08 Mar, 2025 - 08:05

La festa della donna non è la festa della mamma, ecco perché

La festa della donna non è la festa della mamma, ecco perché

La retorica che vede la figura femminile indissolubilmente legata al ruolo della madre è estremamente problematica. Questa narrazione è profondamente radicata nella nostra cultura e nella società umana in generale, e spesso è utilizzata per definire e limitare i ruoli femminili. Questa associazione, che idealizza la maternità come destino naturale e primario della donna, ha implicazioni che ostacolano il pieno riconoscimento della donna come soggetto autonomo ed eguale.

Donna uguale mamma 

L’idea radicata nella tradizione, che vede la maternità come il compito principale della donna, si basa su una visione essenzialista e utilitarista che lega il femminile alla sola capacità riproduttiva. Ridurre la figura della donna al ruolo di madre, esclude altre dimensioni della vita di una donna, come la carriera, l'autorealizzazione o la libertà di scelta, e porta ad una strumentalizzazione del corpo femminile, riducendo la donna a un mezzo per la riproduzione e la perpetuazione della società.

Le donne fanno i figli, gli uomini no 

Questo stereotipo, impone alle donne standard irraggiungibili e le confina in un ruolo di cura e servizio, che storicamente hanno ricoperto e che sul quale la società fa ancora troppo affidamento. Ma la figura del genitore è appunto una figura che si lega ad un ruolo e ad un compito specifico, quello di crescere la prole. Per questo motivo non è necessariamente declinata a partire dal sesso, e dovrebbe essere associata ad entrambi i generi. Perché, sembra banale dirlo, ma i figli si fanno in due, e la figura paterna è importante tanto quanto quella materna.

Bianca Balti la mamma guerriera

Una modella, ma soprattutto una madre: di esempi lampanti di questa retorica riduzionista del femminile possiamo trovarne molti, ma forse in ordine di tempo il più lampante ce lo ha regalato Carlo Conti, che nel presentare Bianca Balti come co-conduttrice non ha potuto fare a meno che introdurla al pubblico come una donna, una guerriera, ma soprattutto una madre. A riconferma del fatto che il principale obiettivo di una donna, ciò che la rende davvero donna, è il fatto di essere madre. Ovviamente non si possono negare le differenze biologiche tra uomo e donna, così come non si possono negare le caratteristiche fisiologiche che vincolano la donna al percorso della gravidanza, ma quello dobbiamo ricordarci (e accettare) è che non tutte le donne desiderano figli. E non ci sono motivazioni particolari da ricercare, se non quelle della volontà e della libertà personale. 

Le donne senza figli e lo stigma sociale

La narrazione che vede le donne trovare la loro vocazione nella maternità è tossica ed estremamente marginalizzante non solo per tutte quelle donne che semplicemente non vogliono avere figli, ma anche e soprattutto per tutte le persone che non riescono ad averne. Il senso di inadeguatezza che accompagna chi manca questo “obiettivo” è a tutti gli effetti una violenza provocata dalla cultura patriarcale, che santifica la figura materna ed etichetta come "egoista" o "incompleta" la donna che non vuole, non può o non riesce a diventarlo.

 “Ancora niente bambini?” “Ma un figlio quando lo fai?” “Se non fai un figlio ora che puoi, poi te ne pentirai in futuro” ogni donna in vita sua si è sentita rivolgere almeno una volta nella vita queste (e altre) frasi fatte, e si è ritrovata a dover giustificare il fatto di non aver rispettato le aspettative sociali. E poco importa il vero motivo, perché l’obiettivo di una narrazione simile è quello di invadere la vita delle donne e regolamentarla attraverso il senso di colpa e la stigmatizzazione.

La Giornata della donna, è per tutte le donne

La Festa della Donna non è la festa della mamma, ed è importante rimarcare il fatto che la ricorrenza non nasce per celebrare la donna in quanto madre, ma proprio per riaffermare l'importanza della lotta per i diritti delle donne, in particolare per la loro emancipazione, ricordando le conquiste sociali, economiche, politiche e portando l'attenzione su questioni come l'uguaglianza di genere, le discriminazioni di genere e le violenze contro le donne.

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Chiara Cipolloni
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