13 May, 2026 - 15:42

Hantavirus, è l’inizio di una pandemia? Quanto dobbiamo preoccuparci davvero in Italia: il virus spiegato dagli esperti

Hantavirus, è l’inizio di una pandemia? Quanto dobbiamo preoccuparci davvero in Italia: il virus spiegato dagli esperti

Un virus semisconosciuto arrivato dalla “fine del Mondo”. Una crociera da sogno diventata un incubo. Una caccia serrata a inconsapevoli “untori” in giro per i cinque Continenti. La popolazione mondiale potenzialmente in pericolo. 

Il caso del focolaio di Hantavirus Andes, scoppiato sulla nave da crociera MV Hondius, sembrerebbe presentare tutti gli elementi propri per un thriller distopico destinato a scalare le classifiche mondiali, se non fosse che – come a volte accade –  in questo caso di fiction c'è molto poco.

Era il 4 maggio scorso, quando in tutto il mondo si è diffusa la notizia della morte a bordo di una nave da crociera, in viaggio nell’Atlantico, di un 70enne ornitologo olandese ammalatosi – si sarebbe ricostruito qualche giorno dopo – durante una sessione di birdwatching in una discarica di Ushuaia nella Terra del Fuoco argentina.

Era il cosiddetto “paziente zero” dell’epidemia di Hantavirus Andes (un virus trasmesso dai topi e in rarissimi casi trasmissibile da persona a persona) diffusasi sulla nave-focolaio.

Da allora sono successe due cose: si sono attivati i protocolli internazionali in caso di emergenza sanitaria per impedire la diffusione del contagio e hanno cominciato a moltiplicarsi gli appelli di istituzioni, medici ed esperti ad evitare allarmismi ingiustificati tra la popolazione.

L’Hantavirus non è il Covid e non causerà una nuova pandemia. È messaggio che da giorni l’OMS sta cercando di far passare .

Nel frattempo l’emergenza per il nuovo virus ha toccato anche l’Italia dove attualmente ci sono sette persone in isolamento precauzionale (risultati negativi ai test di laboratorio) e sono stati attivati i protocolli sanitari in sei regioni.

Lunedì sera il Ministero della Salute italiano ha diramato la circolare con le misure da adottare per arginare l’eventuale diffusione del virus in Italia. Nel pomeriggio di oggi – mercoledì 13 maggio – il ministro della Salute Orazio Schillaci risponderà in Parlamento ad un’interrogazione sui rischi di diffusione del virus Andes in Italia e sull'efficacia del nuovo piano pandemico nazionale.

La mappa dell’Hantavirus in Italia: cosa sta succedendo da nord a sud

In Italia ad oggi – mercoledì 13 maggio – sono sette le  persone in isolamento in quanto considerate a “rischio”. Da nord a sud, la mappa dell’Hantavirus nel nostro Paese comprende sei regioni: Veneto, Lombardia, Toscana, Campania, Calabria e Sicilia. 

Si tratta in quasi tutti i casi di persone che sono entrate in contatto con la turista deceduta a Johannesburg per Hantavirus dopo aver provato ad imbarcarsi su un volo della Klm diretto nei Paesi Bassi con scalo a Roma.

In mattinata, il ministero della Salute ha comunicato l’esito negativo dei test per quattro di essi, ovvero, il turista inglese in quarantena all’ospedale Sacco di Milano e il suo accompagnatore, la turista argentina ricoverata a Messina con sintomi di una polmonite e il 25enne marittimo calabrese.

Il turista inglese era stato rintracciato e posto in quarantena perché si trovava a bordo del volo Sant’Elena – Johannesburg utilizzato dai 30 crocieristi dell’Hondius sbarcati sull’isola il 24 aprile. La turista argentina, invece, era stata ricoverata a Messina per polmonite. La donna, partita da una zona endemica il 30 aprile scorso, era arrivata in Italia con un volo Buenos Aires-Roma.

Il giovane marittimo calabrese, invece, è uno dei quattro turisti sottoposti a sorveglianza sabato scorso perché sul famoso volo dal Sudafrica, su cui era salita per pochi minuti una delle tre vittime accertate dell’attuale focolaio di Hantavirus.

Insieme a lui c’erano anche un turista, in isolamento a Padova (per il quale ieri è arrivato l’esito negativo ai testi diagnostici) un 24enne di Torre del Greco in Campania e una 37enne fiorentina. Gli ultimi due restano in isolamento precauzionale, ma non manifestano sintomi. 

Nella nota diffusa questa mattina con gli aggiornamenti degli esami diagnostici il ministero ha ricordato ancora una volta che "il rischio connesso al virus resta molto basso in Europa e, dunque, anche in Italia".

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Il Covid si trasmetteva molto rapidamente, da persona a persona. Ed era un virus sconosciuto. L'hantavirus lo conosciamo da decenni, richiede una risposta attenta e la stiamo dando. Viviamo in un mondo globalizzato, i rischi legati alla circolazione dei virus esistono, lo sappiamo. Ma sappiamo anche che servono risposte calibrate e misurate sulla base del quadro epidemiologico. 

