06 Jul, 2026 - 15:41

Haaland affonda il Brasile e Ancelotti: la Norvegia vola ai quarti con il 2-1 sulla Seleção

In collaborazione con
Christian Mocerino
Haaland affonda il Brasile e Ancelotti: la Norvegia vola ai quarti con il 2-1 sulla Seleção

Trentasei anni dopo il calcio cambia ancora una volta il mondo. La Norvegia firma  l’impresa  più grande  della sua storia eliminando il Brasile con un meritato 2-1 e conquistando i quarti di finale del Mondiale.

Il protagonista assoluto è Erling Haaland, autore di una doppietta che lo porta a quota sette reti nel torneo, raggiungendo Lionel Messi e Kylian Mbappé in vetta alla classifica marcatori.

 Per la Seleção è una serata destinata a entrare negli annali: il Brasile, infatti, non veniva eliminato prima dei quarti di finale di un Mondiale dal 1990. Una sconfitta maturata al termine di una partita in cui la Norvegia ha dimostrato maggiore organizzazione, intensità e coraggio, meritando pienamente il passaggio del turno.

Sul banco degli imputati finisce Carlo Ancelotti: dal rigore fallito da Bruno Guimarães alle scelte di formazione e di convocazione che hanno fatto discutere, nulla ha funzionato. Dopo un'eliminazione così pesante, per il Brasile si apre inevitabilmente una fase di profonda riflessione e ricostruzione.

Il rigore che cambia il destino del Brasile

L’inizio di partita si rivela uno dei momenti spartiacque del match. Dopo lo spavento iniziale per la Seleção, con il gol annullato a Berg per posizione di fuorigioco, il Brasile prende coraggio e al 10’ Matheus Cunha viene atterrato in area di rigore. In un primo momento l’arbitro lascia proseguire, ma dopo la revisione al VAR cambia decisione: è calcio di rigore.

Tutti si aspettano Vinícius Júnior dal dischetto, ma la scelta ricade clamorosamente su Bruno Guimarães, decisione sorprendente considerando la sua scarsa abitudine a calciare rigori pesanti. Prima della sfida con la Norvegia, infatti, il centrocampista aveva battuto appena tre rigori in tutta la carriera in partita, tutti trasformati, rispetto a Vinícius, giocatore più abituato a gestire pressioni di questo tipo e già allenato da Ancelotti al Real Madrid.

 Guimarães prende il pallone, rallenta leggermente la rincorsa nel tentativo di spiazzare il portiere e calcia sulla destra, ma Orjan Nyland lo ipnotizza e para senza difficoltà. Un’esecuzione debole e leggibile, che lascia il Brasile senza il vantaggio. La scelta dal dischetto non era però casuale: secondo la gerarchia stabilita dallo staff di Carlo Ancelotti, i rigoristi designati erano altri, con Guimarães più indietro nelle preferenze rispetto ai principali specialisti, mentre Vinícius non figurava tra i tiratori prioritari per la partita.

 Una decisione tecnica, pianificata prima del match, che ha però immediatamente acceso le polemiche in Brasile, dove in molti hanno contestato l’esclusione di Vinícius, ritenuto il riferimento offensivo più affidabile in situazioni decisive.

La Norvegia prende coraggio

Dopo il rigore  parato , l’inerzia della partita cambia completamente. I vichinghi Norvegesi, incominciano a prendere possesso del terreno di gioco.

A certificare il cambio di inerzia e il predominio della Norvegia ci sono anche i numeri: la selezione scandinava chiude la partita con 680 passaggi completati contro i soli 329 del Brasile, oltre a un possesso palla del 66%. Dati che raccontano chiaramente l’andamento della gara , con la Norvegia padrona del gioco e la Seleção di Ancelotti schierata in maniera molto più prudente, pronta a difendersi e a ripartire in contropiede. Dopo il rigore sbagliato, il Brasile ha progressivamente abbassato il baricentro, lasciando iniziativa e ritmo agli avversari, incapaci però di ribaltare l’inerzia del match.

Intorno al 60’, arriva un altro momento chiave della partita. Ancelotti decide di sostituire Matheus Cunha, protagonista di un Mondiale al di sotto delle aspettative, inserendo Endrick.

L’attaccante del Lione impiega meno di un minuto per farsi notare: lanciato in profondità da una imbucata di  Vinícius Júnior, si ritrova a tu per tu con il portiere, ma spreca una  occasione colossale, mandando di poco fuori sulla sinistra il suo tentativo . Ancora una volta è Vinícius a innescare l’azione, l’unico in grado di creare superiorità e pericoli concreti, come già nel primo tempo quando era andato vicino al gol con una sua iniziativa personale.

