Se non c'è un processo equo allora non è possibile rinunciare alle garanzie giuridiche e politiche che sono garantite dall'essere europarlamentare. Nei giorni scorsi si era espressa così Ilaria Salis alla richiesta da parte ungherese di rinunciare all'immunità parlamentare e di tornare in Ungheria per continuare il processo penale a suo carico.
Accusata di violenze contro alcuni manifestanti di estrema destra, Salis ha sempre contestato questa ricostruzione e accusato l'Ungheria di non poter organizzare un processo che tenesse nel giusto contro la sua difesa e di considerarla già colpevole perché antifascista.
Su questa linea si è espresso anche Nicola Fratoianni, portavoce di AVS (Alleanza Verdi e Sinistra): "Quando le autorità politiche di quel paese in più occasioni definiscono Ilaria una criminale, una terrorista, non ci sono le condizioni per togliere l'immunità parlamentare. Il processo a Salvini? Ci sono i magistrati che se ne occupano".
A difesa di una dei propri candidati, ricordando sempre le condizioni che ha dovuto affrontare durante la sua detenzione. Così si è espresso Nicola Fratoianni, uno dei due portavoce di AVS, che insieme ad Angelo Bonelli si è trovato negli ultimi giorni a dover rispondere alla richiesta ungherese di revoca dell'immunità parlamentare in Europa.
I rappresentanti ungheresi, infatti, vorrebbero continuare il processo per le accuse di violenze contro alcuni manifestanti che erano costate a Salis quasi un anno e mezzo di carcere.
I primi mesi del 2024 erano trascorsi fra la tendenza a muoversi con circospezione del governo di centrodestra e le accuse, principalmente del padre di Ilaria - Roberto - delle condizioni degradanti delle carceri ungheresi e della sovrapposizione fra potere politico e quello giudiziario in Ungheria.
Se Bonelli aveva recentemente espresso quest'assunto ("I giudici ungheresi sono sotto il controllo di Orbàn"), oggi 24 ottobre 2024 è toccato a Fratoianni. Per lui le richieste ungheresi non possono in alcun modo esser soddisfatte, perché non è garantita alcuna terzietà dei giudici e soprattutto il clima intorno alla vicenda è decisamente tossico:
Fratoianni sembra quindi indicare che l'immunità parlamentare è ad oggi il solo scudo che permette a Salis di difendersi da un processo perso in partenza.
Situazione politica italiana ed europea si intrecciano quando a Fratoianni viene chiesto un paragone fra Matteo Salvini e la stessa Salis. L'attuale vicepremier e ministro per le Infrastrutture dovrebbe conoscere a breve la decisione del tribunale di Palermo, che lo aveva accusato di sequestro di persona nel processo Open Arms.
L'opposizione ha chiesto più volte di considerare l'idea di togliere l'immunità parlamentare a Salvini, ma bisogna ancora attendere la decisione dei giudici di Palermo che dovrebbe arrivare per la metà di questo dicembre.
Ci sono analogie fra i casi di Salvini e Salis? Specie dalla Lega si fa notare il doppiopesismo che caratterizzerebbe in questi casi la sinistra, che difende a spada tratta i propri esponenti e chiede la massima severità per gli avversari.
Fratoianni a tal proposito sembra svicolare e preferisce spostare il focus sempre su Salis e sull'idea che in Ungheria ci sia un bias fortissimo e deleterio nei confronti di un'idea politica totalmente diversa da quella dominante in quel paese:
In un suo intervento al Parlamento europeo, Salis aveva criticato duramente l'impossibilità che nell'Ungheria guidata da Viktor Orbàn sia possibile ad oggi sostenere la vitalità e la salute dello stato di diritto e delle libertà personali.
Un attacco che non era naturalmente sfuggito a chi appoggia l'Ungheria in quanto stato o anche Orbàn in quanto capo di Fidesz, il partito che da anni ne guida gli investimenti, le politiche e le decisioni. Non sfugga che Salis è diventata un personaggio divisivo, capace di dividere da chi crede nella sua innocenza rispetto alle accuse ungheresi e chi invece ritiene un danno all'Italia la sua presenza in Unione Europea.
Ne è un esempio Susanna Ceccardi, europarlamentare leghista che non soltanto ha difeso le decisioni di Salvini quando era ministro degli Interni, ma ha additato Salis come una persona che non conosce le regole basilari della democrazia.
Quando l'europarlamentare per AVS ha rifiutato di rispondere ad alcune domande rivoltele da Ceccardi, al Parlamento europeo, la leghista ha mostrato che per lei la misura era colma:
L'idea alla base del ragionamento della Lega è che Salis, in quanto coinvolta in un procedimento penale, non avrebbe dovuto esser candidata alle ultime Europee e che il suo antifascismo è solo un modo di facciata per portare avanti politiche degne di un centro sociale.