Un virus semisconosciuto arrivato dalla “fine del Mondo”. Una crociera da sogno diventata un incubo. Una caccia serrata a inconsapevoli “untori” in giro per i cinque Continenti. La popolazione mondiale potenzialmente in pericolo.
Il caso del focolaio di Hantavirus Andes, scoppiato sulla nave da crociera MV Hondius, sembrerebbe presentare tutti gli elementi propri per un thriller distopico destinato a scalare le classifiche mondiali, se non fosse che – come a volte accade – in questo caso di fiction c'è molto poco.
Era il 4 maggio scorso, quando in tutto il mondo si è diffusa la notizia della morte a bordo di una nave da crociera, in viaggio nell’Atlantico, di un 70enne ornitologo olandese ammalatosi – si sarebbe ricostruito qualche giorno dopo – durante una sessione di birdwatching in una discarica di Ushuaia nella Terra del Fuoco argentina.
Era il cosiddetto “paziente zero” dell’epidemia di Hantavirus Andes (un virus trasmesso dai topi e in rarissimi casi trasmissibile da persona a persona) diffusasi sulla nave-focolaio.
Da allora sono successe due cose: si sono attivati i protocolli internazionali in caso di emergenza sanitaria per impedire la diffusione del contagio e hanno cominciato a moltiplicarsi gli appelli di istituzioni, medici ed esperti ad evitare allarmismi ingiustificati tra la popolazione.
L’Hantavirus non è il Covid e non causerà una nuova pandemia. È messaggio che da giorni l’OMS sta cercando di far passare .
Nel frattempo l’emergenza per il nuovo virus ha toccato anche l’Italia dove attualmente ci sono sette persone in isolamento precauzionale (risultati negativi ai test di laboratorio) e sono stati attivati i protocolli sanitari in sei regioni.
Lunedì sera il Ministero della Salute italiano ha diramato la circolare con le misure da adottare per arginare l’eventuale diffusione del virus in Italia. Nel pomeriggio di oggi – mercoledì 13 maggio – il ministro della Salute Orazio Schillaci risponderà in Parlamento ad un’interrogazione sui rischi di diffusione del virus Andes in Italia e sull'efficacia del nuovo piano pandemico nazionale.
In Italia ad oggi – mercoledì 13 maggio – sono sette le persone in isolamento in quanto considerate a “rischio”. Da nord a sud, la mappa dell’Hantavirus nel nostro Paese comprende sei regioni: Veneto, Lombardia, Toscana, Campania, Calabria e Sicilia.
Si tratta in quasi tutti i casi di persone che sono entrate in contatto con la turista deceduta a Johannesburg per Hantavirus dopo aver provato ad imbarcarsi su un volo della Klm diretto nei Paesi Bassi con scalo a Roma.
In mattinata, il ministero della Salute ha comunicato l’esito negativo dei test per quattro di essi, ovvero, il turista inglese in quarantena all’ospedale Sacco di Milano e il suo accompagnatore, la turista argentina ricoverata a Messina con sintomi di una polmonite e il 25enne marittimo calabrese.
Il turista inglese era stato rintracciato e posto in quarantena perché si trovava a bordo del volo Sant’Elena – Johannesburg utilizzato dai 30 crocieristi dell’Hondius sbarcati sull’isola il 24 aprile. La turista argentina, invece, era stata ricoverata a Messina per polmonite. La donna, partita da una zona endemica il 30 aprile scorso, era arrivata in Italia con un volo Buenos Aires-Roma.
Il giovane marittimo calabrese, invece, è uno dei quattro turisti sottoposti a sorveglianza sabato scorso perché sul famoso volo dal Sudafrica, su cui era salita per pochi minuti una delle tre vittime accertate dell’attuale focolaio di Hantavirus.
Insieme a lui c’erano anche un turista, in isolamento a Padova (per il quale ieri è arrivato l’esito negativo ai testi diagnostici) un 24enne di Torre del Greco in Campania e una 37enne fiorentina. Gli ultimi due restano in isolamento precauzionale, ma non manifestano sintomi.
Ha spiegato, oggi su La Repubblica, il ministro della Salute, Orazio Schillaci.
Rispetto agli altri Stati europei, infatti, in Italia la situazione resta al momento più tranquilla anche grazie al fatto che sulla nave da crociera focolaio del virus non erano presenti turisti italiani, di conseguenza i casi attualmente sotto osservazione nel nostro Paese sono solo contatti secondari.
Stando all’ultimo bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad oggi sono 10 i casi di Hantavirus confermati (compresi i tre decessi finora registrati) su 11 segnalati. Tutti casi sono il risultato della stessa fonte di contagio, come confermato dall’ECDC a seguito del sequenziamento genetico del virus.
L’OMS ha detto di aspettarsi nuovi contagi nelle prossime settimane, ma sostanzialmente la linea degli esperti e delle autorità sanitarie rimane chiara: non siamo davanti a una nuova pandemia e, allo stato attuale, non ci sono segnali che facciano pensare a uno scenario paragonabile al Covid-19.
La valutazione condivisa da Oms, Ecdc e Ministero della Salute è che il rischio per la popolazione generale sia basso o molto basso, anche in Europa. A differenza del Covid, che aveva una trasmissione rapida e sostenuta tra persone, l’hantavirus non si trasmette con la stessa facilità dei coronavirus, e proprio la sua bassa efficienza di contagio tra esseri umani riduce drasticamente la possibilità di una diffusione su larga scala.
Ha ribadito Maria Van Kerkhove, direttrice ad interim del Dipartimento per la prevenzione e la preparazione alle epidemie e pandemie dell’OMS.
La trasmissione può avvenire tramite "il contatto stretto e intimo. E le azioni che si stanno intraprendendo sono precauzionali per prevenire un'ulteriore diffusione".
Ha spiegato la funzionaria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Intervistato da Radio Cusano, il dottor Francesco Vaia, ex direttore dell'Ospedale Spallanzani di Roma, ha rassicurato:
Un altro punto decisivo riguarda l’assenza, al momento, di catene di contagio estese. Le autorità italiane hanno ribadito che non c’è allarme nel Paese e che, anche nel caso dei pochi passeggeri coinvolti nei controlli, il rischio resta remoto.
A preoccupare – ed è il vero elemento critico – è il periodo di incubazione che può durare fino ad otto settimane rendendo la gestione lunga e complessa. Il fatto, poi, che il 23 aprile 30 passeggeri della nave sono sbarcati nell’Isola di Sant’Elena da dove poi hanno preso aerei, viaggiato e incontrato persone.
Ha spiegato l'infettivolgo del San Martino di Genova, Matteo Bassetti, alla trasmissione “Calibro 9” di Francesco Borgonovo su Radio Cusano, sottolineando come i tempi di incubazione del virus possano diventare un problema.
Inoltre non è chiaro quando una persona diventi contagiosa e possa infettare altre persone. L’ipotesi più accredita, al momento, è quella per la quale si è contagiosi solo dopo l’insorgenza dei sintomi, ma non ci sarebbero evidenze scientifiche certe.
Ha sottolineato, ad esempio, l'epidemiologo Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in un post Facebook dedicato alla vicenda della Mv Hondius.
La posizione prevalente, quindi, è prudente ma rassicurante: sorveglianza sì, allarme no.
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