Lo showrunner e creatore di "Squid Game" ha parecchie cose in serbo per gli appassionati della serie Netflix.
Neanche il tempo di riprendersi dal cliffhanger che conclude la seconda stagione dello show, che Hwang Dong-hyuk annuncia di aver già in mente alcuni possibili spin-off per espandere quell'universo.
Non solo, l'autore di quello che, a tutti gli effetti, è ormai un fenomeno globale anticipa cosa dobbiamo aspettarci dalla terza stagione, che chiuderà la serie principale e la storia del suo protagonista Seong Gi-hun.
Che il destino di "Squid Game" fosse quello di espandersi in un vero e proprio universo di storie e sviluppi molteplici era cosa nota. Del resto, era difficile aspettarsi che Netflix lasciasse morire un simile successo.
Lo stesso Hwang aveva confermato che diverse cose fossero già in cantiere, a partire dal sempre più probabile remake statunitense firmato da un regista del calibro di David Fincher.
Tuttavia, forse in pochi si aspettavano che le idee su come portare avanti l'eredità dello show fossero già in movimento anche nella testa dello stesso showrunner. È proprio lui, invece, a raccontare all'Hollywood reporter di aver già cominciato a pensare a quali potrebbero essere le possibili storie su cui incentrare i progetti futuri.
Dal suo punto di vista, infatti, ci sono alcuni personaggi e linee narrative lasciate aperte dalla serie che meritano di essere approfondite. In particolare, Hwang sottolinea come si stia concentrando sul gap temporale di tre anni tra la prima e la seconda stagione e su cosa può essere successo in quel lasso di tempo ad alcuni volti noti dello show.
Hwang chiarisce che, nelle sue intenzioni attuali, non si tratterà di un ulteriore seguito della storia di Gi-hun, sebbene lasci uno spiraglio ancora aperto, ricordando come fosse convinto di terminare la serie con la prima stagione, salvo poi ripensarci.
A giudicare dalle sue parole, però, lo showrunner della serie sudcoreana sembra aver capito cosa vogliono i fan di un determinato universo narrativo. Non la ripetizione costante, anche se con lievi variazioni, di personaggi, avventure e dilemmi morali, ma nuove storie che indaghino i punti lasciati in sospeso dalla principale.
È quello che fa, ad esempio, "Rogue One" con la saga di "Star Wars" e, non a caso, è uno dei film recenti di quel franchise più amati dai fan.
Ecco, allora, che "Squid Game" dovrebbe davvero concludersi con la terza stagione in arrivo quest'anno (sebbene Netflix non abbia ancora indicato una data di uscita ufficiale), che sarà incentrata sulla vera e propria resa dei conti tra il protagonista e il Front Man, come Hwang anticipa in un'altra intervista recente.
Mentre il primo sarà alle prese con il fallimento della sua rivolta contro gli organizzatori del gioco, costata la vita a tanti suoi compagni e al suo amico Jung-bae, il secondo continuerà a perseguitarlo e tormentarlo come fatto nella seconda stagione, nella quale si era finto suo alleato nella lotta contro l'organizzazione.
Un personaggio, quello del Front Man interpretato da Lee Byung-hun, che lo showrunner vede come il lato oscuro di Gi-hun.
Anche lui ha partecipato allo Gioco del Calamaro uscendone vincitore ma, al contrario del protagonista, le crudeltà cui ha assistito non hanno fatto sorgere in lui una coscienza e uno spirito di rivalsa ma, al contrario, lo hanno completamente disumanizzato. I sentimenti che prova verso Gi-hun, quindi, sono di odio ma anche di invidia, perché il suo avversario è riuscito a conservare tutto ciò che lui ha perso.
La terza stagione esplorerà molto da vicino questo conflitto etico tra i due e, quando l'Hollywood reporter gli chiede se ci sia ancora possibilità di redenzione per il Front Man, Hwang replica chiaramente che "la terza stagione risponderà a questa domanda".
Si prospetta, dunque, un finale epico per la serie che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo nel 2021.
Un destino curioso, quello di "Squid Game". Nata come serie su cui Netflix puntava per il mercato asiatico ma per la quale non aveva grandi aspettative a livello globale, lo show sudcoreano è diventato il più visto in assoluto nella storia della piattaforma streaming.
Un esito imprevisto sulla carta, ma che ha delle ragioni ben precise se si analizza il contesto sociale nel quale la serie ha trovato il proprio successo.
Nata a partire dalle riflessioni impietose del suo creatore sulle disuguaglianze sociali che caratterizzano la Corea del Sud, "Squid Game" arriva sugli schermi mentre il mondo si leccava le ferite dalla prima di una serie di drammatiche ondate di una pandemia devastante.
L'ordine economico mondiale mostra tutta la sua precarietà sotto i colpi del Covid-19 che, come tutte le crisi, mette in luce le contraddizioni e gli errori di un Occidente che si scopre fragile. Un dramma sanitario che si trasforma in una tragedia sociale ed economica, nella quale a farne le spese sono soprattutto le classi più svantaggiate.
Esplodono così una rabbia e un'insoddisfazione covati per anni dietro l'illusione di un benessere solo apparente, che trovano nella condizione di Gi-hun un riflesso perfetto. Un uomo disperato, abbandonato da una società senza scrupoli che non si cura di lui e lo lascia indietro per favorire chi ha già tutto, lasciandogli come unica alternativa la partecipazione a un gioco mortale.
La fortuna mondiale di "Squid Game" risiede nella capacità del suo autore di aver visto questo declino nella sua società e di averlo saputo raccontare attraverso una parabola efficace. Un racconto che sbatte in faccia allo spettatore l'orrore in cui si è trasformato il mondo in cui vive e che ogni giorno fa finta di non vedere.