Istigazione al suicidio e maltrattamenti. Sono questi i due reati contestati dalla Procura di Ancona a Simone Gresti in relazione alla morte della fidanzata di origini romene, Andreea Rabciuc, scomparsa nel 2022 e trovata senza vita, due anni più tardi, in un casolare abbandonato nelle campagne di Montecarotto.
Il 46enne, accusato anche di spaccio di droga per aver ceduto sostanze stupefacenti mentre era già indagato nel fascicolo principale, sarà sottoposto il prossimo maggio a un unico processo abbreviato. A farne richiesta sono stati i suoi avvocati, Gianni Marasca ed Emanuele Giuliani, come confermato da quest'ultimo a Tag24.
"Ieri, 6 febbraio 2025, avremmo dovuto discutere l'abbreviato sull'accusa di spaccio di droga. Visto che - come abbiamo appreso informalmente - la notifica di rinvio a giudizio per gli altri capi di imputazione è in procinto, abbiamo deciso, come difensori, di chiedere di unire i due fascicoli", spiega l'avvocato Giuliani.
"In pratica, i due procedimenti (quello per spaccio e quello per maltrattamenti e istigazione al suicidio in relazione alla morte di Andreea, ndr) verranno accorpati e celebrati con il rito abbreviato (che dà diritto, in caso di condanna, allo sconto di un terzo della pena, ndr)". L'udienza è stata fissata al 20 maggio.
L'accusa, ricordiamolo, sostiene che per oltre un anno Gresti, di 46 anni, abbia abusato fisicamente e psicologicamente della fidanzata 27enne, spingendola al suicidio dopo averla "denigrata", approfittando delle fragili condizioni psichiche in cui versava, anche a causa del consumo delle sostanze stupefacenti che lui stesso le procurava.
L'uomo, però, si è sempre proclamato innocente. "L'accusa punta a dimostrare che il mio assistito maltrattasse la ragazza e che l'avrebbe indotta al suicidio. In realtà, tra i due c'era un rapporto difficile, alimentato come tale da entrambi", sostiene il suo difensore. "Di questo ci sono prove all'interno del fascicolo", aggiunge.
Il legale si riferisce, in particolare, "alle copie forensi dei cellulari di entrambi". "È chiaro - prosegue - che l'accusa valorizzi delle cose piuttosto che altre. Sarà nostro compito riequilibrare la situazione, mettendo in luce anche questi aspetti".
Andreea Rabciuc aveva 27 anni quando, il 12 marzo 2022, scomparve nel nulla dopo aver cenato insieme a Gresti e ad alcuni loro amici all'interno di una roulette nelle campagne di Ancona. Fu cercata ovunque, senza successo, per due anni. Il 20 gennaio 2024, fu infine ritrovata senza vita all'interno di un casolare abbandonato poco distante dal luogo dell'ultimo avvistamento.
Secondo le ricostruzioni, avrebbe compiuto il gesto estremo dopo essersi allontanata dalla festa, a causa di una discussione con il fidanzato, che in quel frangente le avrebbe anche sottratto il telefono. Non prima, comunque, di lasciare ai posteri una scritta: "Se lui non me lo avesse tolto (il cellulare, ndr) avrei chiamato mamma".
La donna, assistita dall'avvocato Rino Bartera - che, sentito da Tag24, ha preferito non commentare le ultime notizie - ha sempre puntato il dito contro Gresti, inizialmente indagato anche per sequestro di persona e omicidio volontario.
"Era ed è molto provato da questa vicenda. Si sente un po' sotto scacco, sotto controllo. Lavora a tempo indeterminato come autotrasportatore su lunghe tratte, una mansione pesante. E naturalmente soffre di quello che è successo, visto che con Andreea ha avuto un forte legame sentimentale", ha dichiarato il suo avvocato, concludendo che "ora bisognerà fare chiarezza".