21 Feb, 2025 - 19:01

Strage di Erba, Marzouk: "Ho cambiato vita, ma spero ancora nella verità. Olindo e Rosa? Innocenti"

Strage di Erba, Marzouk: "Ho cambiato vita, ma spero ancora nella verità. Olindo e Rosa? Innocenti"

L'11 dicembre 2006 perse la moglie Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, di soli due anni, e la suocera, Paola Galli, in quella che sarebbe stata ribattezzata dai giornali "strage di Erba", costata la vita anche alla vicina di casa Valeria Cherubini. Oggi, a diciotto anni di distanza, Azouz Marzouk si è ricostruito una vita. 

"Il dolore non mi ha mai abbandonato, semplicemente ci convivo", ha dichiarato a "Fatti di nera", programma condotto da Sharon Fanello e Gabriele Raho, in onda dal lunedì al venerdì su Cusano Italia Tv (canale 122 del digitale terrestre) e in streaming su Cusano Media Play

"La cosa importante per me è la verità", ha aggiunto, ribadendo, come già in altre occasioni, di credere nell'innocenza dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati in via definitiva all'ergastolo per il caso di pluriomicidio.

Azouz Marzouk sui colpevoli della strage di Erba

All'epoca dei fatti, Marzouk finì nell'elenco dei principali sospettati della strage, ma venne scagionato grazie al suo alibi: l'11 dicembre 2006, mentre in via Armando Diaz, a Erba, si consumava il delitto, lui si trovava in Tunisia, suo Paese d'origine.

In seguito, sarebbe stato arrestato per spaccio di droga (reato per cui continua a professarsi innocente). Oggi, 21 febbraio 2025, rispondendo alle domande dei conduttori, è tornato a parlare di quei momenti. "Se avessi avuto la coscienza sporca, non sarei rimasto in Italia con la mia famiglia, invece non ho mai avuto paura", ha dichiarato.

Smentendo l'ipotesi, sostenuta da molti, che dietro la strage potesse esserci un regolamento di conti legato ai suoi presunti giri. "La vendetta non c'entra", ha precisato, "ma, comunque, non mi interessa. Ciò che conta per me è scoprire chi è stato".

Secondo lui, in pratica, Olindo e Rosa si troverebbero in carcere da innocenti. Lo ha detto più volte. "Ho iniziato a manifestare i primi dubbi nel processo", ha spiegato, "passavo tutto il tempo a scrivere, ad annotare".

E ha citato una delle questioni che lo avrebbero portato a rivedere le sue convinzioni: il fatto che i soccorritori sostennero di aver sentito le urla della Cherubini quando, secondo il medico-legale, "il taglio che aveva alla gola non le avrebbe permesso di gridare". "L'assassino era ancora lì e l'ha ammazzata sulle scale", ha dichiarato. 

La moglie, i tre figli e il nuovo lavoro a Lecco 

Marzouk sostiene inoltre che il killer o i killer si trovassero già in casa. "Sono stati trovati schizzi di sangue sul retro della porta", ha affermato, "e sulla scena del crimine c'era anche un mazzo di chiavi che non apparteneva a nessuno della famiglia".

Sono alcuni degli elementi di prova che il team di legali che assiste Olindo e Rosa ha allegato all'istanza di revisione del processo presentata nel 2023 e rigettata lo scorso anno dalla Corte d'Assise d'Appello di Brescia.

"Ci sono rimasto male. Dopo la sentenza ero amareggiato, arrabbiato, deluso. Finché c'è una porta aperta, continuo a sperare. Il 25 marzo ci sarà l'udienza in Cassazione (per discutere il ricorso presentato dalla difesa dei coniugi, ndr), vedremo se cambierà qualcosa. Non punto a far scarcerare nessuno, vorrei solo che si indagasse, per arrivare al vero risultato", il commento di Marzouk.

Insieme alla nuova moglie e ai tre figli, oggi l'uomo vive a Lecco. "Sto frequentando un corso per diventare autista", ha raccontato, "e spero di poter ricambiare la fiducia che la Linee di Lecco, l'azienda che mi ha assunto, mi ha dato. Mi trovo bene e tutte le persone che finora hanno avuto modo di conoscermi, hanno capito chi sono realmente".

Il ricordo della moglie Raffaella Castagna e le speranze

"Il passato fa parte del nostro percorso di vita", ha proseguito Marzouk, "voglio solo che le persone non mi giudichino prima di conoscermi". Poi, si è abbandonato a un ricordo della moglie Raffaella. "Era una persona veramente squisita, atruista, che aiutava tutti senza pensarci due volte", le sue parole.

"Mi aveva detto che c'erano stato problemi con Olindo e Rosa, litigi arrivati alle parolacce e alle mani, ma niente di più di quanto accade quotidianiamente in tanti condomini", ha aggiunto, riferendosi al movente che, secondo la ricostruzione ufficiale, avrebbe spinto i coniugi a commettere gli omicidi.

"Tramite il loro avvocato ho chiesto loro perché avessero confessato l'incofessabile, dicendo un sacco di menzogne e bloccando le indagini. Mi hanno risposto che erano stati costretti a farlo", ha concluso. 

Dopo l'arresto, i coniugi, in separata sede e senza aver avuto modo di confrontarsi, ammisero, in effetti, le proprie responsabilità, fornendo dettagli su quanto accaduto, salvo poi ritrattare tutto. Oggi sostengono di essere stati "incastrati" con la promessa di una cella matrimoniale.

"Volevamo solo stare insieme", dicono. C'è chi, come Marzouk, gli crede e chi, invece, basandosi sulla verità giudiziaria, pensa che stiano semplicemente cercando di far rivedere la loro pena.

AUTORE
foto autore
Sara D'Aversa
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE