Proseguono le indagini sull'omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa con 29 coltellate in via del Ciclamino, a Rimini, la sera del 3 ottobre 2023. Nei giorni scorsi, diverse notizie hanno scosso il caso - trasformatosi ormai in un vero e proprio "giallo" - riaccendendo il dibattito pubblico. Tag24 ha contattato l'avvocata Monica Lunedei, che insieme al collega Marco Lunedei assiste i figli della vittima, per un commento su quanto sta accadendo.
Una delle novità emerse riguarda i risultati preliminari del test eseguito dai periti incaricati dalla Procura per risalire all'identità della persona ripresa dalla Cam 3 della farmacia San Martino di via del Ciclamino la sera del delitto, che, secondo la Procura, si tratterebbe di Louis Dassilva, sospettato di essere l'assassino dell'anziana.
La difesa dell'uomo, rappresentata dagli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, ha fatto sapere, in pratica, che il parametro dell'altezza escluderebbe, secondo gli esperti, ogni compatibilità tra la figura del 34enne e quella dell'uomo che transita davanti alla telecamera. Secondo l'avvocata Lunedei, "non è assolutamente vero".
"Abbiamo preso provvedimenti, poiché diffondere un atto secretato può mettere a repentaglio il buon esito dell'accertamento. Ai periti è stata attribuita una 'sentenza' che è tutt'altro che tale: si tratta di osservazioni preliminari su un dato - quello dell'altezza - ad oggi universalmente riconosciuto 'inattendibile", ha dichiarato la legale.
"Ci sono passaggi in cui l'ignoto è perfettamente sovrapponibile all'indagato; dipende dai fotogrammi che si sceglie di analizzare", ha poi spiegato. Mettendo in evidenza, come aveva già fatto Davide Barzan, membro del team che assiste Manuela Bianchi - nuora della vittima ed ex amante di Dassilva - che ci sono "elementi molto più significativi da prendere in considerazione".
Il riferimento è al colore della pelle, all'andatura del soggetto, ma anche alla sua retroflessione del braccio, "peculiarità che, secondo gli ortopedici, appartiene al 4% della popolazione". "Un incidente probatorio si svolge, per definizione, in contraddittorio, alla presenza dei consulenti delle parti, e in questo caso il contraddittorio deve ancora iniziare", ha proseguito la legale. L'udienza è stata fissata per il 14 marzo.
Per l'avvocata Lunedei, insomma, quanto trapelato non cambierebbe di molto la posizione di Dassilva, contro cui, comunque, ci sarebbero anche altre prove. L'ipotesi della Procura, ricordiamolo, è che agendo volesse proteggere la sua relazione extraconiugale con Bianchi.
Lui si è sempre proclamato innocente. Di recente, però, anche l'ex amante ha messo in dubbio la sua ricostruzione. Dalle prime indiscrezioni sull'interrogatorio a cui è stata sottoposta dal pm, che l'ha iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento, è emerso infatti che lo avrebbe collocato sulla scena del crimine, la mattina del 4 ottobre.
"Sarebbe stato ingenuo pensare che non ci fosse stato alcun contatto tra i due. Del resto, lo aveva già ipotizzato il Riesame", ha commentato la legale. "L'interrogatorio è stato secretato, quindi non ne conosciamo perfettamente il contenuto. La versione trapelata comunque è veritiera, perché spiega innumerevoli passaggi, trovando riscontri rispetto alle indagini condotte finora".
Nel corso dell'interrogatorio, durato 13 ore, Bianchi avrebbe dichiarato anche altro, ossia di aver sospettato di Dassilva quando il marito Giuliano Saponi, figlio della vittima, fu investito, riportando gravissime ferite. Era il 7 maggio 2023.
"Già quando con la famiglia depositammo la denuncia-querela, chiedendo di indagare anche su una possibile aggressione, poiché - data la gravità delle lesioni e il fatto che l'origine dell'evento fosse sconosciuta - non ci sentivamo di escludere che non si fosse trattato di un semplice incidente, Bianchi ci parlò dei suoi timori", ha dichiarato l'avvocata Lunedei.
"Oggi capiamo meglio il perché, le radici dei suoi sospetti", ha aggiunto. "Allora non sapevamo che Giuliano potesse avere dei nemici". Con il collega, si sono opposti alla richiesta di archiviazione presentata dalla Procura che, dopo gli ultimi sviluppi, potrebbe decidere di avocare il fascicolo sull'evento per cambiare l'ipotesi di reato in tentato omicidio.
Sembra, infatti, che per quella mattina Dassilva non abbia un alibi. O meglio, "quello da lui fornito era falso", ha spiegato la legale. "Disse che si trovava in provincia di Pesaro Urbino per un funerale, ma è stato smentito, e già il fatto che si fosse collocato altrove solleva dei dubbi", ha aggiunto.
Gli interrogativi aperti sono ancora numerosi. Le indagini, però, sembrano proseguire serrate per arrivare a chiudere il cerchio. Del caso si sta parlando molto, anche in sedi "non ufficiali".
Da qui l'appello dell'avvocata Lunedei:
"È in corso un processo televisivo fatto di visioni parziali e distorte, in cui l'omicidio fa solo da sfondo: ricordiamo che c'è una donna uccisa e che ci sono persone in attesa della verità, che soffrono. Bisogna avere rispetto".