Nel settembre 2023, il 20enne Alessandro Leon Asoli è stato condannato a 30 anni di reclusione per aver ucciso – avvelenandolo con un piatto di penne al salmone – il patrigno, Lorenzo Grimandi, e per aver tentato di uccidere, con le stesse modalità, la madre Monica Marchioni, che è miracolosamente sopravvissuta. Per ricostruire la sua storia dall’inizio, dobbiamo fare un passo indietro.
Alessandro Leon Asoli nasce nel 2001 dalla relazione tra Monica Marchioni e Davide Asoli, che si allontanano quando lui ha appena quattro mesi. Cresce con la madre – in costante contatto con il padre e i nonni – nel Bolognese.
È un bambino solare, educato e rispettoso; da adolescente, un ragazzo che, nonostante qualche problemino – la svogliatezza nel frequentare la scuola, l’insicurezza e un accenno di ipocondria – è tranquillo e obbediente.
Ha 18 anni quando, per la prima volta, la madre e il nuovo compagno, Lorenzo Grimandi – con cui è sempre andato d’accordo – iniziano a notare in lui un cambiamento. Leon, con il passare del tempo, diventa sempre più “strano”.
avrebbe dichiarato più avanti la madre, raccontando che dal gennaio del 2021 il cambiamento in lui fu drastico. Sono i giorni in cui i principali tg nazionali riportano la notizia dell’uccisione, da parte di Benno Neumair, dei genitori Peter e Laura a Bolzano.
Monica Marchioni, sempre più spaventata dal figlio, inizia a chiudersi a chiave in camera da letto mentre dorme, come prima di lei aveva fatto la madre di Benno. Al tempo stesso, chiede aiuto, facendo visitare il figlio – che appare sempre più menefreghista – da diversi esperti.
Leon mette sia Monica che Lorenzo alla prova. Dice loro di avere intenzione di togliersi la vita, ma anche di essere una persona cattiva. Sembra quasi che voglia indebolirli psicologicamente. In effetti, a un amico dice: “Sto facendo sclerare i miei”.
Sfiniti, Monica e Lorenzo, a un certo punto, lo cacciano di casa, assicurandogli comunque un tetto sulla testa: gli prendono in affitto un appartamento tramite Airbnb. Leon, però, continua a far loro pressioni: gli racconta di voler fare i soldi, di voler stringere un patto con il diavolo. Quando parla, usa sempre un tono canzonatorio.
Poi, la sera del 15 aprile 2021, si spinge oltre. Il ragazzo, ormai 19enne, si offre di preparare la cena – un piatto di pasta con panna e salmone – per tutti. Quando la madre la assaggia, si accorge subito che ha un sapore strano e, insospettita, smette di mangiare. Lorenzo, per accontentare il figliastro, va avanti.Qualche ora dopo, sarebbe morto per avvelenamento. Si sarebbe scoperto, infatti, che nella pasta era stato messo del nitrito di sodio.
Monica, miracolosamente, riesce a salvarsi: mentre Lorenzo è in preda ai primi effetti del veleno, in salotto, il figlio la convince a seguirlo in camera da letto, le offre un bicchiere d’acqua (anch’esso avvelenato) e tenta di strangolarla.Sono i vicini di casa che, accortisi delle urla disperate della donna, danno l’allarme. Quando i carabinieri arrivano, Leon le dice: “Hai visto cosa hai combinato?”.
Dopo una serie di cure, la donna è stata giudicata fuori pericolo, ma per sempre dovrà fare i conti con quanto subito da parte del figlio e con la perdita del suo “Lollo”. In un’intervista rilasciata a Elisa De Marco per il podcast “Elisa True Crime”, ha dichiarato che non riuscirà mai a dimenticare gli occhi che Leon aveva quella sera, né il fatto che, mentre la aggrediva, continuasse a ripeterle: “Perché non muori?”.
Monica Marchioni ospite del podcast "Elisa True Crime" di Elisa De Marco.
Con l’aiuto di una psicoterapeuta, è riuscita, almeno in parte, a ricostruirsi una vita. “Vado avanti perché è stato deciso che io sopravvivessi”, dice nell’intervista. Insieme alla giornalista e criminologa Cristina Battista ha scritto il libro “Era mio figlio e voleva uccidermi”. Leon, invece, è stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione.
Dopo aver negato la ricostruzione dei fatti della madre – sostenendo che fosse stata lei ad avvelenare se stessa e il patrigno – ha confessato. “Sono stato io a fare ciò di cui mi accusavano e voglio chiedere scusa alle persone a cui ho fatto del male, spero che un giorno mia madre possa perdonarmi”, le parole da lui pronunciate in aula.
Secondo i giudici, avrebbe premeditato il delitto, acquistando diverse sostanze tossiche su Internet utilizzando la carta di credito della madre, perché – per via delle sue vicende di vita – se ne sentiva pressato. Motivazioni simili a quelle che ispirarono, tanti anni fa, il famoso “delitto di Novi Ligure”.