Ha spiegato, oggi su La Repubblica, il ministro della Salute, Orazio Schillaci.

Rispetto agli altri Stati europei, infatti, in Italia la situazione resta al momento più tranquilla anche grazie al fatto che sulla nave da crociera focolaio del virus non erano presenti turisti italiani, di conseguenza i casi attualmente sotto osservazione nel nostro Paese sono solo contatti secondari.

Hantavirus, quanto dobbiamo preoccuparci? Ecco cosa dicono gli esperti

Stando all’ultimo bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad oggi sono 10 i casi di Hantavirus confermati (compresi i tre decessi finora registrati) su 11 segnalati. Tutti casi sono il risultato della stessa fonte di contagio, come confermato dall’ECDC a seguito del sequenziamento genetico del virus.

L’OMS ha detto di aspettarsi nuovi contagi nelle prossime settimane, ma sostanzialmente la linea degli esperti e delle autorità sanitarie rimane chiara: non siamo davanti a una nuova pandemia e, allo stato attuale, non ci sono segnali che facciano pensare a uno scenario paragonabile al Covid-19.

La domanda che tutti si fanno, tuttavia, è quanto bisognerebbe preoccuparsi davvero di una possibile esplosione dei contagi?

La valutazione condivisa da Oms, Ecdc e Ministero della Salute è che il rischio per la popolazione generale sia basso o molto basso, anche in Europa. A differenza del Covid, che aveva una trasmissione rapida e sostenuta tra persone, l’hantavirus non si trasmette con la stessa facilità dei coronavirus, e proprio la sua bassa efficienza di contagio tra esseri umani riduce drasticamente la possibilità di una diffusione su larga scala.

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Questo non è il coronavirus. Si tratta di un virus molto diverso. Anche perché l'hantavirus non si diffonde allo stesso modo dei coronavirus. È molto diverso.

Ha ribadito Maria Van Kerkhove, direttrice ad interim del Dipartimento per la prevenzione e la preparazione alle epidemie e pandemie dell’OMS.

La trasmissione può avvenire tramite "il contatto stretto e intimo. E le azioni che si stanno intraprendendo sono precauzionali per prevenire un'ulteriore diffusione".

Ha spiegato la funzionaria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Intervistato da Radio Cusano, il dottor Francesco Vaia, ex direttore dell'Ospedale Spallanzani di Roma, ha rassicurato: 

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“Non dobbiamo assolutamente avere paura di questo virus. È un virus che conosciamo da tanti anni e rarissimamente ci può essere un contagio interumano. In che condizione: ci vuole un contratto strettissimo. Abbiamo gli strumenti per poterlo combattere efficacemente”.

Un altro punto decisivo riguarda l’assenza, al momento, di catene di contagio estese. Le autorità italiane hanno ribadito che non c’è allarme nel Paese e che, anche nel caso dei pochi passeggeri coinvolti nei controlli, il rischio resta remoto. 

A preoccupare – ed è il vero elemento critico – è il periodo di incubazione che può durare fino ad otto settimane rendendo la gestione lunga e complessa. Il fatto, poi, che il 23 aprile 30 passeggeri della nave sono sbarcati nell’Isola di Sant’Elena da dove poi hanno preso aerei, viaggiato e incontrato persone.

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“Il problema è che il 23 aprile sbarcano 30 persone all’isola di Sant’Elena e tornano a casa loro e sono di 12 destinazioni diverse. Questa è la vera preoccupazione oggi: il problema sono quelle 30 persone”.

Ha spiegato l'infettivolgo del San Martino di Genova, Matteo Bassetti, alla trasmissione “Calibro 9” di Francesco Borgonovo su Radio Cusano, sottolineando come i tempi di incubazione del virus possano diventare un problema.

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“E’ questa la più grande preoccupazione. Ci voglio cinquanta giorni. Dobbiamo tenere ancora un po' il fiato tirato. Il problema è se in qualche parte del mondo qualcuno arriva all’ospedale e ha una polmonite da Hantavirus Andes, allora vorrebbe dire che siamo di fronte ad una storia già vista. Speriamo che non succeda”.

Inoltre non è chiaro quando una persona diventi contagiosa e possa infettare altre persone. L’ipotesi più accredita, al momento, è quella per la quale si è contagiosi solo dopo l’insorgenza dei sintomi, ma non ci sarebbero evidenze scientifiche certe. 

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“L'unica incertezza rimane quella relativa alla trasmissione in fase asintomatica.

Ha sottolineato, ad esempio, l'epidemiologo Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in un post Facebook dedicato alla vicenda della Mv Hondius.

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Se si dovesse confermare che a trasmettere l'infezione sono quasi esclusivamente persone con sintomi data la gravità del quadro clinico è relativamente semplice la loro identificazione e conseguente isolamento”.

La posizione prevalente, quindi, è prudente ma rassicurante: sorveglianza sì, allarme no. 


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