Il caso del Mostro di Firenze rappresenta uno dei più intricati e controversi capitoli della storia giudiziaria italiana. Tra il 1968 e il 1985, otto duplici omicidi furono attribuiti a un serial killer o a un gruppo di assassini, lasciando un segno indelebile nella cronaca nera del Paese. Il processo, che ha coinvolto diverse figure chiave, si è concluso con condanne definitive, ma rimangono ancora molti dubbi e interrogativi. Recentemente, nuove scoperte scientifiche hanno riaperto il dibattito sulla veridicità delle sentenze emesse.
Nel caso del Mostro di Firenze, ci sono state tre condanne definitive per omicidi legati a questo serial killer, noto per aver ucciso otto coppie tra il 1968 e il 1985. Le condanne sono state emesse nei confronti di:
Le condanne di Vanni e Lotti sono state confermate dalla Cassazione nel 2000. Nonostante queste condanne, il caso rimane aperto a nuove indagini e revisioni, con recenti richieste di riesame basate su nuove prove scientifiche.
Il primo delitto attribuito al Mostro di Firenze avvenne nel 1968, quando Barbara Locci e Antonio Lo Bianco furono uccisi in un'auto nei pressi di Signa. L'arma utilizzata, una pistola Beretta calibro 22, sarebbe poi risultata la stessa impiegata negli omicidi successivi. Tuttavia, solo negli anni '80 si stabilì un collegamento tra questo caso e i duplici omicidi che seguirono.
Le vittime erano per lo più giovani coppie appartate in luoghi isolati. Gli omicidi erano caratterizzati da una brutalità estrema: spesso le donne subivano mutilazioni post-mortem. Questi dettagli portarono a ipotesi su rituali satanici o motivazioni sessuali. Le indagini furono lunghe e frammentarie, coinvolgendo numerosi sospettati nel corso degli anni.
Nel 1993, Pietro Pacciani, un contadino con precedenti penali per violenza sessuale, fu arrestato con l'accusa di essere il Mostro di Firenze. Nel 1994 fu condannato in primo grado per sette degli otto duplici omicidi attribuiti al killer. Tuttavia, nel 1996 la Corte d'Appello lo assolse per insufficienza di prove. Prima che si potesse celebrare un nuovo processo, Pacciani morì nel 1998.
Parallelamente, due suoi conoscenti, Mario Vanni e Giancarlo Lotti (noti come i "compagni di merende"), furono accusati di aver partecipato agli ultimi quattro duplici omicidi insieme a Pacciani. Lotti confessò il proprio coinvolgimento e accusò gli altri due uomini. Le sue dichiarazioni portarono alla condanna all'ergastolo di Vanni e a una pena ridotta per sé stesso (26 anni). Tuttavia, le testimonianze di Lotti furono spesso contraddittorie e suscitarono dubbi sulla loro attendibilità.
Il processo al Mostro di Firenze è stato segnato da numerose polemiche. La mancanza di prove fisiche solide – come DNA o impronte digitali – ha alimentato critiche sulla conduzione delle indagini. Gran parte del caso si basava sulle testimonianze di Lotti, ritenuto da molti un testimone poco affidabile a causa delle sue incongruenze e della sua vulnerabilità psicologica.
Inoltre, alcune teorie alternative suggerirono che gli omicidi fossero opera non di singoli individui ma di una rete più ampia legata a rituali satanici o traffici illeciti. Queste ipotesi non furono mai confermate ufficialmente ma contribuirono ad alimentare il mistero attorno al caso.
Uno sviluppo recente potrebbe cambiare la percezione del processo. Un esperimento condotto da esperti di entomologia forense ha messo in dubbio la cronologia dell'ultimo delitto attribuito al Mostro: quello della coppia francese Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili nel settembre 1985. Secondo la versione ufficiale, i due furono uccisi la sera dell'8 settembre; tuttavia, l'esperimento suggerisce che l'omicidio potrebbe essere avvenuto almeno un giorno prima.
Gli esperti hanno ricreato le condizioni ambientali della scena del crimine utilizzando carne animale per studiare lo sviluppo della fauna cadaverica (mosche e larve). I risultati indicano che i corpi delle vittime avrebbero raggiunto uno stato di decomposizione incompatibile con la tempistica dichiarata da Lotti. Questo elemento mette in discussione la sua testimonianza e apre la strada a una possibile revisione del processo.
Sulla base delle nuove evidenze scientifiche, gli avvocati Valter Biscotti e Antonio Mazzeo hanno presentato una richiesta formale per la revisione della condanna all'ergastolo di Mario Vanni presso la Corte d'Appello di Genova. La richiesta include non solo i risultati dell'esperimento entomologico ma anche altre incongruenze emerse durante il processo originale.
Tra queste vi è il taglio sulla tenda della coppia francese: secondo i legali, potrebbe trattarsi di uno strappo accidentale piuttosto che di un'incisione deliberata con un coltello come sostenuto da Lotti. Gli avvocati sottolineano che non cercano necessariamente l'identità del vero assassino ma desiderano garantire giustizia attraverso una rivalutazione imparziale delle prove.