Più che un gioco corale, quello del Brasile appare però affidato alle giocate dei singoli, con una manovra poco fluida e una squadra schierata in modo troppo prudente, con la nazionale brasiliana che gioca solo ed esclusivamente di contropiede, col baricentro  schiacciato negli ultimi 30 metri. Ancelotti comprende la necessità di maggiore qualità offensiva e sceglie allora di inserire Neymar, alla sua seconda apparizione in questo Mondiale e verosimilmente all’ultima grande presenza della sua carriera iridata.

La firma di Haaland: doppietta che trascina la Norvegia

Fino al 67’, Haaland si conferma il riferimento offensivo della Norvegia, sempre pericoloso nonostante pochi palloni giocabili: in una delle prime occasioni del match si smarca alla perfezione, ma non riesce a deviare il pallone per questione di centimetri.

Al 79’ arriva però il momento che cambia la storia della partita: su un assist delizioso di Schjeldrup, Haaland svetta più in alto di tutti e firma il gol del vantaggio norvegese, facendo esplodere i tifosi vichinghi. A quel punto il Brasile si riversa in avanti alla ricerca del pareggio, ma trova sulla sua strada un Nyland straordinario: in un’azione convulsa, Ajer intercetta un pallone al limite dell’area alzando un campanile insidioso che scende sotto la traversa della propria porta, ma il portiere norvegese si supera e devia sul palo con un intervento miracoloso.

Nel finale, in contropiede, la Norvegia chiude definitivamente il match: ancora protagonista Haaland, servito nuovamente da Schjeldrup, che dal limite dell’area lascia partire un sinistro preciso che si infila nell’angolino, battendo Alisson per il 2-0.

Quando la partita sembra ormai chiusa, al 97’ arriva l’ultimo episodio: Ostigård commette fallo,  entrando troppo ruvido col gomito in area e l’arbitro assegna il rigore. Dal dischetto si presenta Neymar, quasi come in una scena simbolica, come un ultimo regalo dentro una serata ormai segnata, il numero 10 mantiene la freddezza e spiazza il portiere, firmando il suo 80º gol con la maglia del Brasile. Un sigillo dal forte valore emotivo, che sa di chiusura di cerchio più che di semplice rete nel tabellino.

Brasile, la fine di un ciclo

La scelta finale di Carlo Ancelotti di affidare il rigore a Bruno Guimarães rappresenta solo l’ultimo episodio di una serie di decisioni finite al centro delle critiche. A partire dalle convocazioni, il tecnico è stato accusato di aver privilegiato giocatori di grande esperienza ma ormai considerati a fine ciclo come Casemiro, Fabinho e Neymar, a discapito di diversi giovani talenti esclusi o poco valorizzati. Tra le assenze più discusse figurano alcuni dei prospetti più interessanti del calcio europeo e sudamericano, come Estêvão, Rodrygo, João Pedro che con un Brasile a corto di idee potevano dare quella freschezza, e talento in più.

Anche il ruolo dell’attaccante è stato oggetto di dibattito: Matheus Cunha non ha convinto nel corso del torneo, mentre altri profili come Igor Thiago, secondo miglior marcatore  in Premier League, ed Endrick, entrato e subito incisivo nelle sue apparizioni, non hanno trovato il giusto spazio per incidere con continuità.

Al termine della gara, lo stesso Ancelotti ha provato a tracciare una linea di lettura sul futuro del progetto, dichiarando: “Fa male uscire così, ma questo non è un punto di arrivo. È l’inizio di un nuovo ciclo.”

Alla fine, l’immagine simbolo di questa notte è tutta nelle lacrime incontenibili di Neymar nella sua ultima “last dance” in maglia verdeoro: un momento che sembra chiudere idealmente un cerchio. Dall’altra parte, la Norvegia celebra il passaggio del turno tra abbracci e urla di gioia, con Haaland ancora protagonista assoluto e i compagni che si raccolgono nella tradizionale “viking row”, ormai diventata un’immagine iconica della nazionale scandinava. Un contrasto netto con il Brasile, rimasto immobile sotto il peso dell’eliminazione e delle inevitabili domande sul futuro.

Per la Seleção si chiude così una notte amara, fatta di rimpianti, scelte discusse e di un progetto che dovrà necessariamente ripartire. Per la Norvegia, invece, si apre un sogno.

A cura di Christian Mocerino

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