È iniziato oggi, 27 febbraio 2025, in un'aula della Corte d'Assise di Bologna, il processo d'Appello per l'omicidio di Saman Abbas, la 18enne di origini pachistane uccisa la notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 a Novellara, in provincia di Reggio Emilia. Alla sbarra ci sono i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, lo zio Danish Hasnain e i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, assolti e scarcerati, ma, secondo la Procura, complici.
In primo grado, i genitori di Saman, Shabbar e Nazia, sono stati condannati all'ergastolo. Per la Procura, sarebbero stati i mandanti dell'omicidio della 18enne, materialmente eseguito dallo zio Danish, che è stato condannato a 14 anni di reclusione. Tuttavia, i loro legali sostengono che siano estranei ai fatti; da qui il ricorso in Appello.
La difesa di Shabbar, rappresentata dall'avvocata Sheila Foti, ha chiesto, in particolare, di disporre l'effettuazione di una perizia tecnico-informatica sull'oggetto che l'uomo aveva in mano in un video della notte dell'omicidio, per chiarire se fosse lo zaino della figlia (come sostiene l'accusa) o una semplice "busta".
Potrebbe sembrare un dettaglio insignificante, ma in realtà è importante: il frame che lo riprende segue, infatti, di pochi minuti, quello in cui Saman appare insieme a lui e alla madre, con lo zaino sulle spalle, mentre si dirige verso le serre situate dietro la loro abitazione, luogo da cui non sarebbe più tornata.
Il corpo della 18enne fu ritrovato un anno e mezzo dopo, grazie allo zio, che indicò il punto in cui era sepolto. Dall'autopsia è emerso che fu strangolata. Secondo i giudici, i suoi familiari non accettavano il suo "esplicito e sfrontato desiderio di indipendenza"; né accettavano la sua relazione con il fidanzato e la sua volontà di fuggire, come aveva già fatto per rifiutare un matrimonio combinato.
Un estratto della puntata di Mattino 5 di oggi, 27 febbraio 2025.
I genitori di Saman sono stati fermati in Pakistan; Nazia dopo una latitanza durata tre anni, quando il processo di primo grado si era già concluso. Oggi, per la prima volta, si è presentata in aula. Insieme al resto dei familiari imputati (tutti hanno negato il loro consenso alle riprese), sedeva in una gabbia (con i due nipoti subito davanti), affiancati dall'unico interprete incaricato di seguire il dibattimento.
L'avvocato Liborio Cataliotti, che difende il cognato, l'ha definita la "variabile impazzita" del procedimento: dalle dichiarazioni che eventualmente deciderà di rilasciare davanti ai giudici (essendo questa la prima volta in cui viene ascoltata) dipenderà, probabilmente, il comportamento processuale degli altri imputati.
le parole rilasciate dal legale in un'intervista a Telereggio. Non è scontato, comunque, che la donna decida di collaborare: potrebbe anche scegliere, come ha fatto finora, di restare in silenzio.
La Procura, appoggiata dalle parti civili - incluso il Comune di Novellara -, punta al riconoscimento delle aggravanti dei futili motivi e della premeditazione, facendo leva sul fatto che, secondo gli esperti, la profonda fossa in cui Saman è stata ritrovata senza vita sarebbe stata scavata in almeno due momenti diversi.
Per questo motivo, ha chiesto, tra le altre cose, l'acquisizione del bollettino meteo del 29 aprile e di un video realizzato dai carabinieri del nucleo investigativo che si sono occupati del caso: una ricostruzione cronologica delle riprese delle videocamere della notte tra il 30 aprile e il primo maggio, che dimostrerebbe il coinvolgimento di tutti i familiari nel delitto.
Una circostanza messa in luce anche dal fratello della ragazza uccisa, Alì Haider, all'epoca dei fatti minorenne e già super testimone nel processo celebrato in Corte d'Assise, che il pm ha chiesto ora di poter riascoltare. Gli aspetti da chiarire restano molti.
ha dichiarato l'ex sindaca di Novellara, Elena Carletti, attuale consigliera regionale e presidente della commissione Pari opportunità e diritti. Accanto a lei, in aula, c'era l'attuale primo cittadino, Simone Zantorello. La prossima udienza è in programma per il 6 marzo.