Sembra proprio che questa volta Matteo Salvini abbia fatto saltare i nervi un pò a tutti nel Governo. Galeotta sarebbe stata una telefonata di appena quindici minuti con il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, insieme all'annuncio di un possibile prossimo viaggio del vicepremier italiano negli Usa.
La posizione apertamente filo-trumpiana di Matteo Salvini non è mai stata un mistero, ma questa volta il vicepremier della Lega potrebbe essersi spinto un pò oltre, creando nuove tensioni con Giorgia Meloni e Antonio Tajani.
Il vero problema, però, non sarebbe la presunta gara ad 'accreditarsi' come punto di riferimento italiano del Presidente americano Donald Trump, bensì le ripercussioni che le sortite del leader della Lega potrebbero avere sulla gestione della politica estera italiana, in perenne equilibrio tra atlantismo e trumpismo.
Insomma, il problema non sarebbe solo politico ma anche geopolitico, con conseguenze sulla stabilità del Governo.
Ma davvero la telefonata tra Salvini e Vance ha fatto arrabbiare gli alleati? Ecco cosa si evince dalle reazioni di oggi.
La prima reazione da evidenziare è quella del leader della Lega, che ha smentito le voci di una presunta 'guerra' con Giorgia Meloni per la gestione dei rapporti con gli Usa e ha escluso categoricamente l'esistenza di tensioni nel governo.
Questa mattina, intervenendo alla scuola politica della Lega, Salvini ha parlato di una ricostruzione fantasiosa e ha giustificato la telefonata con il suo omologo statunitense con questioni legate al suo ministero, che ricordiamo è quello dei Trasporti e delle Infrastrutture.
Una spiegazione articolata e approfondita da parte del leader della Lega per il quale le voci di contrasti con la premier sarebbero solo "retroscena inesistenti e surreali".
In collegamento con Roma per il mio intervento all'inaugurazione della 10ª Edizione Nazionale della Scuola di Formazione Politica della Lega!
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) March 22, 2025
Restate con noi! ???????? https://t.co/A2Nsy9vlfC
La seconda reazione che vale la pena di evidenziare è quella del ministro degli Esteri Antonio Tajani che, negli ultimi mesi, si è visto più volte scavalcare dal vicepremier leghista su tematiche di sua competenza.
Salvini ha evidenziato in un post su X che, durante il colloquio con Vance, ci sarebbe stata una totale condivisione su temi cruciali come la pace in Ucraina e difesa. Temi di diretta competenza della Farnesina.
???????????????? Today I had the honor and pleasure of having a phone call with U.S. Vice President @JDVance.
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) March 21, 2025
It was an opportunity to reaffirm the strong friendship and cooperation between our two countries. It’s my intention to organize a mission to the U.S. with Italian companies and… pic.twitter.com/P8f8EmT2bv
Oggi, quindi, per l'ennesima volta al leader di Forza Italia è toccato dover ricordare a Salvini che la linea della politica estera è di competenza della Presidente del Consiglio e del Ministro egli Esteri.
Insomma, un ulteriore invito a Salvini ad occuparsi di questioni inerenti il ministero dei Trasporti.
E c'è, infine, il silenzio di Giorgia Meloni che non commenta la telefonata tra Salvini e Vance, ma non interviene neanche a smentire eventuali malumori. Non smentisce di persona, né attraverso esponenti di Fratelli d'Italia.
Alla premier, tuttavia, non deve essere sfuggito il significato politico del colloquio, ovvero, che Vance - il secondo di Donald Trump - abbia individuato in Matteo Salvini il suo interlocutore privilegiato, facendo suonare tutti i possibili campanelli d'allarme a Palazzo Chigi.
A Giorgia Meloni, infine, non deve aver fatto piacere neanche apprendere dell'eventuale viaggio del suo vicepremier alla Casa Bianca, mentre lei sta cercando di ottenere un incontro con Donald Trump per discutere per 'conto' dell'UE di sicurezza, Ucraina e dazi.
Al di là delle polemiche e delle ricostruzioni, resta una domanda: perché il vicepresidente degli Stati Uniti dovrebbe discutere di pace e sicurezza con il vicepremier e non con la presidente del Consiglio in persona, o con il suo ministro degli Esteri, che è anche lui vicepremier?
Le dichiarazioni di Matteo Salvini sulla guerra in Ucraina e sul conflitto in Medioriente, i commenti sulle politiche di Trump e le critiche all'Europa, sono diventate un caso politico in Italia e in Europa.
Non è la prima volta, infatti, che le parole del leader della Lega hanno rischiato di creare imbarazzo tra il governo italiano e i leader europei. Il caso più recente riguarda lo scontro con il presidente francese Emmanuel Macron.
In generale, tuttavia, le dichiarazioni del ministro Salvini rischiano spesso di far vacillare la posizione del Governo, impegnato a mantenere un delicato equilibrio diplomatico nei rapporti con Europa e Stati Uniti. Una sorta di equidistanza che Giorgia Meloni e Antonio Tajani stanno faticosamente cercando di preservare.
Il problema è geopolitico, diplomatico, ma anche politico poiché in questo momento c'è un pezzo importante del Governo italiano che va nella direzione opposta rispetto a quella indicata da Palazzo Chigi. Questo, almeno, è ciò che appare all'esterno.