11 Mar, 2025 - 10:50

Omicidio Thomas Bricca, lo zio: "Giustizia è fatta" dopo la condanna di Roberto e Mattia Toson

Omicidio Thomas Bricca, lo zio: "Giustizia è fatta" dopo la condanna di Roberto e Mattia Toson

La sera del 30 gennaio 2023, il 19enne Thomas Bricca veniva ucciso da un colpo di pistola al “Girone” di Alatri, a poche centinaia di metri dalla piazza principale della cittadina ciociara. Ieri, 10 marzo 2025, la Corte d’Assise di Frosinone ha messo un primo punto alla vicenda, riconoscendo colpevoli dell’agguato mortale Roberto e Mattia Toson, padre e figlio, condannati rispettivamente all’ergastolo e a 24 anni di reclusione. “È stata fatta giustizia, ma tutto il resto rimane. Diciamo che è una boccata di ossigeno”, ha dichiarato lo zio della vittima, Lorenzo Sabellico, a Tag24.

Roberto e Mattia Toson condannati per l’omicidio di Thomas Bricca

Per i giudici di primo grado non ci sono dubbi: c’erano i Toson in sella allo scooter T-Max (mai ritrovato) dal quale, quella sera, partì il colpo che raggiunse Thomas alla testa. Roberto, il padre, guidava; Mattia, che era seduto dietro, sparò. E lo fece con l’intento di uccidere.

Secondo le ricostruzioni, il 22enne era un “abile tiratore”. La pm Rossella Ricca aveva chiesto anche per lui il massimo della pena: alla fine, la Corte gli ha concesso le attenuanti generiche, condannandolo a 24 anni di reclusione e non all’ergastolo come il padre (49enne con precedenti).

“Non si riesce a comprendere come possa sostenersi l’ipotesi di omicidio premeditato”, ha dichiarato all’Adnkronos l’avvocato Umberto Pappadia, che, insieme al collega Angelo Testa, li difende. “Non posso essere contento, leggeremo le motivazioni”, ha aggiunto. 

Dal canto loro, i familiari della vittima hanno espresso soddisfazione. Come il sindaco di Alatri, Maurizio Cianfrocca, parte civile nel procedimento, che ieri, ai microfoni dei giornalisti, ha affermato: “Siamo felici e saremo sempre vicini alla famiglia”. 

Le parole dello zio della vittima dopo la sentenza di primo grado

Secondo me la sentenza è giusta, perché nel corso del processo è emerso che la responsabilità più grande e imperdonabile è quella di Roberto Toson: come adulto, come padre, come cittadino e anche, oserei dire, come ex poliziotto. Meritava l’ergastolo, senza dubbi”, le parole di Lorenzo Sabellico.

Per quanto riguarda Mattia, “24 anni potrebbero sembrare pochi, ma il parametro di valutazione deve essere diverso. Dev’esserci sempre un occhio di riguardo per un giovane che è cresciuto in un contesto familiare come il suo”, ha proseguito.

In qualità di presidente dell’Associazione “L’albero di Thomas”, Sabellico ha aggiunto: “Quando in una comunità manca una progettualità per i giovani, in particolare quelli più in difficoltà, il confine tra vittime e carnefici può diventare sottile, come nel caso di Mattia”.

Vorremmo che questa triste vicenda insegnasse a tutti che se non si lavora insieme per i giovani, tragedie simili sono destinate a ripetersi”.

Uno striscione nel luogo in cui Thomas, 19 anni, è stato ucciso ad Alatri 

La ricostruzione della Procura: “Fu una spedizione punitiva” 

I Toson erano accusati di omicidio volontario aggravato dai motivi abietti e dalla premeditazione. La prima aggravante è caduta; la seconda è rimasta in piedi. A sorreggerla, i tanti indizi che, nel corso del dibattimento, sono diventati prove.

Il 30 gennaio 2023, padre e figlio uscirono di casa indossando dei caschi integrali per non essere riconosciuti. Spensero i telefoni per evitare di essere localizzati. E si costruirono un alibi, presentandosi, dopo l’agguato, a una festa di compleanno.

Fondamentali, per incastrarli, la testimonianza dell’ex fidanzata del 22enne – che sostenne che il giovane passò a prenderla in ritardo, con un casco bianco nel bagagliaio dell’auto – e alcune intercettazioni. In una di esse, la nonna di Mattia, mimando il gesto di una pistola, diceva al marito: “È stato lui”.

Al “Girone”, i due sbagliarono bersaglio: invece di colpire il ragazzo di origini nordafricane con cui, nelle settimane precedenti, alcuni loro familiari erano stati coinvolti in una rissa, puntarono Thomas, che indossava un giubbotto dello stesso colore dell’amico.

Durante il processo, ai quali entrambi hanno partecipato in videocollegamento dal carcere, è stato detto che volevano ristabilire la loro “supremazia sul territorio”. Nessuno dei due ha però ammesso le proprie responsabilità. 

Di pentimento e perdono

“Ci aspettavamo almeno qualche ammissione, anche da parte della famiglia”, ha dichiarato Sabellico. “Invece, hanno sempre mostrato di voler proseguire sulla loro strada. Il perdono è una cosa troppo grande. Da cristiano, posso rimetterlo solo nelle mani di Dio”.

“Non ci fermeremo, però. Continueremo a lottare per il nostro Thomas e a sensibilizzare. Il prossimo progetto della nostra Associazione si chiamerà “Bellezze collaterali”. Vuole insegnare che, anche dal dolore più profondo, può nascere qualcosa di bello”.

AUTORE
foto autore
Sara D'Aversa
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE