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Papa Giovanni Paolo II, nato Karol Wojtyła, è stato uno dei pontefici più influenti e amati della storia moderna. Tuttavia, il suo pontificato, durato oltre 26 anni, è stato segnato negli ultimi anni da una lunga e dolorosa battaglia contro il morbo di Parkinson, una malattia neurodegenerativa che ha progressivamente debilitato il suo corpo senza mai intaccare la sua straordinaria lucidità mentale e spirituale.
[advBanner]La diagnosi del Parkinson per Papa Wojtyła risale al 1991, quando iniziarono a manifestarsi i primi sintomi evidenti, come un lieve tremore alla mano sinistra. Nonostante ciò, il pontefice continuò a svolgere il suo ministero con energia e determinazione per molti anni. La malattia progredì lentamente ma inesorabilmente, causando rigidità muscolare, difficoltà nei movimenti e problemi di eloquio.
[advBanner]A partire dal 2001, i segni del declino fisico divennero sempre più evidenti, ma Giovanni Paolo II non permise mai che la malattia lo distogliesse dalla sua missione pastorale.
[advBanner]Il morbo di Parkinson non fu l'unico problema di salute affrontato da Giovanni Paolo II. Durante il suo pontificato, il papa subì numerosi interventi chirurgici e incidenti fisici che misero a dura prova il suo corpo.
[advBanner]Nel 1992 gli fu rimosso un tumore benigno al colon; nel 1994 si ruppe il femore destro a seguito di una caduta; nello stesso anno fu sottoposto a un intervento di artroprotesi all'anca. Con l'avanzare dell'età, comparvero anche problemi osteoarticolari, come un'artrosi acuta al ginocchio destro, che lo costrinsero prima a utilizzare una pedana mobile e poi una sedia a rotelle.
[advBanner]Nonostante queste difficoltà fisiche, Wojtyła rimase un esempio di resilienza e fede incrollabile. Accettò la sofferenza come parte del suo cammino spirituale e come testimonianza pubblica della dignità umana nella malattia. La sua decisione di mostrarsi al mondo anche nei momenti più difficili fu percepita come un atto di coraggio e trasparenza.
[advBanner]Negli ultimi anni del suo pontificato, Papa Wojtyła divenne il simbolo vivente della sofferenza accettata con fede. Le immagini del pontefice incapace di parlare o muoversi con agilità rimasero impresse nella memoria collettiva. La rigidità muscolare causata dal Parkinson gli tolse quel sorriso che aveva caratterizzato i suoi primi anni da papa, ma non gli tolse mai la forza interiore.
[advBanner]Nel febbraio 2005 fu ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma a causa di un'infiammazione acuta della laringe e di un laringospasmo, complicazioni legate alla sua condizione generale di salute. Tornò in Vaticano dopo alcuni giorni, ma le sue condizioni continuarono a peggiorare rapidamente. Il 30 marzo 2005 fece la sua ultima apparizione pubblica: si affacciò dalla finestra del Palazzo Apostolico per benedire i fedeli radunati in Piazza San Pietro, ma non riuscì a pronunciare alcuna parola.
[advBanner]Negli ultimi giorni della sua vita, Giovanni Paolo II rifiutò l'accanimento terapeutico. Espresse chiaramente la volontà di morire nei suoi appartamenti in Vaticano piuttosto che essere sottoposto a cure intensive in ospedale.
[advBanner]Il 1º aprile 2005 le sue condizioni peggiorarono drasticamente: sviluppò febbre alta dovuta a un'infezione urinaria che portò a insufficienza cardiaca e renale. Nonostante fosse cosciente fino alle ultime ore, entrò in coma profondo nel pomeriggio del 2 aprile e morì alle 21:37 dello stesso giorno.
[advBanner]Le sue ultime parole furono rivolte ai suoi collaboratori più stretti: “Lasciatemi andare alla casa del Padre”. Questo commovente addio rappresentò la conclusione di una vita vissuta interamente al servizio della fede e dell'umanità.
[advBanner]La scelta di Papa Wojtyła di vivere pubblicamente la sua malattia ebbe un impatto profondo sulla Chiesa cattolica e sul mondo intero. La sua figura sofferente divenne un simbolo universale della dignità nella malattia e nella vecchiaia. Giovanni Paolo II dimostrò che anche nella fragilità fisica si può trovare forza spirituale e che la sofferenza può essere vissuta come un atto d'amore verso Dio e verso gli altri.
[advBanner]Questa testimonianza pubblica contribuì anche ad abbattere lo stigma associato al morbo di Parkinson e ad altre malattie degenerative. Molti videro in lui non solo un leader religioso ma anche un esempio umano straordinario.
[advBanner]La sofferenza vissuta da Giovanni Paolo II non fu mai percepita come una resa alla malattia, ma piuttosto come una forma di partecipazione alla Passione di Cristo. Il papa stesso definì i suoi ultimi anni come una "via crucis" personale che lo avvicinava al traguardo finale: l'incontro con Dio.
[advBanner]Questo approccio spirituale alla sofferenza ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo a vedere la malattia non solo come una prova ma anche come un'opportunità per crescere nella fede.
[advBanner]La sua morte, avvenuta alla vigilia della Domenica della Divina Misericordia (una festa istituita proprio da lui), fu vista da molti come un segno della sua santità. Non sorprende quindi che subito dopo la sua scomparsa milioni di fedeli abbiano invocato la sua canonizzazione con il grido “Santo subito!”.
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