Si è aperto lo scorso 27 febbraio a Bologna il processo che vede imputati, davanti alla Corte d'Assise d'Appello, Shabbar Abbas, la moglie Nazia Shaheen, il fratello Danish Hasnain e i due nipoti Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq (finora assolti) per l'omicidio della giovane Saman, avvenuto a Novellara (Reggio Emilia) nell'aprile del 2021.
In primo grado, i genitori della ragazza sono stati condannati all'ergastolo; lo zio a 14 anni di reclusione. Le loro difese puntano a un'attenuazione delle pene. La Procura, invece, è convinta che pianificarono il delitto per motivi di "onore", avendo la 18enne cercato la propria indipendenza dalla famiglia, dopo il rifiuto di sposare il cugino al quale era stata promessa in Pakistan.
Dello stesso avviso l'avvocato che assiste l'allora fidanzato, Saqib Ayub, parte civile nel procedimento.
Ieri, 3 marzo 2025, la legale Barbara Iannuccelli è intervenuta a "Fatti di nera", programma condotto da Sharon Fanello e Gabriele Raho, in onda dal lunedì al venerdì su Cusano Italia Tv (canale 122 del digitale terrestre) e in streaming su Cusano Media Play.
"Un anno prima della sua scomparsa, Saman aveva conosciuto tramite il suo smartphone un ragazzo che viveva in Belgio ed era partita per incontrarlo. Quando tornò a casa, non accadde nulla, nonostante fosse già stata promessa a un suo cugino pakistano, poiché il 'tradimento' rimase in famiglia", ha dichiarato.
"Non c'erano state pubblicazioni sui social, ostentazioni del rapporto. Nel caso di Saqib, è andata diversamente. I giovani avevano messo online la foto di un loro bacio, quindi tutto il Pakistan era stato messo di fronte alla condotta 'eversiva' di Saman, cosa che aveva creato una grande vergogna in capo alla famiglia", ha aggiunto.
"Nello scatto, Saman non indossava il velo né abiti tradizionali e baciava una persona diversa rispetto a quella a cui era stata promessa, in un Paese dove ancora vige il delitto d'onore. Per questo è stata uccisa. Il povero Saqib non ha fatto nulla, non è individuabile come movente, anche se nella sentenza viene tratteggiato in maniera negativa", ha spiegato ancora l'avvocato.
Il riferimento è al punto in cui la Corte d'Assise di Reggio Emilia individua, tra i motivi dell'uccisione della 18enne, una lite consumatasi tra lei e i genitori pochi istanti prima. "Shabbar ha dichiarato in aula di aver chiamato suo fratello non per far uccidere Saman, ma per far picchiare Saqib. Era convinto, infatti, che stesse aspettando la figlia alla fine del viottolo per portarla via".
Una ricostruzione che contraddirebbe quella emersa dopo l'analisi di una serie di filmati che riprendono i familiari alle prese con la preparazione del delitto; in particolare, della fossa in cui Saman fu seppellita, secondo gli esperti "profondissima" e scavata, dunque, in almeno due diverse occasioni.
Sul riconoscimento dell'aggravante della premeditazione si giocherà il processo in corso a Bologna. Per l'avvocato Iannuccelli, sulla sua sussistenza non ci sarebbero dubbi. "Il 26 aprile del 2021 Saman e Saqib si scambiarono alcuni messaggi dal chiaro contenuto sessuale, facendo riferimento a un rapporto già consumato", ha affermato.
"La mattina successiva, il fratello della giovane registrò la chat e la mostrò ai genitori. Nel pomeriggio, Saman sentì sua madre parlare con lo zio in Pakistan e dirle: 'Bisogna ucciderla, bisogna finire il lavoro'. Il 28 mattina, Shabbar prenotò un biglietto di sola andata per il Pakistan; il 29 acquistarono quello di Nazia", ha continuato.
"Quella sera, i due cugini di Saman furono ripresi dalle telecamere di sorveglianza con delle pale in mano. Il 30, a mezzanotte, la ragazza fu ripresa mentre usciva di casa insieme ai genitori". Dalle indagini è emerso che si diressero verso le serre adiacenti la loro abitazione, dove Saman fu strangolata.
"Non ci fu nessuna lite. Non so cosa le avessero detto, ma nel fimato si vede la giovane seguirli tranquillamente. Secondo me - ha concluso l'avvocato - quanto accaduto è abbastanza chiaro, poi ditemi voi se non c'è la premeditazione".