I beneficiari della Legge 104/92 e i familiari che assistono i parenti disabili hanno diritto a molte agevolazioni, sia di natura economica che non. Infatti, la necessità di prendersi cura di un familiare è sufficiente per ottenere molte agevolazioni lavorative.
La possibilità di lavorare da casa, in tutto o in parte, potrebbe rivelarsi molto utile: lo smart working, dopo gli anni della pandemia, è entrato a far parte delle vite delle persone, anche delle loro stesse abitudini.
Anche per le stesse aziende, in molti casi, il lavoro agile o, quanto meno la modalità di lavoro ibrida, risulta essere anche più conveniente concedendo la possibilità di risparmiare sui consumi.
Nell’articolo, vediamo se chi beneficia della Legge 104 ne ha diritto.
Oggi più che in passato, le aziende offrono ai propri lavoratori dipendenti la possibilità di lavorare in smart working. Con l’entrata in vigore della Legge n. 293/2024, sono state introdotte novità molto importanti e il Collegato Lavoro ha stabilito nuove regole per i datori di lavoro proprio in materia di smart working.
Si tratta di un accordo, non obbligatorio, che il datore di lavoro sigla con i propri lavoratori dipendenti. Totale o parziale, il lavoro da remoto rappresenta un vantaggio sia per l’azienda che per gli stessi lavoratori.
Tuttavia, lo smart working non è un diritto per i lavoratori dipendenti che beneficiano della Legge 104/92. Invece, se un’azienda decide di stipulare un accordo per lavorare da remoto deve dare la priorità ai lavoratori con figli di età fino a 12 anni oppure con figli senza limiti d’età, quando viene accertato uno stato di disabilità ai sensi della Legge 104.
In tale priorità rientrano anche i caregiver, ovvero coloro che assistono un familiare disabile.
Quindi, più che un diritto si può parlare di priorità al lavoro agile per i lavoratori beneficiari della Legge 104.
Appurato che lo smart working non rientra tra i diritti dei lavoratori titolari della Legge 104, quando previsto, per beneficiarne, è necessario comunque rispettare requisiti e condizioni.
È necessaria la presenza di un accordo scritto tra azienda e lavoratore, nel quale devono essere previsti i tempi di riposo e le misure che garantiscano al lavoratore la possibilità di disconnettersi dagli strumenti tecnologici.
A differenza degli altri lavoratori, le mansioni che devono essere affidate al lavoratore disabile devono essere compatibili proprio con lo smart working.
Anche le persone con disabilità che non possiedono la certificazione ai sensi della Legge 104 possono fare richiesta per lavorare da remoto, ma in questo caso non avranno la priorità. Un esempio di questa situazione riguarda coloro che non hanno ancora effettuato la visita medica presso la Commissione medica competente per il riconoscimento della disabilità.
Le ore di lavoro in smart working possono essere svolte in casa propria, ma anche presso l’abitazione del familiare che lo assiste. A meno che non ci siano accordi diversi con l’azienda, la legge lascia al lavoratore ampia discrezionalità.
È fondamentale, in ogni caso, che il luogo abbia tutte le caratteristiche necessarie tali da consentire la regolare esecuzione della prestazione, in condizioni di sicurezza.
La stessa contrattazione collettiva di riferimento potrebbe individuare i luoghi più o meno idonei allo svolgimento dello smart working.
La Corte di Cassazione si è espressa sullo smart working e la disabilità. Il datore di lavoro deve, prima di tutto, valutare la richiesta dei lavoratori. Deve, altresì, considerare possibili adattamenti ragionevoli per favorire l'inclusione lavorativa.
Se un'azienda ha già un accordo per il lavoro agile e una persona con disabilità ai sensi della Legge 104 ne fa richiesta, il datore di lavoro deve rispondere positivamente. Se necessario, vanno adottati gli accomodamenti ragionevoli, salvo che non sussistano motivi oggettivi che impediscano la concessione.
La Legge 104/92 offre agevolazioni a chi assiste familiari disabili, ma lo smart working non è un diritto per i beneficiari di questa legge. È una priorità che può essere concessa dalle aziende, soprattutto per chi ha figli disabili o necessita di assistenza.
Per accedervi, è necessario un accordo scritto con l'azienda, e le mansioni devono essere compatibili con il lavoro remoto. Le persone con disabilità senza certificazione della Legge 104 non hanno priorità, ma possono fare richiesta. Le ore di lavoro possono essere svolte a casa o a casa del familiare assistito.
La Corte di Cassazione ha stabilito che i datori di lavoro devono valutare le richieste e considerare adattamenti ragionevoli.