proprio bisogno psicologico, è probabile che farà di tutto per non esporsi, vivendo la propria passione malsana nel segreto più assoluto.  

Ma arrivati a questo punto dell’analisi, curiosamente ci imbattiamo ancora nella pista dello scambio economico. Stavolta però possiamo formularla in termini di maggiore credibilità: nulla esclude che soggetti che condividono certe parafilie possano sfruttare le risorse della tecnologia per creare reti, comunità sotterranee e community sulle piattaforme, in cui organizzare mercimoni dei trofei collezionati nei cimiteri. A Bergamo gli investigatori stanno battendo anche questa pista. 

Non riesco a immaginare il patimento contro cui i familiari e gli amici di Pamela stanno combattendo. Mi auguro che la Procura di Bergamo riservi la massima priorità all’individuazione dell’autore o degli autori del vilipendio.

Sarebbe rischioso sottovalutare i pericoli di una psiche le cui fantasie perverse si sono spinte tanto a fondo da manifestarsi nella realtà in modo così irruento e crudele.

I suoi prossimi passi potrebbero essere persino peggiori.                                                                                                                                                                         

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