Non ci sarebbe solo un movente di tipo economico dietro l’omicidio di Francesca Deidda da parte del marito Igor Sollai, reo confesso. Secondo il pm di Cagliari Marco Cocco, che nel processo a carico dell’uomo rappresenta la pubblica accusa, l’altra ragione – di natura sentimentale – sarebbe riscontrabile nei messaggi da lui inviati all’amante.
L’ipotesi è che, oltre a voler ereditare la polizza sulla vita stipulata dalla moglie e la loro casa di San Sperate, uccidendola Sollai volesse anche essere libero di vivere la relazione extraconiugale che da qualche tempo intratteneva con un'altra donna (che, in seguito, ha preso le distanze da lui).
A dimostrarlo, secondo quanto riportato dal quotidiano L’Unione Sarda, ci sarebbero una serie di messaggi inviati proprio all’amante nei mesi precedenti al delitto. Messaggi in cui l’uomo faceva intendere di voler prendere in mano la situazione.
Già il 3 gennaio 2024, affermava in un audio: “Lei ha capito che io c’ho un’altra fisso e nonostante tutto mica mi molla”. Per poi aggiungere: “Sai che tuo marito ha un’altra, è palese, ha cambiato le sue abitudini dall’oggi al domani eppure vedi che lei non fa il primo passo”.
Quindi, la decisione: “Mi devo muovere io in un certo modo”. Una “sentenza”, secondo il pm Marco Cocco, che nel processo a suo carico gli contesta ora le aggravanti dei futili motivi e della premeditazione.
Il 30 gennaio dello scorso anno, Sollai contattò un parente per chiedergli di procurargli del cianuro. Il 2 maggio, pochi giorni prima del delitto, scrisse ancora all’amante. Questa volta, per dirle che avrebbe potuto “chiudere entro il mese”.
Forse si riferiva alla separazione. Tant’è che, l’8 maggio, la rassicurò: “Possiamo organizzare un weekend assieme”. In quegli stessi istanti, secondo le ricostruzioni, avrebbe anche cercato su Google il metodo più veloce “per fare sparire un corpo” e consigli vari su come farla franca dopo un delitto.
La sera del 10 maggio, infine, uccise la moglie. Erano le 21. Alle 22.32 uscì di casa con un borsone contenente il suo corpo. Alle 23.45, sentì l’altra donna che frequentava, dopo averle scritto, pochi minuti prima: “L’ho lasciata”.
Un modus operandi che a molti ricorderà quello di Alessandro Impagnatiello, già condannato all’ergastolo per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, avvenuto a Senago la sera del 27 maggio 2023.
Anche Impagnatiello, come Sollai, finse che la giovane si fosse allontanata da casa dopo una lite. Sollai, in particolare, utilizzò il telefono della moglie per depistare le indagini, facendo credere ad amici e parenti che Francesca avesse solo bisogno di una pausa di riflessione.
Poi, scrisse una mail di licenziamento al suo datore di lavoro. Venne incastrato dai colleghi della 42enne che, insospettiti, accennarono in alcuni messaggi al nome (inventato) di una collega per vedere la sua reazione, dimostrando che a scrivere non era stata la moglie, ma lui.
Il resto della storia è ormai noto. Dopo la denuncia di scomparsa presentata dal fratello, Francesca fu trovata morta nelle campagne tra Sinnai e San Vito. Sollai ha confessato solo quando ormai convinto di essere alle strette.
La sua versione, però, secondo l’avvocato Piscitelli, “non corrisponde a quella contenuta nelle oltre cinquemila pagine del fascicolo d'indagine della Procura”. Il processo a suo carico è iniziato il 26 febbraio e, secondo le previsioni, sarà breve, senza sorprese.
I suoi avvocati, Carlo Demurtas e Laura Pirarba, hanno infatti accolto la richiesta del pm di depositare l’intero fascicolo, accelerando i tempi. La requisitoria è in programma per il 7 maggio 2025; successivamente, sarà emessa la sentenza. Sollai rischia il massimo della pena: l’ergastolo.