"Non l'ho colpito io, non l'ho ammazzato io, ero sul luogo sì ma non l'ho ucciso io". A dirlo è Jefferson Smit Echevarra Verano, il 19enne fermato per l'omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, avvenuto la sera del 26 maggio 2026 alla stazione Milano Certosa. Interrogato dalla gip Sara Cipolla, il giovane avrebbe in pratica ammesso di far parte dei Latin Kings, tra le gang sudamericane attive sul territorio milanese, respingendo però l'accusa di essere l'autore materiale dell'accoltellamento del 22enne. La Procura ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere; la decisione è attesa per le prossime ore.
Nel corso dell'interrogatorio davanti alla gip di Milano, il 19enne, assistito dall'avvocato Stefano Afrune, avrebbe confermato di essere stato tra i giovani presenti durante l'aggressione al 22enne, negando però ogni responsabilità diretta nell'omicidio.
Secondo la sua versione, la vittima avrebbe fatto parte di un gruppo di "tre, quattro persone" che "poco dopo le 21" del 26 maggio si sarebbe scontrato "con il gruppo dei Latin Kings", a cui lui apparterrebbe, "per una serie di pestaggi dei giorni precedenti".
le sue parole. E ancora: "Sono stati loro a spaccare le bottiglie e a venirci incontro", avrebbe dichiarato il 19enne. Oltre a ribadire di non essere stato lui a sferrare le coltellate che hanno ucciso Ibarra. "Io avevo solo una pietra in mano", si sarebbe difeso.
I familiari di Ibarra avevano subito parlato del possibile coinvolgimento, nell'omicidio, di una gang. Ma avevano categoricamente escluso che il 22enne - senza precedenti penali e con un lavoro - facesse parte di un gruppo rivale. Quella sera, Gianluca si trovava insieme al fratello e a un amico per tornare a casa a Segrate, dopo aver trascorso qualche ora in compagnia del padre e della compagna, che vivono in zona Certosa.
Dalle testimonianze è emerso che sarebbero stati presi di mira dal gruppo del 19enne all'improvviso e rincorsi. A un certo punto il 22enne sarebbe caduto, venendo accerchiato e colpito ripetutamente, sia con cocci di bottiglia che pietre e con un coltello. La Procura non esclude che possa essere stato vittima di uno scambio di persona avvenuto nel caos della rissa tra gruppi. Particolare, questo, ancora al vaglio di chi indaga.
Tra gli elementi a carico di Verano ci sono i filmati delle videocamere di sorveglianza della stazione, che lo riprenderebbero mentre si allontana dal luogo dei fatti, apparentemente tranquillo. Determinante poi il riconoscimento effettuato dal fratello di Gianluca e dall'amico che era con loro.
Quando è stato fermato, venerdì sera, il 19enne era appena tornato a Canegrate, dove risiede con la compagna, dopo una breve fuga all'estero. Nell'aprile del 2025, sarebbe stato fermato per un raid punitivo commesso l'anno prima ai danni di un barista, reo di aver baciato la ragazza "sbagliata" in discoteca. Ma avrebbe anche altri precedenti.
Ora le nuove accuse. Stando a quanto riportato dall'Ansa, sarebbe però solo uno dei due destinatari del decreto di fermo emesso nelle scorse ore dalla Procura di Milano, guidata da Marcello Viola. L'altro risulterebbe al momento irreperibile. L'accusa è di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.
Oltre a loro, risultano indagati otto dei diciassette giovani del gruppo che avrebbero preso parte alla rissa e all'aggressione tra i binari della stazione. Le indagini proseguono per accertare l'esatta dinamica dell'accaduto. Si attende intanto la decisione della gip sul fermo e la custodia cautelare in carcere.
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