04 Mar, 2025 - 13:59

Sparò contro 6 immigrati nel 2018, liberato Luca Traini: cosa c'entra con Salvini?

Sparò contro 6 immigrati nel 2018, liberato Luca Traini: cosa c'entra con Salvini?

Finita la pena di Luca Traini, il 36enne che sette anni fa decise di vendicare l'omicidio di Pamela Mastropietro compiendo un attentato a Macerata. L'uomo aprì il fuoco contro sei nordafricani con una pistola e successivamente fu arrestato dalle forze dell'ordine. L'uomo, all'epoca 28enne, fu condannato per strage a 12 anni e il tribunale ora ha accolto la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali chiesta dalla difesa.

Negli anni, Traini ha ammesso più volte che l'esperienza in carcere è stata importante per fargli cambiare pensiero e portarlo su una strada diversa. Anche il suo avvocato, Sergio Del Medico, ha ribadito che l'assistito ha avuto modo di riflettere su quanto accaduto sette anni fa pentendosi di aver ferito sei persone. Traini intende risarcire i feriti, ha spiegato Del Medico.

La sparatoria di Macerata si inserisce in un contesto storico molto complesso. Mancava un solo mese alle elezioni del 4 marzo 2018 quando Traini decise di fare giustizia a Pamela Mastropietro aprendo il fuoco contro sei persone a caso. La politica condannò il gesto, la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni definiì quando accaduto come "folle" nel 2018. Ma non tutti sono stati dello stesso avviso: Salvini spiegò che quel gesto era colpa di chi saveva riempito l'Italia di immigrati.

La sparatoria di Luca Traini: il gesto politico dietro la follia

Nessuno sapeva chi fosse Luca Traini prima del 3 febbraio 2018. Il 28enne era conosciuto solo a Corridonia, un comune maceratese di poco più di 14mila persone, dove alle elezioni locali del 2017 si era presentato con l'allora Lega Nord già guidata da Matteo Salvini e trasformata in un partito di destra da qualche anno - abbandonando le sue ambizioni secessioniste.

Traini era noto nell'ambiente per nutrire simpatie verso l'estrema destra rappresentata dai movimento Forza Nuova e Casapound. Tuttavia, quando nel 2017 si candidò fra le fila del Carroccio non raccimolò neanche un voto.

Il nome di Luca Traini divenne tristemente noto quando decise di vendicare, a suo dire, la vita di Pamela Mastropietro - la ragazza 18enne uccisa da Innocent Oseghale il 30 gennaio 2018. L'uomo aprì il fuoco su sei persone, quel 3 febbraio non ci furono vittime ma tutti i coinvolti rimasero feriti.

Salvini e il caso Traini: dalle accuse alla sinistra al video

Tutti condannano il gesto di Traini e scatta, a un mese dalle elezioni generali, l'allarme sul ritorno dell'estrema destra. Basti pensare all'ex premier e all'epoca esponente del Pd Matteo Renzi che etichettò il gesto come insano, o al leader del partito di centrosinistra "Liberi e Uguali", Pietro Grasso che definì Traini un terrorista di estrema destra.

Anche gli esponenti più conservatori condannarano il gesto senza esitazione. L'attuale presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, disse che l'attentanto era terribile ma anche che il problema dell'immigrazione andava affrontato come la sinistra, al governo dal post-Berlusconi, non aveva fatto. Anche il leader di Forza Italia Berlusconi definì Traini uno squilibrato.

Un po' meno di condanna le parole dell'attuale vicepremier Matteo Salvini che spiegò che il gesto del 28enne, per quanto grave, era da intendersi come frutto dell'immigrazione incontrollata. Parole che all'epoca suonavano come una giustificazione del gesto e che hanno portato a reazioni avverse da parte del centrosinistra. Basti pensare a Renzi:

virgolette
Salvini soffia sul fuoco della paura e poi si stupisce se qualcuno impazzisce e spara per strada. L'Italia non ha bisogno di odio, ma di sicurezza e umanità

Nei giorni successivi all'attentato è comparso un video dove Salvini qualche tempo prima, presumibilmente 2015 o 2016. Il filmato è stato diffuso dal canale YouTube del sito web "Cronache Maceratesi" ed è possibile vedere sul braccio di Traini un tatuaggio di una croce celtica, simbolo legato all'estremismo di destra. Quando i giornali chiesero al leader della Lega se sarebbe andato a trovare i feriti nell'attentato lui rispose:

virgolette
Se andrò a trovare le persone ferite da Traini? I primi che voglio incontrare sono i familiari della vittima massacrata, fatta a pezzi e abbandonata in una valigia

Il leader della Lega ha condannato l'attentato a "Italia 18", rubrica di SkyTg24, qualche giorno dopo - 12 febbraio - e ribadì che il suo partito non ebbe responsabilità nell'accaduto. 

La politica ha dimenticato Luca Traini

Da mostro da sbattere in prima pagina a sbiadito ricordo di un passato neanche troppo remoto. L'uscita dal carcere dell'attentatore di Macerata sembra non smuovere la politica, oggi impegnata a pensare a tutt'altro. Nel corso degli anni, Luca Traini ha sempre affermato di essere profondamente pentito di quello di che ha fatto sette anni fa. 

L'uomo si è anche scusato con le vittime, segno che durante gli anni di carcere ha potuto riflettere sull'accaduto e giungere alla conclusione che il gesto fosse avventato. Oggi forse è un bene che la politica non commenti quanto accaduto sette anni fa, anche per dare un'occasione a un uomo rinato di trovare la sua strada nel mondo.

L'articolo in tre punti

  • Il gesto e la condanna di Traini: Nel 2018, Luca Traini aprì il fuoco su sei nordafricani a Macerata, tentando di vendicare l'omicidio di Pamela Mastropietro. Fu condannato a 12 anni per strage, e durante la detenzione ha dichiarato di essersi pentito, chiedendo scusa alle vittime e dicendo di risarcirle.
  • Le reazioni politiche: Il gesto di Traini suscitò forti reazioni politiche. Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi lo condannarono, ma sottolineando anche il problema dell’immigrazione. Matteo Salvini, pur condannando l'atto, lo interpretò come una reazione all'immigrazione incontrollata, suscitando critiche dalla sinistra.
  • Il pentimento di Traini e la politica odierna: Traini, ormai fuori dal carcere, ha espresso profondo pentimento per le sue azioni, ma la politica sembra aver perso interesse nel caso, forse per non alimentare divisioni. Il suo pentimento sembra essere il risultato di anni di riflessione durante la detenzione.

 

 

 

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Francesco Fatone
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