03 Apr, 2025 - 10:24

Quota 41 addio: si va in pensione ancora più tardi

Quota 41 addio: si va in pensione ancora più tardi

La notizia ha un forte impatto: a partire dal 2027, per poter andare in pensione sarà necessario lavorare tre mesi in più. L’Istat ha confermato questa variazione, rilevando un aumento dell’aspettativa di vita compreso tra quattro e cinque mesi. Una volta sottratta la riduzione dovuta alla pandemia, ciò determinerà un incremento dell’età pensionabile di tre mesi, con conseguenze su molte delle attuali misure previdenziali.

Uno degli strumenti interessati è Quota 41, destinata ai lavoratori precoci che godono di una tutela particolare. Dal 2027, infatti, questa diventerà Quota 41,3, poiché l’attuale requisito di 41 anni di contributi per il pensionamento anticipato non sarà più sufficiente.

Pertanto, restano ancora due anni per accedere alla pensione con le attuali condizioni di Quota 41. Dopo questa finestra, anche per questa misura sarà richiesto un periodo lavorativo aggiuntivo. Inoltre, Quota 41 rischia di essere progressivamente eliminata: per usufruirne è infatti necessario aver versato almeno un contributo settimanale nel sistema retributivo, condizione che con il passare del tempo diventerà sempre più difficile da soddisfare.

Cos’è Quota 41 e chi riguarda?

Quota 41 è un’opzione pensionistica che consente ai lavoratori con un lungo percorso contributivo iniziato in giovane età di ritirarsi anticipatamente, indipendentemente dall’età anagrafica. Rispetto alla pensione anticipata ordinaria, che richiede 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne), Quota 41 consente il pensionamento con un minore numero di anni di versamenti.

Tuttavia, vi sono requisiti stringenti: per accedervi, è necessario essere lavoratori precoci, ossia aver maturato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni. Inoltre, è richiesto almeno un contributo settimanale accreditato nel sistema retributivo prima del 31 dicembre 1995, una condizione che con il tempo sarà sempre meno comune, fino alla progressiva scomparsa di questa possibilità.

Oltre a essere precoci, i beneficiari devono appartenere a determinate categorie che necessitano di maggiore protezione, tra cui:

  • Disoccupati che hanno terminato l’indennità Naspi da almeno tre mesi.
  • Invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%.
  • Caregiver che assistono un familiare da almeno sei mesi.
  • Lavoratori impegnati in mansioni gravose o usuranti.

Modifiche a Quota 41 dal 2027

Quota 41 è soggetta agli adeguamenti legati all’aspettativa di vita a 65 anni, motivo per cui dal 2027 il requisito contributivo salirà a 41 anni e 3 mesi, a meno che il governo non decida di intervenire per mantenere invariata la misura.

Se non verranno adottate modifiche, i lavoratori precoci dovranno dunque prolungare la loro attività lavorativa di tre mesi prima di maturare il diritto alla pensione. Inoltre, va ricordato che Quota 41 prevede anche una finestra mobile di tre mesi, ovvero un periodo di attesa tra la maturazione dei requisiti e l’erogazione del primo assegno pensionistico. Durante questo intervallo, il lavoratore potrà scegliere se continuare a lavorare, mantenendo così il proprio stipendio fino all’effettivo pensionamento.

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