Secondo quanto raccolto da una fonte attendibile della nostra redazione, le ragioni della rottura tra Giuntoli e Allegri si possono riassumere in due punti chiave. Analizzandoli, cari lettori, capirete perché, al termine della finale di Coppa Italia, è accaduto ciò che avete visto in diretta:
- Dichiarazioni Pubbliche: Le ripetute dichiarazioni pubbliche di Giuntoli, che sembravano voler riconfermare Allegri come allenatore, erano solo di facciata.
- Manovre di Mercato: Le due operazioni di mercato invernale, portate a termine dal direttore tecnico, hanno introdotto rinforzi che non rispondevano alle esigenze del tecnico, escludendo i giocatori richiesti da Allegri.
Mentre Giuntoli continuava a confermare pubblicamente Allegri, elogiandolo in diverse occasioni (ad esempio, in occasione delle 400 panchine bianconere, esprimendo il desiderio che potesse arrivare a 700), stava contemporaneamente cercando un possibile sostituto, consapevole che Allegri fosse a conoscenza della situazione. I nomi che circolavano tra i candidati includevano De Zerbi e Thiago Motta.
Durante l'inverno dello scorso anno, in piena finestra di mercato, Giuntoli doveva intervenire per colmare le lacune a centrocampo dovute alle assenze di Pogba (squalificato per doping) e Fagioli (squalificato per il caso delle scommesse).
L'obiettivo era rinforzare la squadra per competere fino alla fine per il titolo. Tuttavia, mentre Allegri preferiva giocatori come Bonaventura o Pereira, Giuntoli portò a Torino Djalò e Alcaraz, che furono praticamente inutilizzati.
Alla fine, questi nuovi arrivi si rivelarono non solo poco utili, ma anche un pretesto per mettere in difficoltà Allegri, con l'intento di screditarlo agli occhi dei giornalisti più vicini all'ambiente juventino.
Una manovra simile a quella di Vaciago, quando Allegri gli diceva:

un chiaro riferimento a dinamiche interne e occulte.