La Commissione Europa dà il via libera all’utilizzo di “Jet A” il carburante per aerei utilizzato dagli Stati Uniti per evitare la paralisi del traffico aereo nei prossimi mesi.
Il protrarsi della crisi iraniana con il blocco dello Stretto di Hormuz e dei rifornimenti di cherosene per gli aerei, ha spinto Bruxelles a correre ai ripari in vista dell’estate. La parola d'ordine è: scongiurare il rischio di dover fermare i velivoli negli hangar per la carenza di carburante.
Il Jet A, a differenza del Jet A-1 - generalmente utilizzato in Europa per le maggiori garanzie di sicurezza – non arriva attraverso il Golfo Persico ed è quindi più facile da reperire sul mercato.
Dall’Easa (autorità europea sulla sicurezza aerea) arriva l’allarme sui possibili rischi legati all’utilizzo in Europa di questo particolare tipo di carburante.
Con il termine “Jet A” si intende un tipo di carburante per aerei a turbina utilizzato soprattutto nell’aviazione civile. E’ utilizzato principalmente negli Stati Uniti e in Canada, mentre in Europa si utilizza il Jet A-1 considerato più affidabile dal punto di vista della sicurezza aerea, soprattuto in caso di voli intercontinentali o ad alte quote.
I due carburanti appartengono alla stessa famiglia e possono essere utilizzati senza dover effettuare modifiche tecniche particolari ai velicoli.
La principale differenza tra i due tipi di cherosene riguarda il punto congelamento.che per il Jet A è a -40 gradi, mentre per l’A1 è a -47 gradi. Il grado di congelamento più basso rende il secondo carburante più adatto ai voli internazionali e alle alte quote (dove si raggiungono temperature molto basse) e quindi anche quello più utilizzato nel mondo.
Nei giorni scorsi la Commissione Ue ha aperto alla possibilità di utilizzare il Jet A da parte delle compagnie aeree per far fronte alle incertezze sui rifornimento di carburanti. Il Jet A, a differenza del A-1, è disponibile sul mercato in quanto non viene importato dal Golfo Persico, dove il commercio è attualmente bloccato a causa della crisi in Iran.
Si tratta di una misura temporanea e da adottare solo in caso di necessità per gestire l’emergenza qualora dovesse presentarsi soprattuto in vista dei mesi estivi.
L’Easa - l’agenzia europea che si occupa della sicurezza aerea - però frena, precisando che il via libera non è generalizzato e non deve essere un invito ad abbandonare il carburante tradizionale. L’utilizzo del cherosene per aerei americano, infatti, presenta dei profili di rischio per la sicurezza dei voli se non utilizzato in maniera opportuna.
Il problema del Jet A non è tanto il carburante in sé, ma la sua gestione negli aeroporti europei. In Europa, infatti, da molti anni quasi tutti gli aerei utilizzano il Jet A-1, quindi piloti, tecnici e operatori sono abituati a lavorare con quel tipo di carburante. Il Jet A è molto simile, ma ha alcune caratteristiche diverse, soprattutto alle basse temperature.
Il rischio nasce se qualcuno pensa che a bordo ci sia Jet A-1 mentre nei serbatoi è presente Jet A. In questo caso potrebbero essere applicate procedure sbagliate o sottovalutati alcuni aspetti tecnici del volo.
L’Easa parla quindi di “fattore umano”, cioè di errori causati da comunicazioni poco chiare, documenti non aggiornati o abitudini consolidate.
Per questo motivo l'agenzia europea per la sicurezza aerea ritiene che l’introduzione del Jet A richieda molta attenzione, formazione del personale e procedure precise, per evitare confusione e garantire la sicurezza dei voli.
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