04 May, 2026 - 07:00

Il Copasir non controlla i servizi segreti. Li accompagna

Il Copasir non controlla i servizi segreti. Li accompagna

Prima di incontrare il premier libico Abdulhamid Dabaiba, i membri del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica si sono fermati all'ambasciata italiana di Tripoli. Lì li aspettava il direttore dell'Eni in Libia. Gas, immigrazione, "cooperazione in settori vitali": così recita la nota del governo di Tripoli dopo l'incontro del 29 aprile. Il Copasir, l'organo che per legge vigila sull'intelligence italiana e verifica che i servizi segreti operino nel rispetto della Costituzione, era in missione con il taccuino degli affari.

La legge 124 del 2007 istituisce il Copasir come organo di controllo parlamentare sui servizi di informazione. Le sue riunioni sono secretate. Può acquisire documenti riservati, ascoltare i vertici dell'intelligence, chiedere inchieste interne. La presidenza spetta per norma all'opposizione. Lorenzo Guerini (PD), deputato di Lodi, guida il comitato da dicembre 2022.

Il controllore che diventa partner

Guerini conosce la Libia. Da ministro della Difesa, tra il 2019 e il 2022, aveva costruito rapporti diretti con Dabaiba: cooperazione militare, formazione delle forze armate libiche, sorveglianza marittima. Ruolo legittimo, in quel contesto. Ora ricopre una carica diversa. È il presidente dell'organismo che controlla i servizi segreti. La distinzione non è tecnica: è il cuore della separazione tra chi gestisce i rapporti con uno Stato straniero e chi verifica se quei rapporti rispettano le regole dell'intelligence.

A Tripoli il Copasir ha incontrato Dabaiba, il presidente dell'Alto Consiglio di Stato Mohamed Takala, e Aguila Saleh, presidente del Parlamento dell'est, istituzione che fa riferimento al governo di Khalifa Haftar, non riconosciuto dalla comunità internazionale. Il comunicato della Camera parla di approfondimento "sui risvolti di sicurezza nazionale". Il comunicato di Tripoli è più diretto: cooperazione economica, gas, immigrazione clandestina. Il direttore dell'Eni in Libia era già stato incontrato in ambasciata, prima degli incontri politici. Il Foglio ha definito il viaggio "irrituale". Nessuno ha spiegato con quale base normativa un comitato di controllo dell'intelligence conduca missioni diplomatico-commerciali in un paese terzo.

Almasri è ancora lì

Facciamo un passo indietro. Il 19 gennaio 2025, Osama Almasri Njeem viene arrestato a Torino dalla Digos. Su di lui pende un mandato della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi nel centro di detenzione di Mitiga, a Tripoli. Due giorni dopo è libero. Vola in Libia su un aereo di Stato italiano. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio e quello dell'Interno Matteo Piantedosi difendono la scelta: "pericolo imminente" per la sicurezza nazionale. Il 29 gennaio 2026, la Cpi notifica il deferimento dell'Italia all'Assemblea degli Stati Parte per inadempimento degli obblighi di cooperazione previsti dallo Statuto di Roma. La vicenda resta tutt’ora aperta.

Almasri è in Libia. Il suo ex datore di lavoro, Dabaiba, ha ricevuto il Copasir il 29 aprile. Nella nota ufficiale l'Italia è definita "partner privilegiato". La Cpi non viene menzionata. La questione della consegna di Almasri, che l'Italia aveva l'obbligo di eseguire e ha eluso, non compare in nessun comunicato.

Il Copasir aveva trattato la Libia in forma di carta: nel febbraio 2025, a poche settimane dal caso Almasri, aveva pubblicato una relazione di ottanta pagine. Quel documento descriveva i rapporti con i servizi libici come "proficui". Parola scelta con cura, da un organismo di controllo, mentre l'Italia era già sotto osservazione internazionale.

Controllo o accompagnamento

Un punto è chiaro: la Libia è il perno della politica estera italiana. Dal gasdotto Greenstream che porta il gas a Gela, agli accordi firmati da Meloni nel gennaio 2023 con Dabaiba, agli 8 miliardi di dollari di investimenti Eni nei giacimenti offshore, il rapporto energetico è strutturale. L'immigrazione poi si intreccia: ogni accordo sul gas prevede, esplicitamente o no, un accordo sul controllo delle partenze. Le milizie che gestiscono i centri di detenzione, quelli dove Almasri operava, sono gli stessi interlocutori della cosiddetta "stabilizzazione".

Il Copasir lo sa. Lo ha scritto nella relazione del febbraio 2025: "in Tripolitania le diverse fazioni e milizie presenti si dividono il controllo delle varie città coinvolte in questo traffico". Traffico di esseri umani. Le stesse città dove il comitato di controllo dell'intelligence andava a discutere di cooperazione energetica con il premier che quelle milizie gestisce.

Il viaggio del Copasir a Tripoli è la fotografia di una politica libica in cui tutto confluisce: intelligence, gas, frontiere, milizie, rimpatri. Un sistema in cui il controllo democratico non disturba il sistema ma vi partecipa.

Dabaiba ha ringraziato per la visita. Ha definito l'Italia "partner privilegiato". Di Almasri e della Corte penale internazionale, nessuno ha sentito il bisogno di parlare.

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