2.589 giorni, assimilabili a 7 anni: tanto è durata l'indagine che aveva coinvolto Stefano Esposito, ex senatore piemontese del Partito Democratico. Di recente è arrivata dai pm di Roma la richiesta di archiviazione per quell'indagine, definita dai media come "Bigliettopoli", nata a Torino e trascinatasi tanto a lungo da segnare uno stop definitivo alla carriera politica di Esposito.
Il senatore ha affrontato il tutto senza il sostegno del PD, che a fronte di questo sviluppo ha scelto la linea del silenzio. Chi invece ha scelto di parlare esprimendo la propria solidarietà ad Esposito è stato Matteo Salvini. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, sotto processo a Palermo per il caso "Open Arms", si dice allibito per questa vicenda giudiziaria, causata a suo dire da "alcuni giudici incapaci e in malafede".
È una tattica per mettere le mani avanti in caso di condanna a Palermo? Nel frattempo, è impossibile non notare come di alcune grandi riforme promesse dal governo di centrodestra, solo quella sulle separazioni delle carriere potrebbe arrivare alla Camera a gennaio 2025: nessuna traccia ancora per quella sull'autonomia differenziata e sul premierato.
Nasce un asse PD-Lega sulla giustizia? Prima che qualcuno gridi all'"inciucio" e all'allarme, la provocazione serve per parlare di un qualcosa che sta a cuore al vicepremier Matteo Salvini e all'ex senatore del Partito Democratico Stefano Esposito: i giudici che sbagliano devono pagare, soprattutto se sono in malafede.
Se la vicenda di Esposito si è conclusa con la richiesta di archiviazione dopo 7 anni, avanzata dai pm della Roma, nei confronti dell'indagine iniziata con innumerevoli intercettazioni nei confronti dell'ex senatore. Era stato accusato di corruzione nell'ambito dell'indagine "Bigliettopoli" e ciò lo costrinse ad abbandonare il suo lavoro civile e a vivere in solitudine la sua battaglia legale.
L'amarezza di Esposito traspare dai tanti interventi e dalle diverse interviste che oggi 4 dicembre 2024 ha rilasciato a diversi quotidiani. Ad esempio, a "Repubblica", l'ex senatore dem domanda retoricamente:
E proprio su questo punto nasce una specie di saldatura con Salvini. A processo per sequestro di persona nell'ambito dell'inchiesta "Open Arms" a Palermo, il vicepremier e leader leghista vede avvicinarsi sempre di più un momento potenzialmente decisivo per la sua attività politica e governativa.
Mostrando solidarietà ad Esposito, Salvini fra le righe ricorda come per lui la giustizia in Italia sia succube in diversi casi di giudici che non interpretano rigorosamente il proprio lavoro. Un assist alla riforma della separazione delle carriere, che verrà discussa alla Camera nel gennaio 2025?
Una solidarietà che Esposito ha dichiarato di aver notato, anche per dire polemicamente che dal suo ex partito non è arrivata alcuna posizione ufficiale, ma che sottolinea anche come alcune tematiche continuino a creare un solco profondo fra i tre alleati di centrodestra al governo.
Seguendo la cronaca politica, non si può non notare che la riforma sull'autonomia differenziata è stata azzoppata - forse definitivamente - dalla Corte Costituzionale, sollevando l'irritazione della Lega ma anche il silenzio di Fratelli d'Italia e le compiaciute sottolineature da parte di Forza Italia.
Al tempo stesso, anche il premierato tanto caro a Giorgia Meloni rischia di subire lo stesso stop, mentre sono soltanto i forzisti a vedere avanzare (seppur lentamente) una riforma a loto tanto cara: quella sulla separazione delle carriere dei giudici.
Le parole affidate a diverse interviste e interventi pubblici da parte dell'ex senatore dem sono dettate dalla più che comprensibile amarezza derivante da una vicenda che, ancora una volta, dimostra quanto sia complessa non soltanto la materia giuridica in sé ma anche la sua trattazione mediatica.
