06 Apr, 2026 - 08:00

La villa di Mussolini torna pubblica. L'ex missino ha perso

La villa di Mussolini torna pubblica. L'ex missino ha perso

Il 18 marzo 2026, una fondazione bancaria ha preferito incassare meno pur di non cedere Villa Mussolini a un ex deputato missino. Il consiglio di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini ha scelto l'offerta del Comune di Riccione, 1.206.000 euro, scartando quella da oltre 2,3 milioni della David2 srl di Torino, società vicina a Massimo Massano: imprenditore, collezionista d'arte, parlamentare del Movimento Sociale Italiano per due legislature, dal 1987 al 1994. Il denaro non era il criterio. Sostanzialmente, è stata una scelta di campo.

Riccione è in Emilia-Romagna, a pochi chilometri da Predappio, paese natale e luogo di sepoltura di Benito Mussolini. Ogni ottobre, dalla cripta, salgono i saluti romani di circa mille nostalgici in pellegrinaggio. Del resto la geografia ha sempre avuto le sue ironie.

Villa Mussolini è sul lungomare di Riccione dal 1893, quando si chiamava ancora Villa Margherita e la città era una frazione di Rimini. Rachele Mussolini la comprò nel 1934. Il Duce arrivava in idrovolante, usava le stanze per affari di governo, portava la famiglia a trascorrere le estati in riva all'Adriatico. La proprietà si allargò nel tempo: tre piani, venti stanze, un campo da tennis. Alla caduta del regime passò allo Stato. Dal 1966 al 1983 ospitò un ristorante; poi anni di abbandono. Nel 1997 la Fondazione Carim la acquisì tramite la società Riminicultura, cedendola in comodato d'uso al Comune. Nel 2005 fu riaperta come spazio espositivo: mostre, eventi culturali, matrimoni civili.

Per quasi trent'anni il Comune ha gestito la villa senza esserne proprietario. Con l'acquisto di marzo, quella condizione è finita. Porta ancora il nome di chi la comprò novant'anni fa. È proprio questo il punto.

In ottobre 2025 la Fondazione Carim annunciò la messa in vendita. Tre soggetti presentarono offerta: il Comune con 1,2 milioni, la Piada Riccionese con 700.000 euro, uscita subito di scena, e la David2 srl di Torino, amministrata da Walter Altea e vicina a Massano, con oltre 2,3 milioni: quasi il doppio del Comune.

Il progetto culturale allegato prevedeva una collezione permanente sul Futurismo, con opere di Umberto Boccioni e artisti romagnoli, finanziata dal fondo di dotazione della famiglia Massano. L'idea, nel documento presentato, era installare "un'antenna futurista" per raccontare il legame tra il Futurismo e la Romagna.

Il riferimento al Futurismo non è casuale. Il movimento di Marinetti aveva fornito all'estetica fascista parte della sua energia visiva e retorica. Usarlo per qualificare una villa che porta il nome di Mussolini produce un effetto preciso: reinserisce quell'architettura in una genealogia in cui il fascismo diventa retroterra estetico, non un crimine. La forma è quella del mecenatismo. L'operazione, sostanzialmente, era di riposizionamento simbolico.

Massano ha dichiarato che di politica non si trattava, solo di arte. La Fondazione non ha condiviso questa lettura. Ha scelto il Comune nonostante l'offerta inferiore, valutando le proposte "in modo complessivo, economico e progettuale". Formula di cortesia per dire che la destinazione d'uso ha pesato quanto il prezzo. Il voto del cda fu a maggioranza, non all'unanimità. Il 27 marzo il consiglio comunale ha ratificato: 13 voti favorevoli, 9 contrari. La sindaca Daniela Angelini (Pd) ha confermato che il nome Villa Mussolini resterà.

La decisione di non cambiare il nome è la parte politicamente più densa. Angelini l'ha spiegata con una logica capovolta: rinominare la villa avrebbe potuto trasformarla in un luogo da rivendicare, un appiglio per chi vuole "restituirla" alla sua storia originale. Tenerla come Villa Mussolini e riempirla di contenuto democratico è la strategia contraria.

Nel maggio 2025 il consiglio comunale aveva già revocato la cittadinanza onoraria conferita a Mussolini il 4 novembre 1923: 12 voti favorevoli, 5 contrari, 3 astenuti. Un consigliere di Forza Italia aveva detto in aula «avete paura della storia». La sindaca ha risposto che la storia la si racconta, non la si onora.

Revoca della cittadinanza, acquisto della villa. Due atti della stessa sequenza. Il primo rimuove un riconoscimento formale mantenuto per un secolo. Il secondo sottrae un luogo fisico a possibili appropriazioni. Insomma: Riccione sta facendo, con i mezzi di un comune di provincia, quello che il paese non ha mai fatto a livello nazionale.

I pellegrinaggi a Predappio non si sono fermati. Nell’ottobre 2025 circa mille nostalgici si sono presentati alla cripta di Mussolini con saluti romani e gagliardetti. Lo scenario è invariato da decenni: magliette, busti del Duce, il commercio della nostalgia attorno a una tomba. Ogni anno la stampa lo registra, con sorpresa.

Del resto, anche se qui ce lo dimentichiamo spesso, Fratelli d'Italia, il partito di Giorgia Meloni, ha radici che passano da Alleanza Nazionale e dal Movimento Sociale Italiano. Gli stessi ranghi da cui veniva Massano. La fiamma tricolore nel simbolo di FdI è la stessa usata dal MSI dal dopoguerra. La retorica della "destra che ha consegnato il fascismo alla storia" convive con episodi ricorrenti di saluti romani tra quadri locali, riemergenti con regolare cadenza.

La villa di Riccione quindi non era soltanto un immobile ma un tassello in un mercato dei simboli che continua a funzionare. Un ex parlamentare missino che acquista la villa estiva del Duce per farne un museo sull'estetica del Ventennio: l'operazione avrebbe avuto una leggibilità inequivocabile, indipendentemente da qualsiasi dichiarazione sull'arte. La Fondazione Carim lo ha capito. O almeno, la maggioranza del suo consiglio di amministrazione.

La sindaca Angelini ha definito l'acquisto «un atto di amore e di visione». L'amore per la storia, già. La visione è quella di chi sa che certi luoghi, lasciati liberi, li occupa chi aspetta solo l'occasione. Il fascismo come regime è morto da ottant'anni. Quello come immaginario è ancora in affitto, e cerca casa.

Ogni ottobre torna a Predappio. Per adesso, almeno, non avrà la villa sul mare.

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