Dodici anni e otto mesi di reclusione. Questa la condanna inflitta dal giudice del Tribunale dei Minori di Palermo, Nicola Aiello, alla figlia di Giovanni Barreca, accusata di aver preso parte alle torture che, nel febbraio 2024, portarono alla tragica morte della madre Antonella Salamone, 41 anni, e dei suoi due fratelli Kevin ed Emmanuel, di 16 e 5 anni, nella loro abitazione di Altavilla Milicia.
La ragazza, che il procuratore di Termini Imerese Ambrogio Cartosio aveva definito "di non comune intelligenza e sensibilità", ha ammesso sin dall'inizio, davanti agli inquirenti, di aver partecipato alla strage, tirando in ballo anche i due "fratelli di Dio".
Secondo la sua versione, tutti insieme avrebbero torturato e ucciso prima la madre, poi i fratelli, convinti che fossero posseduti dal demonio. "C'era Satana in casa", ha affermato durante l'interrogatorio, aggiungendo: "Abbiamo fatto del bene".
L'accusa mossa nei suoi confronti era, come per gli altri imputati, di concorso in omicidio volontario plurimo aggravato e soppressione di cadavere. Il pm aveva chiesto 18 anni. I giudici le hanno inflitto, alla fine, una condanna a 12 anni e otto mesi.
Il servizio di Valeria Papitto per il Tg3 - 6 marzo 2025.
Sempre oggi, ha preso il via, nell'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo, il processo di primo grado a carico del padre della ragazza e degli ex coniugi Sabrina Fina e Massimo Carandente, che si sono sempre proclamati innocenti, ma che, per la Procura, ispirarono la strage.
In apertura, l'avvocato Fabio Critelli, che li difende, ha chiesto ai giudici che la prima potesse sedere accanto a lui e non all'interno della gabbia, dove si trovavano Barreca e l'ex marito.
Poi, ha avanzato per entrambi una richiesta di nullità del decreto di rinvio a giudizio per indeterminatezza delle accuse. Al termine di diverse ore di camera di consiglio, i giudici l'hanno definita infondata.
E hanno negato agli ex coniugi anche l'accesso al rito abbreviato per le aggravanti delle sevizie e della crudeltà che gli vengono contestate. Al che la donna, spontaneamente, ha dichiarato: "Non ho ucciso nessuno, né ho mai avuto alcun istinto omicidiario".
"Sarà un'udienza tecnica", aveva invece anticipato ai giornalisti, prima di fare il suo ingresso in aula, l'avvocato Giovanni Barracato, legale di Barreca. Che ha poi presentato un'istanza di dichiarazione di non luogo a procedere per infermità mentale per il suo assistito.
I giudici l'hanno rigettata. Secondo loro, in pratica, l'ex muratore sarebbe capace di intendere e di volere. E dunque in grado di stare a processo. Sulla questione dovrà esprimersi, nei prossimi giorni, anche la Cassazione.
Fu proprio Barreca, l'11 febbraio 2024, a dare l'allarme. Dopo aver lasciato la propria abitazione ed essersi recato in auto a Casteldaccia, sempre a Palermo, si mise in contatto con i carabinieri, confessando loro di aver ucciso moglie e figli.
"Quando uno vuole fare la volontà di Dio, gli spiriti si ribellano", dichiarò, spiegando di aver lasciato a casa la figlia maggiore, unica sopravvissuta alla strage. Quando una pattuglia lo raggiunse, era ancora in uno stato di delirio.
La figlia, all'epoca 17enne, sedeva sul letto della sua camera, come "addormentata". Si ipotizzò che fosse stata drogata e costretta ad assistere alle torture che i familiari avevano subito prima di morire. Poi, interrogata, ammise la sua partecipazione al rito "esorcistico".
Dalle indagini è emerso che per tutto il tempo si mantenne in contatto con delle amiche, fingendosi serena. Se avesse voluto, avrebbe potuto fermare gli adulti coinvolti, come la mamma - prima di morire - le avrebbe chiesto, ma non lo fece.