I primi due mesi del 2025 fanno già registrare un primo record per il Governo Meloni: l’utilizzo dei voli di Stato da parte dei membri dell’esecutivo.
Tra gennaio e febbraio 2025, gli ‘aerei blu’ hanno volato in media ogni 2 giorni e mezzo, a spese dei contribuenti italiani che per ogni volo di Stato pagano in media 28mila euro.
Considerati la quintessenza dei privilegi della casta politica, tuttavia, il ricorso ai voli di Stato in alcuni casi è necessario e inevitabile. Per limitare l’uso disinvolto della flotta aerea istituzionale, in Italia esiste una legge che regola l’accesso a tali voli da parte di politici ed esponenti delle istituzioni. I voli di Stato devono, infatti, essere motivati da ragioni istituzionali e/o di sicurezza e devono essere autorizzati.
Il 2024 si era già chiuso con numeri da record per il Governo Meloni, e il 2025 sembra essere iniziato allo stesso modo. Ecco, allora, qualche dato relativo all’utilizzo dei voli di Stato da parte dei membri dell’esecutivo di Giorgia Meloni.
Nei mesi di gennaio e febbraio del 2025, gli aerei del 31esimo Stormo dell'Aeronautica militare italiana hanno effettuato 25 voli ufficiali per accompagnare i membri del Governo nei loro viaggi istituzionali. Nello stesso periodo del 2024 erano stati ‘solo’ 17.
La media è di un volo di stato ogni due giorni e mezzo. Dal conteggio sono esclusi i voli di Stato della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, a differenza di tutti gli altri, non devono essere autorizzati.
I dati ufficiali dei voli di Stato sono pubblicati – come previsto dal decreto legge 98/2011 firmato dall’allora premier Mario Monti – in un’apposita sezione del sito della Presidenza del Consiglio.
Non devono essere autorizzati, e quindi non compaiono nell’elenco pubblicato, neanche i voli coperti da segreto di Stato.
Ogni volo costa in media alle casse dello Stato circa 28 mila euro, cifra che, moltiplicata per 25, fa circa 700 mila euro. Si tratta di una cifra indicativa, dal momento che non tutti i voli hanno lo stesso costo.
Nei primi mesi del 2025, i ministri che hanno viaggiato più spesso su aerei di Stato sono stati i titolari dei ministeri degli Esteri e della Difesa. Un dato giustificato dalla necessità di spostarsi spesso legata al ruolo ricoperto.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha richiesto l’aereo di Stato sei volte per le sue visite istituzionali all’estero, tra Berlino, Hammamet (dove ha partecipato alle commemorazioni dei 25 anni della morte di Craxi), Bruxelles e Tel Aviv.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiesto il volo di Stato per recarsi in Germania, Polonia e Bruxelles. In totale ha usufruito di un aereo istituzionale solo quattro volte, meno del ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, che invece ha viaggiato con un volo di Stato per sei volte. Tra Varsavia, Parigi, Istambul, Strasburgo e Bruxelles il titolare del Mimit si è spostato solo su aerei istituzionali.
Ha utilizzato un volo di Stato per la sua visita al premier israeliano, Benjamin Netanyahu a Tel Aviv anche il Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini partito da Milano, anziché da Roma come tutti gli altri. Tra i ministri che hanno utilizzato i voli di Stato nel 2025 c'è anche quello della Giustizia, Carlo Nordio, per il suo viaggio di andata e ritorno, Treviso-Istanbul-Ankara-Treviso. Anche il Guardasigilli ha preferito partire dalla sua città di residenza, invece che da Roma.
Ha utilizzato due volte gli aerei dell’Aeronautica militare italiana anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
I voli di Stato in Italia sono disciplinati dal decreto legge del 6 luglio 2011 firmato dal Governo Monti. La modifica alla disciplina dei voli di Stato prevede il ricorso agli aerei istituzionali solo in assenza di un collegamento aereo o ferroviario di linea idoneo. Per essere idoneo il collegamento di linea deve essere diretto e consentire il trasferimento in tempi e orari compatibili con la missione istituzionale da compiere.
In pratica i membri dell’esecutivo devono optare per collegamenti di linea quando le circostanze lo permettono. L’unica eccezione è rappresentata come già detto dal presidente del Consiglio e dal Presidente della Repubblica.