A fronte di titoli allarmanti, di articoli costanti o di servizi che tendono ad appiattirsi sul lavoro preparato dalle accuse nei procedimenti giudiziari, si arriva in molti casi al silenzio o alla spiegazione sommaria e sbrigativa di cosa poi alla fine viene deciso.
Al di là delle condanne e delle assoluzioni, è quanto viene sottolineato anche da chi si definisce garantista qui in Italia: la discrasia fra la forza delle accuse e le effettive condanne che possono sembrare troppo leggere a fronte delle imputazioni.
7 anni passati a dimostrare, da solo, la propria innocenza: ad Esposito farà piacere sapere che il gip di Roma ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dai pm capitolini, ma non tanto sapere che a monte non sarebbe dovuta partire alcuna indagine.
Il dem ricorda che ha potuto quindi far forza soltanto sulla sua sicurezza d'innocenza, sulla sua famiglia e quei pochi amici e colleghi politici che gli sono rimasti al fianco. Esposito cita Orfini, Pinotti, Zanda come esponenti del Partito Democratico che lo hanno chiamato per esprimere la propria solidarietà, ma l'assenza che fa più rumore è quella della segretaria Elly Schlein.
Questo silenzio e questa mancanza sono forse il simbolo, l'ennesimo, di quanto sia complicato per una certa area politica parlare di giustizialismo o di garantismo senza poi cadere in qualche contraddizione:
Per Esposito, infine, non c'è più spazio per la politica attiva: passando dall'essere un senatore chiamato e cercato da moltissime persone, "mi sporcavo le mani, seguivo tante vicende, anche di persone non amiche", alla solitudine politica, il dem non ha espresso alcun interesse nel tornare in quel mondo che ha fatto molto in fretta a dimenticarlo.
Il politico torinese ha sempre espresso stupore per il fatto che dalla Procura di Torino, dove è partita l'indagine, nessuno in 7 anni abbia sentito la necessità di interrogarlo per confermare o meno il contenuto delle tante intercettazioni che venivano pubblicate sui giornali: beffa nelle beffe, queste intercettazioni non erano state autorizzate dal Senato, cosa che nel 2023 era stata fortemente stigmatizzata dalla Corte Costituzionale.
Nonostante i tentativi da parte del governo di introdurre quest'importante riforma giudiziaria prima delle festività natalizie, l'opinione comune è che la legge di bilancio e l'elezione dei quattro giudici mancanti della Corte Costituzionale assorbiranno gran parte dell'attenzione dell'esecutivo.
C'è stato però un avanzamento recente: ieri la Commissione Affari Costituzionali alla Camera ha approvato il disegno di legge costituzionale della separazione delle carriere che giungerà ora all’esame della Camera. In una nota l’Unione Camere penali chiede però che, anche se il tutto riprenderà da gennaio 2025 in avanti, bisogna rispettare la tabella di marcia affinché si risponda ad un grosso problema nella giustizia italiana:
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha sempre parlato della separazione delle carriere da una posizione indipendente e non direttamente legata a FdI, il partito che aveva puntato su di lui nel 2022 per quella posizione. Come detto, quest'avanzamento farà sicuramente piacere a FI che vede sempre più vicino il traguardo di un progetto che stava molto a cuore del fondatore Silvio Berlusconi.
A ben vedere, però, il tema della giustizia e della responsabilità dei magistrati e giudici è trasversale e, se dalle opposizioni di sinistra, c'è ancora silenzio sulla vicenda Esposito, dai partiti di centro si aspetta con attenzione gli ulteriori sviluppo sulla separazione delle carriere.
Partecipando ad "Agorà" su Rai3, il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha usato sia il bastone che la carota. Il suo giudizio sull'attività del governo in ambito giudiziario resta estremamente negativo, ma allo stesso tempo la separazione delle carriere è un passo che Renzi rivendica da tempo anche come suo:
Sarà compito quindi di Italia Viva vigilare affinché in caso di un eventuale referendum sull'argomento non ci siano quesiti che disorientino gli elettori e le elettrici, così come lavorare su un disegno di legge che non disciplina chiaramente gli ambiti di responsabilità dei giudici.